Alessandro Zuccari (Roma, 1956) è Professore Ordinario di Storia dell'Arte Moderna alla Sapienza Università di Roma. Numerose sono le sue pubblicazioni su artisti e movimenti di varie epoche storiche, dal Quattrocento al Settecento. Risale al 2011 il suo ultimo volume su Caravaggio ("Caravaggio controluce" ed Skira) che raccoglie molti degli interventi svolti nel corso del tempo sulla vicenda umana ed artistica del genio lombardo. E' l'ideatore della Giornata di Studio intitolata Sine ira et studio. Per la Cronologia del giovane Caravaggio (1592 - 1596) promossa dal Dottorato di Ricerca in Storia dell'arte della Sapienza Università di Roma, con la collaborazione scientifica del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Roma Tre e della Bibliotheca Hertziana – Max Planck Institut für Kunstgeschichte

Ha rilasciato per News-Art alcune importanti dichiarazioni in anteprima

-La prima domanda riguarda le motivazioni del convegno che peraltro appare tutto interno alla dibattutissima questione relativa all'anno in cui Caravaggio approdò a Roma, e la cosa non è di poco conto dal momento che una data piuttosto che un'altra farebbe rivedere anche la cronologia delle opere; tu pensi che il convegno riuscirà a sciogliere questa “vexata quaestio”?
-R: Innanzitutto va detto che il Convegno nasce come una provocazione che il titolo stesso indica, cioè riportare in sede scientifica la discussione sulla vicenda umana e artistica di Caravaggio che troppo spesso invece ha preso e prende ancora strade poco idonee che non consentono un approccio obiettivo; naturalmente discutere di Caravaggio vuol dire anche affrontare temi di tipo trasversale e la scelta di concentrarci sugli aspetti cronologici risponde alla necessità di dare un taglio unitario alla discussione; questo per un motivo di carattere contingente, vale a dire la constatazione che nelle recenti esposizioni tutta la produzione del primo Caravaggio a Roma si sposta e potremmo dire galleggia tra date le più diverse, con l'ovvio disorientamento  dei non addetti ai lavori; inoltre, affrontare questo tema della prima fase romana dell'artista vuol dire necessariamente entrare anche nel merito di un determinato ambiente, dei vari contatti e delle proposte culturali che Caravaggio recepisce e riformula in una maniera del tutto originale.

-Da questo punto di vista che importanza può assumere, nel tentativo appunto di delineare le tappe della sua prima produzione e della sua affermazione, il rilievo –già noto, ma da ultimo ripreso e approfondito dal compianto Giorgio Leone in una recente pubblicazione- relativo alla immagine della Vergine che –secondo le indagini diagnostiche- compare sotto la Buona Ventura dei Musei Capitolini ? Questo non porterebbe a confortare la tesi dell'arrivo a Roma del Merisi a ridosso del 1596 e non prima ?
-R: E' vero che le indagini diagnostiche svolte recentemente hanno consentito di individuare il soggetto che era stato dipinto sotto la Buona Ventura e che certamente raffigura una Madonna col Bambino dormiente davanti, rappresentata probabilmente come la ‘sposa' del “Cantico dei cantici” come alcune stampe, che io stesso avevo individuato tempo fa, documentano con tanto di citazione dal “Cantico” stesso e che in ogni caso corrispondono al tipo di produzione iconografica possiamo dire seriale tipica della bottega di Lorenzo Carli, il modesto pittore noto come “Il siciliano” presso il quale Caravaggio inizialmente lavorò. Tuttavia questo non vuol dire necessariamente che la stesura di questa immagine sottostante la Buona Ventura sia stata opera di Caravaggio; certamente è un'ipotesi molto interessante ma sulla quale è necessario discutere ed approfondire e mettere a confronto le varie opinioni. L'idea della presenza dell'artista a Roma a ridosso del 1596 è legata come si sa al rinvenimento di documenti di grande importanza che testimoniano il rapporto del Caravaggio con Lorenzo Siciliano al tempo della Quaresima del '96, che evidentemente era iniziato in precedenza. Questo però non implica che quel dipinto sottostante sia stato realizzato in quell'anno; si tratta di dati interessanti che certo aiutano a ricomporre una successione cronologica e, per ritornare al significato del Convegno, inevitabilmente, come dicevo, intrecciano vari livelli di lettura. In particolare, quello biografico, quello dei rapporti con la bottega e i committenti, quello iconografico e, perché no?, quelli stilistici, ed è questo a mio parere il punto fondamentale della discussione attraverso cui si dovrebbe riuscire a creare una sorta di consenso o quanto meno dei punti fermi dai quali partire per cercare di ricostruire una base comune. Non si riuscirà a creare una unanimità? E' probabile, ma non è questo lo scopo e però quanto meno credo di potrà realizzare un vero momento di chiarificazione, interrompendo in modo chiaro una deriva di letture caravaggesche fuori da ogni traccia di scientificità.

-Puoi anticipare qualcosa a questo riguardo? In particolare sulle novità, che si annunciano piuttosto importanti e di notevole rilievo, riguardanti la biografia di Gaspare Celio finora inedita?
-R: Posso solo dire che Riccardo Gandolfi ha recuperato il manoscritto autografo delle Vite dei Pittori scritte da Gaspare Celio: un documento importante, che ci mette di fronte ad una datazione precisa e che presenta alcuni elementi biografici inerenti Caravaggio che definirei asciutti ma di estrema chiarezza e non pienamente in accordo con le altre fonti, e che dunque certamente meritano un attento esame.

-Non puoi anticipare altro per il lettori di News-Art?
-R: Cosa posso anticipare che però non danneggi l'intervento del relatore? Posso solo rilevare che Gaspare Celio è la fonte di Bellori e che le novità riguardano Caravaggio molto giovane, nel periodo lombardo, milanese, diciamo così, ed investono la delicata e mai completamente chiarita fino ad oggi questione del primo omicidio; insomma, diciamo che Celio è la prima fonte inedita al riguardo e possiamo riassumere che siamo di fronte ad una sorta di nuovo testimone oculare.

-Parliamo dell'impostazione che hai dato al Convegno. Come è stato pensato l'ordine degli interventi?
-R: La prima parte del Convegno è dedicata agli aspetti anche generali e di metodo che riguardano l'utilizzo dei documenti e però è anche d'introduzione a quanto poi si discuterà nel corso della giornata di studi, vale a dire la messa a fuoco di momenti particolari della vita e della produzione del pittore sui quali ogni relatore fornirà una sua sintesi e farà delle proposte, alcune già note e da approfondire, altre invece del tutto inedite; tuttavia, fin dalla prima sessione si inizierà con l'esame delle questioni più delicate che concernono la cronologia, a cominciare da quella che riguarda il passaggio da Milano a Roma, poi il soggiorno presso Pandolfo Pucci, con le prime carte che ne attestano la presenza; in seguito nelle altre sessioni si cercherà con più chiarezza di focalizzare la questione cronologica prendendo in esame uno o più dipinti, così da delineare al meglio il percorso iniziale dell'artista nella realtà romana del tempo.

-Entriamo allora più addentro e facciamo qualche esempio: il tuo intervento è dedicato al “Ragazzo morso dal ramarro” che è conosciuto attraverso due versioni, entrambe ritenute dai più autografe, quella della National Gallery di Londra, e l'altra della Fondazione Roberto Longhi. Qui il tema che occorre svolgere riguarda un'annosa questione: Caravaggio replicava ? Produceva opere uguali, o si tratta di opere di copisti quando si è di fronte a dipinti identici? Possiamo pensare che il Convegno riuscirà a sciogliere un dilemma che divide da tempo gli addetti ai lavori e gli appassionati di Caravaggio ?
-R: Da una sola giornata di studi –per quanto importante possa essere- non si può pretendere la risoluzione di una questione tanto dibattuta  e complessa che, come tu stesso riconosci, si trascina da decenni. Vorrei tra l'altro far notare che è stato necessario ad un certo punto, per obiettive questioni di organizzazione, chiudere addirittura le adesioni che continuavano a pervenire; e siccome sono stati numerosi gli studiosi di Caravaggio che non abbiamo potuto invitare, auspico davvero che si possa fare un'altra iniziativa che includa coloro che in questa circostanza non potranno intervenire con contributi specifici e che quindi sia possibile affrontare anche questo aspetto con maggiori approfondimenti.

-Tuttavia, tu che hai dedicato molti studi al fenomeno del caravaggismo, pubblicando tra l'altro un importante contributo sul rapporto del Merisi con il disegno, altro elemento di discussione fra gli studiosi, che idea di sei fatta circa la questione dei ‘doppi'; si tratta di originali, di repliche, di copie?
-R: Vuoi il mio parere personale? Allora: che Caravaggio facesse repliche esatte delle sue opere io non lo credo. Credo che potesse realizzare gli stessi soggetti con delle varianti, come nel caso della Buona Ventura del Louvre e dei Capitolini, ma non oltre questo.

-Dunque, per ritornare al merito del tuo intervento al Convegno, non credi che siano autografi entrambe le versioni del “Ragazzo morso dal ramarro” , pensi insomma che una sia di troppo !
-R: Sì esattamente; io sono tra coloro che mettono in dubbio l'autografia della versione Longhi, non sono l'unico su questa posizione, e tra l'altro rileggendo bene i pareri di non pochi colleghi, mi sono accorto delle perplessità che emergono, non esplicitamente dichiarate ma presenti a questo riguardo magari solo accennate. Questo, a mio parere, per una sorta di rispetto, o anche per la necessità di non turbare una posizione generale, quasi unanime, che si è andata sedimentando nel corso del tempo a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, quando prima Mina Gregori, poi Mahon, seguito da Mia Cinotti e quindi da buona parte degli studiosi optarono per questa doppia soluzione che a mio avviso non regge, e lo dimostrerò al Convegno.

-Quindi se accettiamo che Merisi non replicasse i suoi lavori, tra le varie questioni aperte, ad esempio quella riguardante la Cattura di Cristo ex Sannino e quella della National Gallery di Dublino (quest'ultima ribadita come unico esemplare autografo recentemente da Francesca Cappelletti in un intervento sulla stampa statunitense, ma discussa da altri studiosi) tu propenderesti per l'una o per l'altra? E' così?
-R: In questi casi il discorso va approfondito, qui si tocca un altro tema di estrema importanza, nel senso che per dirimere le varie questioni esistenti questi quadri andrebbero messi a confronto, bisognerebbe vederli l'uno accanto all'altro. Io come dicevo dubito fortemente che fosse prassi di Caravaggio dipingere due opere alla stessa identica maniera; è un dubbio che, certamente con maggior autorevolezza, espresse a suo tempo Roberto Longhi molti anni fa, e per quanto abbia potuto studiare e capire personalmente di Caravaggio fino ad ora non ho trovato elementi sufficienti per indicare possibile una simile eventualità. Detto questo, sappiamo che intorno a Caravaggio ci sono state tante e tali sorprese che non mi stupirei affatto se uscissero novità anche in questo senso.

-Mi pare comunque importante l'accenno che hai fatto alla necessità, in caso di incertezze su opere uguali che rivendicano, diciamo così, un'autografia caravaggesca, di istituire confronti diretti per cercare di dirimere i dubbi. Recentemente a Brera in effetti un simile confronto era stato pensato tra la versione della Giuditta con la testa di Oloferne, recentemente riemersa in Francia e da alcuni importanti studiosi ritenuta opera originale di Caravaggio, con la Giuditta Coppi della Galleria d'Arte Antica di Palazzo Barberini; la cosa non è andata in porto per la mancata concessione del prestito.
-R: A mio avviso i confronti invece sono sempre molto utili ed anzi, se ci fossero le condizioni, per affrontare al meglio questi problemi sarebbe da fare una grande mostra nella quale siano esposti dipinti di chiara e certa autografia caravaggesca a fianco di altri presunti, o possibili, o ipotetici, o creduti di Caravaggio, per avere una condizione più oggettiva possibile per dare pareri. Tuttavia debbo dire che ci vogliono degli elementi di base più forti di quelli fino ad ora proposti per indicare come autografo un quadro di Caravaggio.

- Per esempio, quali?
-R: Per esempio, il quadro rinvenuto a Tolosa ed ora a Parigi cui hai fatto cenno è un quadro certamente di grande interesse che mostra brani di altissima qualità, ma è un quadro completamente scompensato; basta vedere la testa di Oloferne per rendersi conto di uno squilibrio notevole rispetto invece alla figura della Giuditta; così la figura della vecchia Abra, da alcuni indicata come elemento certo di autografia caravaggesca, invece è di un povertà di conduzione che richiama si suggestioni tratte da Caravaggio, ma non è in alcun modo di Caravaggio. Quindi, per ritornare alla domanda, io sono del parere che i confronti diretti siano utili purchè non diventino mere operazioni di facciata. Personalmente non ero presente al Convegno tenutosi qualche giorno fa a Brera per discutere sulla Giuditta di Tolosa, ma la discussione mi è stata riferita nel dettaglio e so che è emersa una posizione in buona parte favorevole all'autografia di Caravaggio, anche se non sono mancate perplessità e pareri discordi, tuttavia mi pare, da quanto ho appreso, che non sia stato favorito un reale contraddittorio.

-Tra i numerosi temi che verranno affrontati nel Convegno del Primo marzo ci sono anche quelli della ritrattistica affrontato da Gianni Papi, e della Natura Morta che sarà svolto da Cristina Terzaghi. Si prevedono novità al riguardo?
-R: Per esempio, riguardo alla Natura Morta, la mostra in corso alla Galleria Borghese espone una serie di dipinti, oltre alla Canestra dell'Ambrosiana, molto utili per vedere come Caravaggio procedesse con una pittura sempre più sofisticata e lenticolare proprio per quel che riguarda questo tipo di produzione. Il “Bacchino malato” della Borghese mostra ad esempio una sorta di acerbità, cioè quella maniera un poco secca di cui parla Baglione, rispetto al “Ragazzo con la canestra di frutta”, per non parlare della stessa “Canestra” dell'Ambrosiana che è invece molto vicina alla “Cena in Emmaus” di Londra; sono quindi temi interessanti …

- Dei quali però si sa già molto
-R: Dei quali si sa molto è vero, ma su cui è necessario arrivare ad una nuova sintesi affinché la discussione non si disperda in mille rivoli ed ognuno segua un percorso differenziato senza incorciarsi con quello degli altri studiosi. Il nostro desiderio sarebbe appunto quello di chiudere alcuni temi, o quanto meno tentare di dare delle risposte di massima ad alcuni dei temi sui quali si discute, riportando anche l'attenzione su altre questioni che  non riguardano solo lo stile e la cronologia, ma che concernono la vicenda umana ed artistica del pittore, la cultura che egli respirò e della quale si fece interprete.

-Un'ultima cosa in conclusione; mi pare che manchi del tutto nel programma del Convegno un aspetto pure molto dibattuto e comunque diverse volte affrontato in altri incontri e conferenze, cioè la questione dell'uso da parte di Caravaggio di strumenti ottici di supporto al suo lavoro, di cui varie volte si è parlato.
-R: Si, ma ci vorrebbe un'intera discussione solo su questo ed un'altra logica organizzatriva. Per quel che mi riguarda il discorso sotto questo aspetto è chiuso; del resto l'impostazione è nata anche ascoltando i pareri di numerosi studiosi che in modo ora più ora meno sfumato si sono espressi in questa direzione; semmai il discorso si potrà riaprire in altri termini e non in quelli nei quali Longhi lo pose a suo tempo, perché non è credibile –e sono state fatte delle sperimentazioni al riguardo- che Caravaggio usasse la camera ottica e del resto i risultati che alcuni studiosi credevano si potessero ottenere sono invece molto distanti dalla realtà; insomma, a mio avviso, siamo di fronte ad ipotesi fantasiose nate certamente da un'intuizione interessante, ma la cui applicazione è priva di fondamento se non per quanto riguarda la fase progettuale; quindi la camera oscura può valere solo nell'uso di modellini di piccole dimensioni studiati con un sistema ottico particolare; per il resto si tratta di una discussione ormai vecchia, non più proponibile.
di
Pietro di Loreto                   Roma 27 / 2 / 2017

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