Antonello da Messina_ Madonna con bambino (Madonna Benson)_1475_ National Gallery of Art_Washington_ Andrew W. Mellon Collection(4)Si conclude domenica 12 gennaio la mostra, di grande successo seppur discussa, che il Mart ha dedicato a uno dei maggiori protagonisti dell'arte italiana del XV secolo: Antonello da Messina, figura chiave negli articolatissimi flussi di circolazione e scambio culturale che (da sud a nord e viceversa, pressoché senza soluzione di continuità) caratterizzano la pittura europea di secondo Quattrocento, tra Sicilia, Napoli, Urbino, Ferrara, Venezia, Milano, Fiandre, Francia e Germania.

In un costante e vorticoso rilancio di ricerche formali, innovazioni iconografiche, sperimentazioni tecniche, commistioni stilistiche, ansie di aggiornamento, ma anche di originalità, questa congiuntura vertiginosa (e iper-indagata dagli studi storico-artistici) coinvolge artisti sommi come (tanto per dare un'idea) gli italiani Piero della Francesca, Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Carlo Crivelli, i fiamminghi Jan e Hubert van Eyck, Roger van der Weyden, Hugo van der Goes, Petrus Christus, il tedesco-fiammingo Hans Memling, il francese Jean Fouquet, oltre ovviamente Antonello, che, anzi, di questo crogiuolo può essere considerato una sorta di mirabile punto di sintesi.


La mostra del Mart, a cura di Ferdinando Bologna e Federico De Melis, dichiarava l'arduo obiettivo di ripensare originalmente la personalità artistica di Antonello, muovendo peraltro da premesse metodologiche decisamente tradizionali: l'analisi degli intrecci storico-artistici che ne contrassegnano la parabola creativa, delle problematiche cronologiche e dei nodi filologici ancora aperti. Un traguardo forse impossibile, stante la mole impressionante degli studi sull'artista, sull'epoca e su queste tematiche; e ancor più assumendo, come in questo caso, presupposti critici strettamente longhiani (basati in primis sulla pervasiva influenza di Piero della Francesca sulla pittura italiana di impianto stricto o lato sensu prospettica di secondo Quattrocento), invero tutt'altro che modestamente influenti o frequentati nella letteratura specialistica, per quanto oggetto di revisione nella grande monografica romana del 2006.
Meglio sarebbe stato, allora, un pizzico di ardimento progettuale in più, affidando l'impresa a uno studioso in grado di porre su Antonello uno sguardo completamente originale e disimplicato rispetto a tale pur gloriosa tradizione: rivolgendosi, ad esempio, allo stesso Jean-Luc Nancy che ha curato la rassegna (pseudo) complementare del Mart dedicata alla ritrattistica contemporanea ("L'altro ritratto", su cui vedi http://www.news-art.it/news/l-altro-ritratto---l-altro-si-ritira-nell-abisso-del-suo-ri.htm), o a storici dell'arte non italiani e caratterizzati da un approccio interpretativo non tradizionale (tanto per fare qualche nome, Hans Belting, David Freedberg o Georges Didi-Huberman).

Salvator Mundi_National Gallery_Londra(4)Il percorso espositivo, in ogni modo, copre efficacemente l'intera parabola creativa di Antonello, dalla formazione, avvenuta nella Napoli di Alfonso d'Aragona tra esperienze provenzali-borgognone e fiamminghe, fino agli esiti veneziani e post-veneziani. La mostra riesamina anche il dibattito relativo al rapporto di Antonello con la Milano sforzesca, quasi in parallelo con le ricerche spaziali condotte dal giovane Bramante, come indicano in mostra il Cristo alla colonna e il disegno Gruppo di donne su una piazza, con alti casamenti, entrambi provenienti dal Louvre.
A conferire ulteriore interesse alla rassegna del Mart, la presenza di alcune opere che non erano state concesse in prestito alla grande retrospettiva del 2006 presso le Scuderie del Quirinale a Roma, come il  Ritratto d'uomo del Philadelphia Museum of Art, il Salvator Mundi della National Gallery di Londra (fig. 2), la cosiddetta Madonna Benson della National Gallery di Washington (fig. 1).

In una logica estensione rispetto alla sua stretta natura monografica, la mostra si propone anche di restituire il più ampio ed eccezionalmente articolato contesto geografico-culturale al cui crocevia si pone l'arte di Antonello, attraverso una trama adeguata di riferimenti figurativi che coinvolgono altri protagonisti della scena artistica europea contemporanea, da Jan Van Eyck (fig. 3) al napoletano Colantonio, fino a maestri meno celebrati come Antonio da Fabriano e il sin qui Maestro di San Giovanni da Capestrano, ora identificato con Giovanni di Bartolomeo dall'Aquila, artista attivo a Napoli dal 1449.

Jan van Eyck_Ritratto d'uomo con il cappello blu (Uomo con l'anello)_Art Galleries Muzeul National Brukenthal_Sibiu(2)Resta da ribadire, infine, come l'evento riservato ad Antonello, di alto profilo culturale e di sicura soddisfazione per il visitatore, risulti altresì decisamente decentrato rispetto all'area di interessi, per quanto intesa estensivamente, di un museo dedicato all'arte moderna e contemporanea (per le riserve espresse a tale proposito dallo scrivente, vedi su News-art, http://www.news-art.it/news/antonello-da-messina-in-vacanza-sulle-dolomiti), sebbene esso vada inquadrato in (labile) connessione con la mostra L'altro ritratto, a cura di Jean-Luc Nancy, svoltasi in perfetta sincronia di tempi presso lo stesso museo e concentrata su una ricognizione del genere nell'arte dell'ultimo mezzo secolo.
Luca Bortolotti, 10/01/2014









Jacobello di Antonello_Madonna con Bambino_1480_Accademia Carrara_Pinacoteca di Arte Antica_ BergamoAntonello da Messina
a cura di Ferdinando Bologna e Federico De Melis
5 ottobre 2013 - 12 gennaio 2014
Mart, Corso Bettini, 43, 38068 Rovereto (TN)
Orari: Martedì - Domenica 10.00 - 18.00; Venerdì 10.00 - 21.00
Lunedì chiuso
Info: numero verde 800.397760
info@mart.trento.it
http://www.mart.tn.it