Tiziano_Pietro_Bembo_Washington_National_GalleryObiettivo dichiarato dell’esposizione, curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura, consiste nell’allestimento di una “rappresentazione” della raccolta di Bembo, considerata un prodotto eloquente del suo profilo intellettuale (si veda, in proposito, l’Introduzione al catalogo firmata dai curatori).
L’impossibilità di esporre tutti gli oggetti che componevano il patrimonio del poeta veneziano – molti dei quali oggi irreperibili – ha consigliato, infatti, di adottare una prospettiva critica orientata alla restituzione di una “immagine” della collezione, includendo nel percorso espositivo opere in grado di dare un’idea dei mondi attraversati da Pietro nel corso della sua lunga carriera.


La mostra, dunque, si articola in sei sezioni, dedicate ad altrettante fasi della biografia intellettuale del Bembo. La sequenza tocca, anzitutto, la sua giovinezza, vissuta nell’ambito della cultura umanistica veneta della fine del Quattrocento; vengono quindi affrontati il periodo e i temi degli Asolani, opera pubblicata nel 1505; seguono, poi, la stagione delle corti, quando Bembo dimorò presso Ferrara, Mantova e Urbino, il primo soggiorno romano, al servizio di Leone X, il trasferimento a Padova e, infine, l’ultima fase, qualificata dalla carica cardinalizia.
 
Hans_Memling_Santa_Veronica_Washington_National_GalleryHans_Memling_San_Giovanni_Evangelista_Monaco_Alte_PinakothekCiascuno di questi momenti è “illustrato” attraverso una costellazione di oggetti di diversa natura (quadri, manoscritti, libri, stampe e così via), ritenuti a vario titolo legati ai contesti del collezionista. La selezione dei pezzi, in ogni caso, è pensata con l’intento di «tenere sempre al più alto livello possibile la temperatura formale delle opere esposte» (Introduzione, cit., p. 5). La mostra, pertanto, si astiene dichiaratamente dall’«ideale di completezza filatelica» (ivi), cercando piuttosto di perseguire la «ricerca di appropriatezza e coerenza» nel tentativo di «evocare» la realtà culturale frequentata dal Bembo (p. 6).

Tra i pezzi appartenuti alla raccolta bembiana ed esposti a Padova spicca, tra gli altri, il dittico di Hans Memling raffigurante, su un’anta, la Veronica (Washington, National Gallery, fig. 2) e, sull’altra, San Giovanni Evangelista (Monaco, Alte Pinakothek, fig. 3), che fu acquistato, a quanto pare, dal padre Bernardo in occasione di un’ambasceria a Bruges tra il 1471 e il 1474.

Mantegna_S_Sebastiano_Venezia_Ca'd'OroL’esposizione vanta, inoltre, il celebre San Sebastiano di Mantegna (Venezia, Ca’ d’oro, Galleria Franchetti, fig. 4), visto da Marcantonio Michiel nella casa padovana di Pietro nel terzo decennio del Cinquecento, nonché il Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano eseguito da Raffaello (fig. 5). La tela della Galleria Doria-Pamphilj doveva costituire un sicuro motivo di orgoglio per il collezionista, poiché erano in pochi, nei territori della Serenissima, a poter esibire dipinti di provenienza tosco-romana di tale prestigio. Nelle sale del Monte di Pietà è giunto anche il ben noto Ritratto che Tiziano eseguì del Bembo in vesti cardinalizie (Washington, National Gallery, 1539-40, fig. 1).
 
Raffaello_Doppio_Ritratto_Navagero_e_Beazzano_Roma_Galleria_Doria_PamphiljQuanto, invece, agli interessi antiquari – la sua vera passione – egli aveva riunito nel palazzo padovano alcuni oggetti di particolare pregio, tutti diligentemente registrati da Michiel nelle sue note manoscritte: si possono ammirare in mostra, tra l’altro, una testa di Antinoo, che fu unita ad un torso, pure antico, dopo essere stata comprata da Alessandro Farnese (Napoli, Museo Archeologico), e una statuetta di Cupido dormiente (il «Cupidine che dorme stravaccato» descritto da Michiel, oggi agli Uffizi). Risalta, infine, la cosiddetta Mensa Isiaca (Torino, Museo Egizio), opera che attesta la passione del Bembo per la cultura egizia.
 
Al fine di documentare i rapporti del nostro con la cultura del suo tempo, inoltre, il progetto ha portato a Padova molte opere che, pur non essendo appartenute all’autore delle Prose della volgar lingua, implicano differenti ordini di rimandi alla sua vita. Valgano, a titolo di esempio, un paio di casi. La presenza del Satiro seduto di Andrea Riccio (Padova, Musei Civici, 1510ca, fig. 6) si spiega essenzialmente in ragione di due motivi: anzitutto, Bembo conosceva personalmente lo scultore, come attestano diverse testimonianze coeve; il bronzetto, inoltre, costituiva un elemento tipico dell’arredo “all’antica” degli studioli umanistici, fornendo un’idea del paesaggio di oggetti che doveva risultare del tutto familiare al nostro.
 
Andrea_Riccio_Satiro_Padova_Musei_CiviciRaffaello_Elisabetta_Gonzaga_Firenze_UffiziIl Ritratto di Elisabetta Gonzaga di Raffaello (Galleria degli Uffizi, 1502ca, fig. 7), invece, è funzionale a chiamare in causa in primo luogo una protagonista della corte urbinate al tempo in cui Pietro soggiornò nel ducato montefeltrino, e, insieme, il brillante giovane artista che egli conobbe all’epoca della sua permanenza marchigiana e che fu poi suo sodale a Roma, durante il periodo trascorso al servizio di Leone X.
 
La mostra, insomma, compone una sorta di ritratto arcimboldesco di Bembo, elaborato attraverso il ricco mosaico di oggetti che dovettero modellare la sua intelligenza e infiammare le sue passioni, e si propone come punto di riferimento per gli studi sulla cultura italiana rinascimentale.
                                                                                                    Francesco Sorce, 18/02/2013

Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento
a cura di Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Adolfo Tura
Padova 2 febbraio – 19 maggio 2013 
Palazzo del Monte di Pietà, Piazza Duomo 14
Catalogo Marsilio Editore
 
Feriali: 9.00-19.00 
Sabato e Festivi: 9.00-20.00 
Chiuso i lunedì non festivi

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