CIAC
Centro Italiano Arte Contemporanea
Mostra a Foligno di Ugo la Pietra
Una mostra che ritrae un uomo a tutto tondo dall’inventiva incommensurabile. Un grande creativo eclettico, prolifico e poliedrico, una pietra miliare dell’Arte Contemporanea.
Architetto (si laurea nel 1964 al Politecnico di Milano), artista, cineasta, editor, musicista, fumettista, docente, dal 1960 Ugo la Pietra si definisce ricercatore nel sistema della comunicazione e delle arti visive.
Instancabile sperimentatore ha attraversato diverse correnti: dalla pittura segnica all’Arte Concettuale finalizzata al recupero di un concept simbolico, dalla Narrative Art al cinema d’artista fino alle performance urbane.
La passione, che lo ispira, è sempre quella di una ricerca orientata al recupero della manualità, come negli anni Settanta, quando si immergeva nelle sue esplorazioni della città e delle periferie; la scrutazione avventurosa e acuta di questi mondi, gli trasmetteva continuamente segnali, tracce, beltà e pericoli fondamentali per la realizzazione delle sue opere.
Questi elementi interagiscono, creano nuove immagini e vengono trasformati in oggetti sfaccettati e impensabili; solo in parte sono determinati dall’immaginazione e in una certa misura si trovano nella natura stessa dell’oggetto: l’artista riesce a percepirli con la sua mano.
Il risultato è un distillato della ricerca di tutta l’esperienza vissuta, che esprime in forma immediata e veritiera l’anima dell’artista.
Durante il suo percorso creativo La Pietra ha sempre evidenziato le criticità della contrapposizione spazio urbano-campagna e centro-periferia, oltre a manifestare la sua fiducia in uno sviluppo non demolitivo, bensì rigenerativo.
Abitare il tempo attraverso l’osservazione del proprio ambiente circostante, a cui si accosta una visione maggiormente onirica. Questo emerge soprattutto nelle opere più recenti, caratterizzate da segni poco ariosi, nei quali la trasformazione della città viene vista come un’irrefrenabile fiume in piena (La città scorre ai miei piedi, 2016).
Lo spazio urbano viene costantemente preso in considerazione dall’architetto come struttura organizzata e luogo, in cui prendono vita e si collocano le sue provocatorie opere artistiche.in gran parte realizzate a mano da artigiani. L’oggetto fatto ad arte è infatti una parte fondamentale della sua ricerca. Firma la sua creazione con due nomi: il suo e quello dell’artigiano che ha realizzato l’opera (“Nominare qualcuno significa dargli importanza e riconoscere il valore aggiunto che il suo nome può portare”).
In tutta la sua produzione troviamo duemila e più prototipi, pezzi unici per la maggior parte. Le sue ricerche prescindono dalla logica della produzione industriale: un oggetto artigianale è una  flag del recupero della manualità contro la serialità.(“dovremmo focalizzare l’attenzione sulle nostre diversità intese come valori a livello materiale e culturale e coltivare un design territoriale”).
Dobbiamo tornare a riconoscere la differenza tra un vetro e un cristallo o meglio tra un sasso... e una pietra. Possiamo riuscirci attraverso un insieme di input, che ritroviamo nel suo ampio catalogo di “Istruzioni per abitare la città”.
Il percorso espositivo ripercorre gli svariati ambiti di indagine di La Pietra, “un continuum di forma e di tempo” con gli oggetti e i documenti dei suoi lavori tematici più significativi, collocati all’interno dello spazio urbano.
In apertura di mostra troviamo due progetti di installazioni urbane, tra cui quella in cui è inserita la first press edition della Divina Commedia di Dante.
 Dodici sono le aree di ricerca, precedute da istruzioni per la loro comprensione, che daranno al visitatore la read key di un centinaio di opere bidimensionali, video, oggetti tridimensionali, installazioni. Il tutto si snoda in un percorso esplosivo di suggestioni visive, che fa da sfondo a questo one man show multimediale.
Al centro dell’esposizione è ubicata inoltre una Casa aperta, una struttura che l’autore definisce una “riconversione progettuale”, in cui alcuni componenti di arredo urbano vengono appunto riconvertiti in elementi di arredo domestico. Tramite questo strumento di comunicazione, si avverte la necessità sociale di uno spazio, che sia allo stesso tempo abitativo che di relazione, ovvero di aggregazione collettiva, soprattutto in una società come quella attuale, in cui i nuclei familiari si riducono sempre più alla singola persona.
Già nel 1971 La Pietra aveva realizzato un progetto dal nome la Casa Telematica (esposto al MOMA di New York durante la mostra “Italy: New domestic Landscape”), in cui veniva spiegato l’uso della trasmissione dei dati all’interno dell’abitazione. Insieme ad Aldo Grasso e Gianfranco Bettini presentò lo stesso progetto alla Fiera di Milano nel 1982, analizzando quali fossero i cambiamenti rivoluzionari, che la tecnologia stava già portando nelle nostre case.
Non manca poi una sala dedicata alle proiezioni cinematografiche dell’artista, che presenta tre film : Per oggi basta (1974), La riappropriazione della città (1977), Interventi pubblici per la città di Milano ( 1979).
Quello che ci attende in mostra è un materiale vastissimo, che si sviluppa su svariati supporti e utilizza variegate tecniche.
Opere che senz’altro faranno rimanere il visitatore di sasso...pardon di pietra.

 

Maria Cristina Bibbi

Info

 
 
CIAC  Centro Italiano Arte Contemporanea
Via del Campanile, 13  Foligno
 
UGO LA PIETRA
 
Dal 24 Marzo 2018 al 30 Settembre 2018
 

Web: www.centroitalianoartecontemporanea.com

 
 

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