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A Milano OUTER SPACE : le vie nuove dell'arte contemporanea (fino al 15 aprile)

Una originale esposizione temporanea che impatta fortemente sul senso comune dello spettatore, contro convenzioni e convinzioni consolidate (di Sabrina Riboldi)


Mostra temporanea
“OUTER SPACE”.

di
Sabrina RIBOLDI
 

27 Marzo – 15 Aprile 2017  - 
C/o FuturDome, via Giovanni Paisiello 6, Milano.

Orari: Tutti i giorni, ore 10/19 – Ingresso gratuito.

 
 

OUTER SPACE e’ una mostra dedicata ai project space italiani,

sita e allestita negli spazi di FuturDome (progetto di housing museale dedicato all’arte contemporanea). FuturDome nasce da un palazzo stile Liberty in cui gli ultimi futuristi erano soliti incontrarsi negli anno Quaranta: oggi la riqualificazione dell’edificio storico rappresenta la trasformazione dello stabile in un condominio aperto nel quale vengono e verranno ospitati eventi organizzati nelle parti comuni o direttamente negli appartamenti privati. Uno dei primi esempi è dato proprio da OUTER SPACE.

La mostra si distribuisce dal seminterrato, al piano rialzato, terminando al primo piano.
L’originalità espositiva la si intuisce ancora prima di accedere all’ingresso: entrando nel cortile del palazzo, l’impatto dello spettatore è immediato. Gli elementi che egli incontra sono quelli di un edificio in costruzione, o meglio di un cantiere, dove nulla è ancora definito e definitivo.  E questa assenza di delimitazioni fa insorgere particolari sensazioni che, durante il percorso espositivo, il visitatore potrà respirare: incertezza, precarietà, angoscia dell’ignoto (questa è stata la mia percezione personale).

L’obiettivo sperimentale della mostra è quello

di affidare un’unità abitativa indipendente ad ogni “project space” (i progetti in totale sono 10) con la finalità di accorpare le varie sfaccettature delle interpretazioni artistiche in un amalgama organico, caratterizzato dai punti comuni e da quelli di distinzione ed inediti. Il tutto pare avere una propria individualità, delimitata in uno spazio ben definito che però, allo stesso tempo, tende a comunicare con gli spazi adiacenti, con l’intenzione di creare un trait-d’union con il mondo che si sviluppa negli appartamenti confinanti. Ed è così che i progetti esposti in questa mostra tendono ad indagare ed esplorare la materia dell’oltrespazio, dell’”outerspace”.
Ma la dimensione, la “galassia” di soggetti rappresentati nei vari project space conservano comunque quella singolarità e sterilità che proiettano l’individuo in un senso di solitudine e sospensione che, nell’era contemporanea, stanno purtroppo prendendo sempre più piede.
E ritengo che sia proprio a causa della percezione dell’abbandono a se stessi che i messaggi lanciati da alcuni artisti spronano l’essere umano a muoversi, agire e, soprattutto, non arrendersi, come in SITE SPECIFIC - Il Giorno dell’Ira: è necessario:
avviare un processo di metamorfosi sociale, per svegliarci da questo stadio di intorpidimento psicologico-culturale-intellettuale….Essere capaci di rimuovere i freni inibitori vuol dire dissentire, opporsi, ribellarsi, protestare e reagire. Sollevarsi verso un giorno nuovo. Il giorno dell’ira”.

Un esempio è fornito dagli scatti della fotoreporter americana Jo-Anne McArthur,

siti in uno dei 10 appartamenti destinati alla mostra dove (Open Rescues), immortala attivisti di varie nazionalità mentre di notte prelevano e salvano animali destinati all’industria dell’alimentazione.
In un altro appartamento, accedendovi tramite corridoi piuttosto suggestivi, viene esposto il  progetto TRETI GALAXIE – Viva Arte Viva: il messaggio che ricevo è quello dell’elemento ignoto che cerca di farsi spazio nella comunità per assumere un valore, a fine di essere conosciuto e ricordato. Ed ecco che mi soffermo  di fronte al Teomondo Scrofalo , il famoso quadro che Ezio Greggio propinava in ogni puntata di Drive In (trasmissione televisiva culto negli anni’80) ad un sorridente e spensierato pubblico di “Paninari”: un dipinto di dubbio gusto e anonimo si trasforma, grazie all’esposizione mediatica, in un’opera-icona generazionale. Nel medesimo appartamento vengo colpita dal significato trasmesso anche da un altro quadro: una vecchia signora viene ritratta poco prima di spegnere le candeline della torta per il suo centesimo Compleanno (titolo attribuito dalla sottoscritta): la sua espressione triste viene coperta da un sorriso di carta specchiante, mentre dal vetro protettivo spiccano le candeline variopinte. L’animo umano, triste-desolato-stanco, si rivela sconosciuto e abbandonato, sopraffatto dalla facciata della società, impegnata a rincorrere tendenze e attrazioni superficiali ed effimere.
Un altro appartamento in cui mi sono soffermata è quello dedicato al progetto AGREEMENTS TO ZINEDINE-ATZ  –  Refuge in case of Tropical Storm. Questa installazione mi ha trasmesso contenuti contrastanti, con doppio significato. Le piante e i fiori (sia quelli veri, sia quelli rappresentati su altro materiale, come l’opera che ho nominato La Finestra con Fiori) sono parte dell’ambiente e compongono un equilibrio per la dinamica interna degli altri oggetti presenti. Ma questo equilibrio viene quasi soffocato dalle pareti che limitano la libertà di movimento ed espressione, proprio come accade ai giorni nostri, dove la facciata-apparenza  senza limiti e onnipotente dell’essere umano cela una prigione in cui le vite sono costrette ad eseguire i gesti quotidiani, monotoni, ripetitivi dettati da una società consumistica dove il binomio lavoro-denaro sopprime e annienta la libertà che ogni persona ha diritto di godere (La pianta nel salvagente, Vegetali in Prigione.
(PS
Trattasi di titoli fittizi, attribuiti dalla sottoscritta).

Devo ammettere che questa è una mostra che mi ha molto attratta: dietro a quel susseguirsi di opere “strambe” ed estremamente originali si cela un significato profondo, che tocca l’anima.


L’essere umano vive nella convinzione di un libero arbitrio

che, nella realtà, è controllato da una serie di schemi e leggi che la collettività ha convenzionalmente creato per domarlo e tenerlo sotto controllo (l’uomo visto come animale sociale). Questa condizione, però, non preclude la possibilità di lasciare un barlume di speranza alla libertà, condizione per la quale ogni individuo può e ha il diritto di reagire e lottare per riconquistarla.
di
Sabrina RIBOLDI                     Milano, 3 / 4 / 2017

 

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