Se un giorno una viaggiatrice…


Estate. Tempo di ferie, di mare, di azzurri cieli liquidi e pigre notti senza sonno. E non solo. Quella che piace condividere con voi stavolta è l’esperienza da parte di chi scrive di un viaggio di lavoro con il Tour Operator Avec di Roma durato un mese nella ordinata e tranquilla Oxford. Trenta giorni sono stati il tempo necessario per osservare, acquisire e rielaborare la propria visione finale di quello che è stato un viaggio dentro il viaggio; un’esperienza densa di infiniti rimandi e suggestioni ove i vari protagonisti della storia si sono via via mescolati di volta in volta. Ci sono stati i luoghi, gli abitanti, gli odori, i cieli perennemente mutevoli e capricciosi, ci siamo stati noi in qualità di Group Leader, ma soprattutto loro, i ragazzi, veri eroi del nostro racconto. Perché si, la vacanza studio è da sempre identificata come quel momento cardine nella vita di un adolescente, occasione unica di crescita e confronto, che si tradurrà in ricordi, lacrime ed emozioni uniche una volta tornati a casa.  Per uno storico dell’arte invece tutto si traduce in esperienze estetiche ed estatiche, i luoghi dapprima muti iniziano a prendere forma e allora avviene il miracolo. L’occhio si spoglia della visione da turista, disattento e superficiale il più delle volte, e si predispone ad accogliere nuove visioni che hanno un sapore squisitamente nuovo ma che rimanda pur sempre ad un background  giocoforza già acquisito e sedimentato negli anni di studi. Oxford si, mi è apparsa subito come una cittadina alquanto misteriosa sotto la sua ingannevole veste di precisa tranquillità tipicamente british, con la sua gotica architettura di contrafforti e pinnacoli che mordevano il cielo crudo, raramente azzurro ed estivo, e la severità strutturale  che contraddistingue tutte le cattedrali del Nord. Per chi ha negli occhi e nel cuore la molle bellezza del ridente barocco romano abituarsi a tutto ciò può risultare molto, ma molto difficile. L’italiano medio all’estero cerca la pasta; io cercavo invece forme di bellezza quanto mai simili al nostro ineguagliabile patrimonio. E sbagliavo, poiché ostinata, non capivo invece che a rendere un luogo identitario era proprio il suo senso d’altrove rispetto alla propria cultura di appartenenza. Così, solo per poco, ho chiuso l’Italia nel cuore e ciò mi ha permesso di  amare le rigide prospettive di pietra, fredde e severe come il vento che spesso ci ha spazzato i volti, i resti degli antichi monasteri sbeccati, le dimore borghesi, i laghi, e quelle strade del centro perennemente impregnate di musica di strada e odore di fast food. Tempo libero ce n’è stato davvero poco perché i ragazzi ti cercano, sei il loro Leader e sai che hai il dovere di esserci sempre per loro, anche se sei stanco, anche se vorresti prenderti il tuo tempo interno. Ci siamo divertiti a scoprire il Christ Church’s College, meglio noto come The House, ove ha avuto luogo la saga di  Harry Potter, l’ermetica Contemporary Art Gallery con le sue opere concettuali, l’Ashmolean Museum of Art and Archeology che fa parte del corpo dei musei dell'Università di Oxford. Fondato nel 1683  è uno dei musei pubblici più antichi al mondo. Tra le collezioni, la Bates Collection sugli strumenti musicali, il Creswell Archive sull'architettura islamica ed una sezione di egittologia. Comprende, naturalmente, anche collezioni di arte antica e moderna e deve il suo nome al collezionista e storico Elias Ashmole, che raccolse le opere che andarono a costituire il primo nucleo del museo. Siamo andati a trovare il nostro Leonardo e tutti i grandi maestri del Rinascimento italiano alla National Gallery di Londra, curiosando tra i capolavori di Botticelli e Piero della Francesca. Imperdibile la visita al British Museum con tappa obbligata alla Stele di Rosetta, stele egizia in granodiorite che riporta un'iscrizione divisa in registri, in tre differenti grafie: geroglificodemoticogreco. L'iscrizione è il testo di un decreto tolemaico emesso nel 196 a.C. in onore del faraone Tolomeo V Epifane, al tempo tredicenne, in occasione del primo anniversario della sua incoronazione. Ritrovamento eccezionale, la stele offrì, grazie alla parte in greco, una chiave decisiva per la comprensione dei geroglifici. Il nome deriva da quello latinizzato di Rosetta, oggi nota come Rashid, antica città sul delta del Nilo, nel Governatorato di Buhayra, dove fu scoperta nel 1799 da Pierre-François Bouchardcapitano nella Campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte. Fu lungamente oggetto di contesa fra Francia e Inghilterra, e dal 1802 si trova a Londra nel British Museum[2], del quale, con le mummie, è l'oggetto più popolare[3]. Abbiamo poi cantato e ballato, sempre, ovunque. E quando la stanchezza delle settimane iniziava a farsi sentire ci siamo inventati un quanto mai improbabile pattinaggio sul ghiaccio. Noi si, italiani che hanno nel sangue l’amore per il calcio e poco o nulla sanno di pattini da ghiaccio, né quanto possano sbucciarti le caviglie dopo un discreto e goffo tempo d’uso. Non ci importava, poiché tutti a modo nostro eravamo affamati di vita, intenti a conoscerci, a scoprire e riscoprire noi stessi, le nostre eccezionalità. Che gli anni fossero quindici o trenta poco importava. Sono stati  giorni di condivisione assoluta in cui le nostre vite si son mescolate sotto l’egida di una città che infine mi ha svelato il suo oscuro segreto, tanto dettomi proprio l’ultima notte da una ragazza che ad Oxford ci vive davvero. Ah, Oxford. Lovely at day, horrible at night. Traducibile come un Giano bifronte, rigorosa di giorno e folle la notte, Oxford può farti paura non tanto perché costellata di Golem che sommamente danno quel gusto gotico per il grottesco e il bizzarro, quanto per il disfacimento generale visibile negli ordinari week end fatti di pub, di  luci elettriche e qualche bottiglia di troppo, lanciata sotto l’egida di Queen Elizabeth che sorride imperturbabile sulla banconota da cinque pounds. Ma ecco che i giorni son volati e quanto a me, che ora mi trovo a scrivere i miei ricordi in una tranquilla notte estiva di San Lorenzo, il mio desiderio più grande è l’augurio che questi ragazzi che iniziano ad affacciarsi alla vita riescano ad affrontarla con la stessa scintilla che sempre ho visto brillare nei loro giovani occhi, e mentre metto via badge e scarpe da ginnastica penso già al prossimo anno, alla prossima avventura in un’altra capitale europea. Pronta a perdermi per poi ritrovare me stessa in una veste sempre nuova e aperta a sconosciuti e sconfinati orizzonti.
di Elena Gradini