Henri Cartier-Bresson, mostra Roma Museo dell'Ara Pacis

3_wIl Museo dell’Ara Pacis ospita fino al prossimo 25 gennaio una grande retrospettiva dedicata a uno dei più celebrati fotografi del secolo scorso, Henri Cartier-Bresson (1908-2004), nel decennale della sua scomparsa. L’esposizione è curata da Clément Chéroux ed è stata organizzata dal Centre Pompidou in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson.


Il progetto espositivo intende render conto cronologicamente di tutto il percorso creativo dell’artista francese, che non è stato né uniforme né lineare, ma ha conosciuto chiari momenti di svolta ed evoluzione, intendendo evidenziare proprio tale elemento di sviluppo e varietà all’interno della sua produzione.

L’opera di Cartier-Bresson può essere, in effetti, suddivisa in tre periodi. Il primo, fra il 1926 e il 1935, è caratterizzato dalla frequentazione dei surrealisti e dai primi passi nella fotografia, che affianca ben presto la sua giovanile attività di disegnatore e pittore. “Ho sempre avuto la passione per la pittura”, scrive Cartier-Bresson. “Da bambino la praticavo il giovedì e la domenica, ma la sognavo tutti gli altri giorni”. I suoi più antichi dipinti conservati risalgono al 1924 e in essi è evidente l’influenza di Cézanne. All’inizio degli anni Trenta intraprende i suoi primi viaggi, fra cui uno cruciale in Africa.

2_wNel secondo periodo, all’incirca fra il 1936 e il 1946, si fa strada un impegno politico radicale, col lavoro per la stampa comunista e la partecipazione alle attività dell’Associazione degli scrittori e artisti rivoluzionari (AEAR – Association écrivains et artistes révolutionnaires), animato da un aperto anticolonialismo e dall’attività contro i repubblicani spagnoli. Cartier-Bresson diceva che il cinema gli aveva “insegnato a vedere”, e a questi stessi anni risale anche la sua breve esperienza con questo nuovo medium. Il cinema gli appare in questi anni come il mezzo ideale per dare forma al suo impegno militante, per la sua capacità di rivolgersi a un pubblico più ampio della fotografia e, grazie alla sua struttura narrativa, di trasmettere un messaggio con la maggiore efficacia.

Il terzo e ultimo periodo, dal 1947 al 1970, si estende dalla creazione della cooperativa Magnum Photos, insieme a Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert (che in breve diverrà uno dei riferimenti mondiali per il fotoreportage di qualità), sino alla fine prematura della sua attività ufficiale e professionale di fotografo. Nel febbraio del 1947, Cartier-Bresson inaugura la sua prima grande retrospettiva istituzionale al MoMA di New York. In questi 23 anni si susseguono reportage ai quattro angoli del mondo, lavorando per i maggiori giornali illustrati internazionali.

La mostra romana propone una lettura non convenzionale della produzione di Cartier-Bresson. Attraverso più di 500 tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti viene offerta una doppia visione del suo lavoro: da un lato, ricostruendo filologicamente la genesi delle opere, viene delineata in tutta la sua varietà l’evoluzione del suo cammino artistico; dall’altro, viene illustrata la straordinaria capacità di Cartier-Bresson di rappresentare e interpretare la storia del Ventesimo secolo attraverso il suo sguardo partecipe di fotografo.
Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato uno dei grandi testimoni degli eventi cruciali del Novecento: “l’occhio del secolo”, com’è stato definito.
 
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Il percorso espositivo è diviso in nove parti. Dopo una Introduzione, le altre sezioni corrispondono alle diverse fasi della vita e del lavoro di Cartier-Bresson:

7_w1- Prime fotografie: gli anni di apprendistato, i rapporti con gli americani a Parigi, le influenze fotografiche, il viaggio in Africa.
2- Viaggi fotografici: il Surrealismo, il “caso oggettivo”, le peregrinazioni fotografiche in Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico.
3- L’impegno politico: New York con Paul Strand e il Nykino group, Parigi con Jean Renoir e l’Associazione degli artisti e scrittori rivoluzionari (AEAR), la stampa comunista con Robert Capa e Louis Aragon.
4- Le guerre: il film sulla Guerra civile spagnola, l’attività durante la Seconda guerra mondiale (fotografo dell’esercito, prigioniero, fuggiasco, combattente della Resistenza) per documentare il ritorno dei prigionieri.
5- Il reporter: La fondazione dell’Agenzia Magnum Photos, i reportage in Cina e in India, i funerali di Gandhi.
6- Il reporter professionista: Il primo fotogiornalista a entrare in URSS dopo la morte di Stalin. E poi Cuba, “L’Uomo e la Macchina” e la serie Vive la France.
7- La fotografia dopo la fotografia: La fine dei reportage e una fotografia più contemplativa. Ricompare il disegno.
8- Ricognizione: il tempo della ricognizione, la riconsiderazione degli archivi (dai documenti al lavoro), mostre retrospettive e libri. La iconizzazione di Henri Cartier-Bresson.


La mostra è accompagnata da un ampio catalogo pubblicato da Contrasto.
04/10/2014

8_wHenri Cartier-Bresson
A cura di Clément Chéroux
Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma
dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015
mostra realizzata dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson

ORARI:
dal martedì alla domenica ore 9.00 – 19.00
il venerdì e il sabato la mostra è aperta fino alle 22.00
060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

Biglietti:
€ 11 intero; € 9 ridotto; € 4 speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni); € 22 speciale Famiglie (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)
www.arapacis.it , www.museiincomuneroma.it  


Didascalie immagini:

1.
Henri Cartier-Bresson, New York (dettaglio), 1935. © George Hoyningen-Hune
2. Dietro la stazione Saint-Lazare, Parigi, 1932. © Henri Cartier-Bresson/Magnum - Photos-Courtesy Fondation HCB
3. Domenica in riva alla Senna, Francia, 1938. © Henri Cartier-Bresson/Magnum - Photos-Courtesy Fondation HCB
4. Haifa, Israele, 1967. © Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy - Fondation HCB
5. Roma, 1959. © Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos-Courtesy Fondation HCB

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