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Alla Luce di Roma, in mostra le scenografie fiamminghe e il Barocco a Roma (fino al 26 febbraio)

Inaugura all'Istituto Centrale per la Grafica (via della Stamperia, 6) una grande esposizione promossa dal Centro Studi sulla Cultura e l'Immagine di Roma e l'Academia Belgica. Pubblichiamo l'Introduzione al catalogo: un omaggio di Marcello Fagiolo alla memoria di Giorgio Leone coideatore della mostra.


CENTRO DI STUDI SULLA CULTURA E L’IMMAGINE DI ROMA
Presidente  Paolo Portoghesi  ·  Direttore  Marcello Fagiolo
Direzione: c/o Accademia Nazionale dei Lincei, via Lungara 10, 00165 Roma
tel.  06-689.3758 · cs.rom2@gmail.com · www.culturaimmagineroma.it

 

ALLA LUCE DI ROMA





 

I disegni scenografici di scultori fiamminghi  e il barocco romano

 
La Mostra resterà aperta dall’8 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017
(lunedì-sabato, ore 10-19)
 
Il Direttore del Centro di Studi
Marcello Fagiolo


Le declinazioni dell’effimero tra Roma e i Paesi bassi meridionali
Marcello Fagiolo*
 
Fra le tematiche proposte nella Mostra vorrei porre l’accento sull’effimero come laboratorio di sperimentazione artistica e come sintesi delle arti, qui efficacemente trattato nei saggi di Giulia Fusconi e di Alain Jacobs (rimando anche al mio approfondimento sui catafalchi romani).
La festa come opera d'arte: si tratta di una nuova visione interpretativa attraverso cui la festa è stata assunta sempre più consapevolmente nel territorio delle arti visive, sia perché nel suo insieme è una vera e propria opera d'arte (al modo dello Stato rinascimentale proposto dal Burckhardt) sia perché alla festa partecipano svariati operatori artistici (per limitarci ad alcuni nomi romani, ricorderemo Bernini, i Rainaldi, i Fontana, Sacchi, Algardi, Pietro da Cortona, gli Schor, Pozzo, Fuga, Vanvitelli) insieme a grandi poeti, musicisti e altri intellettuali (tra gli ispiratori dei programmi iconografici prevalgono gli eruditi religiosi e gli esponenti di accademie e circoli culturali).
Il tessuto connettivo degli artigiani della festa è stato ricostruito - estendendo il concetto e la portata della unità delle arti visive - individuando le numerose specializzazioni: capomastri, pittori, scenografi, argentieri, indoratori, intagliatori, cartapestai, stuccatori e plasticatori, fuocaroli, argentieri, carpentieri, falegnami e mastri d’ascia, fabbri, tappezzieri, sarti, ricamatori, maestri di corami, ceraioli, pasticceri, maestri d’armi, artiglieri, giardinieri, e così via fino ai danzatori, ai cantanti, ai musicisti, agli orchestrali.
A fine Seicento verrà messo in scena a Palermo un concerto delle Arti allargato fino all’inverosimile: Architettura, Scultura, Filosofia, Geografia, Geometria, Orografia, Meccanica, Trigonometria, Oratoria, Arte della Pesca, Prospettiva, Alchimia, Astronomia, Tessitura, Fonditura, Pittura, Catoptrica, Musica, Ferreria, Stampa, Magnetica, Topiaria, Gioielleria, Ricamo, Floreria, Aritmetica, Botanica, Zecca, Costruzioni, Nautica, Idraulica, Pirotecnica, Poesia (queste le personificazioni che appaiono in un apparato del 1694 in onore di S. Rosalia).
 
Giustamente nella Mostra è dato ampio spazio agli apparati effimeri ideati a Roma e nei Paesi Bassi meridionali. Per quanto riguarda la vicenda romana, va ricordato che la storiografia ha conosciuto un momento fondativo nei due volumi sull’Effimero barocco di Maurizio Fagiolo dell’Arco e Silvia Carandini (1977-78), che hanno costituito il modello per studi analoghi nelle varie capitali e regioni della festa in Europa.
Da parte mia, a partire dagli anni Settanta ho cercato di aprire un  fronte di studi sull’”Effimero di Stato” (per questa definizione rimando al mio libro del 1980), coordinando una vasta ricerca sul doppio versante delle feste per Carlo V in Italia e delle feste medicee nel Cinquecento. Nel 1995 ho diretto presso l’Accademia Nazionale dei Lincei  il Corso Internazionale “Il gran teatro del barocco: la scena e la festa”, mentre parallelamente si sviluppavano i progetti dell’Atlante del Barocco in Italia sui teatri e le feste (coi primi volumi da me curati nel su Le Capitali della Festa in Italia, 2007) e dell’Atlas mondial de la civilisation baroque dell’Unesco (opera in cinque volumi, di cui due editi nel 2001 e 2015, e il quinto – ancora in corso di elaborazione e a mia cura - sui teatri e le feste). Nel 1997, nel quadro della grande Mostra “La festa a Roma” in Palazzo Venezia veniva pubblicata, col mio coordinamento, una quadrilogia di opere: i due volumi di catalogo, a mia cura, de La festa a Roma dal Rinascimento al 1870 e i due volumi del Corpus delle feste a Roma, il primo di Maurizio Fagiolo dell’Arco La festa barocca (riedizione molto ampliata dell’opera del 1977-78) e il secondo, a mia cura, su Il Settecento e l’Ottocento.
In questi ultimi due decenni una poderosa ondata di studi, di ricerche e di eventi (Convegni, Mostre, ecc.) in campo internazionale ha dimostrato come il tema dell’effimero sia sempre più attuale, coinvolgendo centinaia di studiosi nel Vecchio e nel Nuovo Mondo con metodologie innovative e nuove tecnologie (database, restituzioni virtuali, ecc.). Basti ricordare i due volumi Europa Triumphans. Court and Festivals in Early Modern Europa (a cura di J.R. Mulryne, H. Watanabe-O’Kelly, M. Shewring, Farnham 2004) o il progetto “Triunfos Barrocos”, coordinato da Inmaculada Rodríguez Moya e Víctor Mínguez, che ha visto la pubblicazione dei primi tre volumi de La fiesta barroca (El reino de Valencia, 2010 / Los virreinatos americanos, 2012 / Los reinos de Nápoles y Sicilia, 2014), in una serie che prevede ben dodici volumi.
Per quanto concerne infine  l’ambito della Mostra, va segnalato in particolare il progetto interuniversitario “Cultures du Spectacle Baroque entre Italie et anciens Pays-Bas” (le cui motivazioni sono illustrate, in questo volume, nel saggio su La spectacularité baroque dans les anciens Pays-Bas, dedicato in particolare alle meravigliose “animazioni” nel segno della verosimiglianza teatrale).
 
Per ritornare alle feste a Roma, va detto che la città dei papi nell’età della controriforma si pone prima come laboratorio di ordine e modernità, di contro agli eccessi del manierismo (vedi la fortuna di Dietterlin), e poi come culla del barocco e modello di civiltà artistica attraverso l’operatività dei suoi artisti, affiancata dalla teorizzazione e dalla prodigiosa capacità comunicativa offerta dalla costante produzione di incisioni, libri e “libretti” (se ne contano oltre 800 tra il 1600 e il 1774).
Se il linguaggio architettonico “regolare” viene diffuso internazionalmente dalle edizioni dei trattati di Vignola, parallelamente si propaga il classicismo dell’eccezione attraverso l’edizione a stampa, a partire dal 1624, dei Tempietti e Tabernacoli di G.B. Montano: movimento, quest’ultimo, che tende a trasformare in regola  il capriccio o almeno l'eccezione di stilemi antichi spesso capziosamente decontestualizzati (si pensi alle curve e controcurve della "Conocchia" di Capua o ad altri modelli che influenzarono la sintassi borrominiana oltre che la cultura dell’effimero).
D’altro canto, il ruolo svolto da Rubens appare emblematico per gli scambi tra Roma (e Italia) e i Paesi Bassi. Se la sua pittura fu determinante per la nascita del Barocco a Roma (attraverso le pitture di S. Croce in Gerusalemme e di S. Maria in Vallicella), nel campo dell’effimero appare emblematico il Templum Iani da lui ideato nel 1635 per l’ingresso ad Anversa del cardinale-infante Federico d’Asburgo: il doppio volto di Giano sembra guardare insieme al passato, con gli echi dell’antico e della cultura manieristica e al presente-futuro  della cultura barocca (si veda la concitazione della scena centrale illuminata dalla torcia). Tra gli apparati della joyeuse entrée del 1635 (Cat. scheda 59) va però sottolineato l’Arcus monetalis commissionato dalla Zecca di Anversa, con la montagna traforata da grotte, traduzione rustica di Porta Pia (le due Colonne d’Ercole coincidono coi due obelischi progettati da Michelangelo) che forse costituì una delle immagini su cui poté meditare Bernini nell’iter creativo della Fontana dei Fiumi, altra opera contrassegnata dall’universalismo intercontinentale: la montagna di Anversa, allusiva alle miniere d’argento di Potosí, si trasformerà nella scogliera berniniana, immagine dei quattro Continenti (alle monete d’oro della Zecca di Anversa rispondono le monete del Rio de la Plata) e torneranno in piazza Navona molti dei protagonisti dell’Arcus monetalis: i quattro Fiumi, i Leoni, il Drago, l’Albero, il Serpente…
Non c’è soluzione di continuità tra i diversi generi di effimero e le architetture permanenti. Si possono così trovare esempi di assimilazione tra tipologie diverse e teoricamente inconciliabili, come gli apparati funebri da un lato, e gli Archi trionfali e altri apparati di “allegrezza” dall’altro. Si possono confrontare ad esempio taluni Catafalchi con la serie di Archi trionfali del Giubileo del SS. Sacramento di Bruxelles del 1675 (Cat. scheda 60). O si può verificare come gli impianti dei fuochi artificiali per Carlo VI a Gand (1717, Cat. scheda 66) discendano dalla tipologia dei Catafalchi con obelischi a quincunx (ad esempio per Alessandro VII, Cat. scheda 91), probabilmente a causa della analoga funzione “ardente” degli obelischi sia nelle esequie che nelle esibizioni pirotecniche; ma gli obelischi angolari ritornano peraltro in chiave decorativa in un carro trionfale del giubileo di San Macario a Gand del 1767 (Cat. scheda 73). Ovvero si può accostare il progetto di carrozza di Hendrik-Frans Verbrugghen (1718, Cat. scheda 71) alla tipologia dei Catafalchi a baldacchino; mentre il Catafalco a ordini sovrapposti di Gregorio XV (1623, Cat. scheda 85) dialoga con opere permanenti come i campanili borrominiani di S. Agnese in Agone.
Possiamo concludere con alcuni temi che si prestano in modo particolare per esemplificare il confronto tra le invenzioni romane e le sperimentazioni degli artisti belgi.
- L’ordine salomonico, desunto di regola dalle colonne della “Pergula” di S. Pietro (e poi dal Baldacchino berniniano), è presente negli Archi trionfali di Rubens del 1635 e può caratterizzare progetti di altari come quelli per i gesuiti ad Anversa di Pieter Hyssens (Cat. scheda 2) e di Rubens (Cat. scheda 3) ovvero contrassegnare Archi trionfali come quelli del Giubileo del SS. Sacramento del 1675 a Bruxelles (Cat. scheda 60) o apparati funerari come il  Catafalco del 1716 per i caduti nella guerra contro i turchi (Cat. scheda 88). Un caso a parte è il progetto tardo-barocco per un altare effimero del SS. Sacramento (attribuito a Gaspard Moens, Cat. scheda 61), una sorta di ciborio ottagonale con colonne avvolte da spire vegetali, da mettere in connessione con le macchine romane per Quarantore.
- Il sipario – che appare più volte nelle opere berniniane nei suoi connotati di teatralità e di confine simbolico tra realtà e finzione – è già presente ovviamente nello scenario allestito da Rubens per la joyeuse entrée del 1635 (Cat. scheda 59) e poi ritorna più sommessamente nei progetti di altari di Hendrik Frans Verbrugghen (1697, Cat. scheda 35) e di Theodor Verhaegen (Cat. scheda 36)
- Il tema delle rocce naturalistiche, di cui abbiamo già parlato a proposito di Bernini e di Rubens, è presente indifferentemente negli altari effimeri (più volte reiterati nel Giubileo di San Romualdo a Malines, 1775, Cat. scheda 76) o nei carri trionfali (giubileo di San Macario a Gand, 1767, Cat. scheda 73).
- Il tema dell’albero simbolico, esaltato suggestivamente a Roma negli alberi araldici (come la Quercia chigiana più volte trasfigurata nella operatività berniniana), viene rappresentato ad esempio col Cipresso funerario che sormonta il Catafalco del principe Balthasar-Charles ad Anversa (1646, Cat. scheda 79).
- La corona monarchica o imperiale – quale appare in vari Catafalchi o progetti di architettura romani -  può sovrastare indifferentemente un Catafalco o un Carro trionfale (giubileo di San Romualdo del 1775 a Malines, Cat. scheda 76), e in qualche caso – con la sovrapposizione di tre corone – diventa il totem di un potere multinazionale.
* In Memoria di Giorgio Leone


Siamo lieti di annunciare di annunciare che mercoledì 7 dicembre alle ore 17 – nell’Istituto Centrale per la Grafica (Palazzo Fontana di Trevi, via della Stamperia 6) - verrà inaugurata la Mostra, patrocinata dal nostro Centro di Studi e promossa dalla Academia Belgica

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