Il Capolavoro di Orazio Gentileschi dipinto nel 1621 rappresenta il mito di Danae (olio su tela 161,3 x 226,7);

E' stato aggiudicato il 28 gennaio a New York per 35 mln di dolari

 



L’arte del fare finanza

di Pierpaolo Carbone
Lemme Avvocati e Associati   

 

In un periodo storico in cui le forme d’investimento tradizionali non raggiungono performance soddisfacenti e sono soggette ad austere restrizioni, il mercato dell’arte, oramai globalizzato e senza confini, si conferma tra i beni rifugio più remunerativi, in cui poter riporre le liquidità in eccesso, assicurandosi, sul lungo periodo, un capital gain contro le oscillazioni delle quotazioni di borsa.

Come noto, infatti, il mercato del bello risponde in ritardo ai cambiamenti economici e politici subisce diminuzioni minori rispetto all’andamento degli altri mercati.
Non è un caso, quindi, che, negli ultimi anni, i fondi d’investimento in Arte (“Art investment funds” o, più semplicemente, “art funds”) abbiano rappresentato una nuova alternativa per coloro che, pur non vantando necessariamente specifiche competenze in materia, desiderano speculare in un settore particolare come quello dell’arte, allo scopo di diversificare il proprio patrimonio non solo finanziario, ma anche culturale.

Dal punto di vista strutturale, il funzionamento degli Art Funds è del tutto similare a quello dei fondi comuni di investimento, da cui differiscono solo per il proprium dell’oggetto: i risparmi dell’investitore vengono affidati alle società di gestione (con la consulenza tecnica degli Art Advisors) che li impiega nell’acquisto di opere d’arte (direttamente dall’artista o dai privati o presso gallerie e case d’asta), da rivendere - di solito all’asta - dopo alcuni anni, generando plusvalenze.

Le quote minime di accesso ai fondi si aggirano intorno ai 10.000 euro, ad eccezione dell’Artvest Fund, che ne richiede 3.000.
Le tipologie in circolazione sono di due tipi: long term (8-10 anni), con lock up di 3/5 anni, che diversificano gli acquisti su tutto il periodo della storia dell’arte, e a breve termine (5 anni), più speculativi, che focalizzano gli acquisti sull’arte contemporanea, dove è più agevole fare trading.

Come detto, all’investitore che sottoscrive le quote non è richiesta alcuna conoscenza approfondita della storia e del mercato dell’arte o circa l’andamento dei prezzi delle opere, mentre sarà compito dei gestori del fondo costituire la collezione di beni d’arte, se del caso con l’ausilio di competenze specifiche, per acquistare le opere al prezzo più basso possibile, per poi collocarle al meglio tramite la vendita all’asta, trattative private o gallerie, sfruttando i rialzi del settore.

Per tale motivo, considerato che il mercato dell’arte è contraddistinto da asimmetria informativa e nessuna regolamentazione, diventa di fondamentale importanza affidarsi a personale specializzato, buyers ed art advisors, preparati, indipendenti ed oggettivi. Il fondo richiede, infatti, esperti in grado di selezionare le opere da acquistare, previo accertamento della loro autenticità, sulla base di una stima del rendimento dell’investimento, della diversificazione del rischio, della liquidità e delle condizioni del mercato, per poi rivenderle al tempo giusto.

Quindi, solo con le dovute cautele e tutti gli accorgimenti del caso, l’acquisto di un Art Fund può tradursi, per il privato, in un valido e tangibile investimento alternativo, caratterizzato da un’alea minore, costi bassi (abbattuti per il grande numero di opere trattate che consente di ottenere forti sconti e notevoli risparmi), rispetto agli altri prodotti finanziari, e da discreti vantaggi fiscali.  
 
                                                                       Pierpaolo Carbone
                                                                       Lemme Avvocati e Associati   

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