Alla Casina delle Civette - Musei Villa Torlonia fino al 3 aprile 2016 la mostra In the Heart. Tra Arte & Design


a cura di Domenico Iaracà e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

 
Più che una mostra, In the Heart sembra porsi come l’epifania di un luogo incantato dal sapore placido e antico. La connessione vibrante tra la mano dell’uomo e i doni spontaneamente offerti dalla natura è l’invisibile filo che -tout court- conduce attraverso lo spazio espositivo dall’allestimento sobrio ed elegante, in perfetta continuità con il grafismo dal sapore liberty che caratterizza la Casina delle Civette con le sue architetture organiche, stilizzate e vibratili.
L’evento offre al pubblico le opere di quattro artisti, Silvia Beccaria, Evandro Gabrieli, Silvia Granata, Sabine Pagliarulo, ognuno dei quali si confronta con il medium attraverso la propria estrazione artistica, dove la manualità si sposa con l’eleganza delle forme che appaiono come suggestioni sfuggite da una visione onirica. Opere da assaporare, che trovano la loro essenza in materiali tra loro difformi come la ceramica, l’argilla, le fibre tessili, gli smalti, la porcellana, tutti magistralmente assemblati così da restituire una complessa trama di rapporti tra l’idea, il progetto, la manualità e la modularità con cui esso viene infine realizzato.

Ecco allora che, come in natura, nascono spontaneamente gli Anemoni della Beccaria, sinuosi  filamenti che fanno pensare più all’universo marino che alla plastica e al nylon; moderne tessiture in fiber art cucite sulla tela come un arazzo contemporaneo.

Evandro Gabrieli dà invece forma ad una fascinazione.  Quella del contatto con la Terra, con i suoi battiti, i suoi ritmi ancestrali che hanno luogo dall’acqua e ad essa ritornano in un ciclo di riproduzione continua. Le sue Black rain sono sculture si, ma sono anche e soprattutto dei concetti, prodotti di sintesi tra l’idea e il materiale, sottoposto ad altissime temperature di cottura. Questa turbinosa metamorfosi interna all’occhio esterno appare tuttavia come una quieta sorgente di vita, la stessa che origina i Tube flowers. Strutture organiche nate dalla trafila ma che ricordano un prato fiorito.

E un prato sembra anche l’installazione Aspettavo la pioggia di Silvia Granata.  Ma non un prato qualsiasi. Con la singolarità dei pezzi, unici, ma ripetuti in infiniti moduli, e l’originale tecnica di affumicatura, evoca un sottobosco, di quelli che come manti infiniti ricoprono le silenziose foreste di montagna. Percepiamo anche l’odore della pioggia. Della terra bagnata che ricopre di vita i vari Regna tanto cari a Linneo.

E la sperimentazione nel trasformare la fragilità della materia in forza creatrice traspare nei Coquillages della Pagliarulo che ricordano dei gusci, delle nature morte vaghissime in cui interno ed esterno si fondono e nella liquefazione dei confini si genera un nuovo soffio di vita.

Tutte le opere in mostra tradiscono la passione per le arti e per la sperimentazione tecnica vicina al design, dove unicità e ripetizione segnano un confine labilissimo per un’arte che è border line come la vita stessa. In the Heart  non è solo una collettiva. E’ il luogo che immerge nel risveglio della Natura anticipando l’arrivo della primavera. E’ lo spazio dall’atmosfera ipnotica dove le ombre degli oggetti esposti corrono veloci lungo le pareti e danno forma a materiali di per sé inanimati.

Tanto da riportare alla mente il celebre dialogo interiore dell’allievo Törleß creato da Musil :"Quali sono le cose che mi sorprendono? Le meno appariscenti. Per lo più le cose prive di vita. Che cosa mi sorprende in esse? Un qualcosa che non conosco. Ma il punto sta proprio qui ! Da dove attingo questo “qualcosa”! Sento la sua esistenza: agisce su di me, come se volesse parlare".

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