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Sarebbe stato auspicabile che finalmente Daniele Benati nel suo articolo su News-Art (http://www.news-art.it/news/annibale--no--grazie--di-daniele-benati.htm) avesse contestato con argomenti più approfonditi l’attribuzione del Modello per l’Elemosina di S. Rocco ad Annibale Carracci, visto che è la prima volta in quattordici anni che ne scrive pubblicamente, avendo rifiutato il quadro come opera autografa di Annibale fin dall’inizio e solo verbalmente.


Infatti, non abbiamo potuto leggere alcun commento dopo il mio scritto su “Atti dell’Accademia Clementina” nel 2001, pur “avendo studiato a lungo” il dipinto, come egli stesso scrive nell’articolo citato, “allorché si trovava in deposito presso la Soprintendenza di Bologna, in previsione di un suo eventuale acquisto da parte dello Stato” (deposito 8 novembre 1999 -  8 Agosto 2003). Ed anche durante tutto l’iter di acquisto (8 Agosto 2003 - 29 dicembre del 2004) da parte del Ministero dei Beni Culturali, non risulta pubblicato alcuno studio su alcuna rivista o presso alcuna casa editrice.
Per la verità il processo di acquisto da parte dello Stato, come opera di Annibale, era stato concluso in modo positivo con grande soddisfazione di tutti i dirigenti e dei più eminenti studiosi specialisti della pittura emiliana, ed invece fu bloccato all’ultimo momento solo pochi giorni prima della firma del contratto, approfittando del cambio del Soprintendente alla guida della Pinacoteca.

Solo successivamente, nel gennaio del 2005 (subito dopo lo stop del Ministero), è comparsa una lettera in forma privata che Benati aveva scritto un anno prima (8 gennaio 2004), con incredibile preveggenza, proprio a quel funzionario, Franco Faranda, che sarebbe stato nominato Soprintendente Reggente e che azionò di fatto il meccanismo del blocco dell’acquisto. Perché non espresse il suo dissenso direttamente al Soprintendente?

In ogni caso la lettera pervenuta al funzionario Franco Faranda non fu neanche trasmessa, come di dovere, all’allora Soprintendente in carica Dott.ssa Jadramka Bentini. Dopo ben tre pareri favorevoli all’acquisto da parte del Ministero dei Beni Culturali e dopo l’impegno di spesa della somma necessaria, proprio in occasione della nomina di un Soprintendente Reggente si è consumato negli ultimi quindici giorni di dicembre 2004, con singolare tempismo, lo stop all’acquisto. Questo tanto dovevo al pubblico per dovere di cronaca.

Entrando nel merito del dissenso espresso nell’articolo pubblicato, le argomentazioni proposte sono sostanzialmente due. La prima, che essendo il dipinto in controparte questa sarebbe la dimostrazione che deriva da una stampa: argomento debole, poiché il dipinto non traduce la stampa (osservare per credere): e perché poi non il contrario?  La stampa, infatti, semplifica e riduce, mentre il copista avrebbe amplificato ed inventato (cfr. M.L.Paoletti, Annibale Carracci, il modello per l’Elemosina di S.Rocco, Atto II, p. 45-46), ed in più, come prova regina, anche il quadro di Dresda era in controparte (cfr., M. L. Paoletti, op.cit, Atto II, pp. 53-64). Gli specchi non offrono appigli!

La seconda, che sotto il profilo dello stile lo studioso non ritrova, ai suoi occhi, la pittura di Annibale. Invito tutti gli storici con mente aperta a leggere attentamente il libro da me pubblicato, vi troveranno moltissime prove, anche sullo stile, di ciò che dico a fronte di nessun confronto citato. Non sempre, evidentemente, il cattedratico può ricoprire anche il ruolo del ricercatore.
Infatti Benati, partendo dal presupposto dichiarato che se non corrisponde, a suo dire e senza prove, allo stile di Annibale, non “vale neppure la pena di andare oltre” (ovvero: “riconosco solo ciò che conosco, e conosco solo ciò che ho sempre visto”), abdica volontariamente alla ricerca ed alla storia, affidandosi solo alle conoscenze di dati stilistici, troppo soggettivi per ricostruire una verità storica quanto più universale possibile. La Storia dell’Arte, proprio in quanto “Storia” si basa su documenti ed elementi oggettivi che non possono fondarsi su un’opinione. L’opinione è, semmai, solo una categoria successiva.
 
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Quanto poi alla gestazione del quadro, che secondo Benati si “protrasse” per “sette over più anni”, tale ipotesi scaturisce da un’interpretazione della lettera di Annibale a Giulio Fossi (cfr M. L. Paoletti op.cit., atto I p..30; Atto II, n. 36. p.65) non condivisibile perché non aderente al testo.
Infatti nella lettera, lo stesso Annibale dopo aver espresso il suo fastidio al membro della Confraternita per non aver ancora potuto portare a termine il suo impegno, spiega molto chiaramente che si sente “non solamente degno di molta scusa ma forsi ancora di absolutione”, e che la ragione del ritardo è dovuta solo all’inadempienza della Confraternita in merito all’anticipo dei denari promessi. Annibale prosegue affermando che dopo aver dato inizio al lavoro (“io ci diedi principio”) lo aveva interrotto per poter prendere molti altri incarichi prestigiosi e soprattutto remunerativi. Era così avvenuto che “la cosa di S. Rocco” era “passata in silenzio” e dopo le successive promesse di pagamento non mantenute egli aveva “tralasciato” di finirla rimanendo iniziata ed accantonata in bottega. Spiega inoltre, molto semplicemente e realisticamente come farebbe chiunque altro, che nell’occasione di partire per Roma per andare a dipingere per il Cardinale Farnese si era “messo ad espedire tutte quelle cose” che aveva in bottega per le quali si sentiva più obbligato perché già interamente pagate. Nel corso di questo riordino gli era capitata sotto gli occhi L’Elemosina appena iniziata e interrotta. Tutto molto chiaro.

É quindi evidente che:
1. La Confraternita era in difficoltà economiche (forse si era troppo impegnata con la costruzione della Chiesa);
2. Il quadro di Annibale nel 1587 era stato solo iniziato e poi accantonato in bottega;  
3. I cambiamenti sostanziali, come il rovesciamento della prospettiva, avvennero per logica solo all’ultimo momento perché solo nell’ultimo anno era stata terminata la costruzione della Chiesa, infatti la sua inaugurazione avvenne il 16 Agosto 1596  (….e la data di vendita del modello è il 20 Dicembre 1596! Cfr. M. L. Paoletti, op. cit. Atto II, fig. 13, p. 44);
4. Il quadro di Annibale era a destra, quello di Procaccini a sinistra (cfr. M.L.Paoletti, op. cit. Documenti, Doc 1, p. 99). Questo gioco all’equivoco non sono disposta ad accettarlo. Confrontare la corretta ricostruzione virtuale di seguito pubblicata e quella proposta da Benati (figg. 3-4): impossibile la seconda per chi conosce la pittura, ed in più, in quest’ultima, ambedue le raffigurazioni del S. Rocco voltano le spalle all’altare maggiore (tutto ciò è ampiamente spiegato ed illustrato nel mio libro).
5. Mi sembra che le modifiche compositive per il cambio di verso siano più che evidenti, non solo quelle pittoriche, ma anche di proporzioni (cfr. M.L.Paoletti, op. cit. Atto II, p 60-61), e che non ci sia bisogno di andare ad ipotizzare che Giulio Fossi gli stesse “facendo fretta”, piuttosto il contrario: perché  è lo stesso Annibale che nel riordinare la bottega prima di partire vedendo il quadro davanti a sé (davvero ingombrante, cm 331x477) chiede cosa farne perché se lo deve portare a termine non vuole rischiare di  esser defraudato della mercede pattuita.

In ultimo vorrei precisare due punti fondamentali: che l’archeometria (scienza che studia ed aiuta a vedere in profondità la genesi di un dipinto, mediante una serie di analisi scientifiche sui materiali di carattere fisico, chimico ed ottico) non si limita all’analisi del pigmento. Pertanto quello che Benati cita in merito alla datazione del modello è solo uno degli elementi che convergono con la mia attribuzione; altri (ricerche fisiche ottiche e storico-documentali), molto più stringenti, ci confermano con solido impianto probatorio la paternità al grande maestro bolognese. (Consiglio, per specifica informazione, la lettura del bel volumetto di Marjorie E.Wieseman, A closer look: Deceptions and discoveries, National Gallery Company, London 2010).
Infine, è più manus diaboli quella che distribuisce l’elemosina o quella che tiene in mano la sacchetta delle elemosine?  Arduo stabilirlo, ma comunque sono innumerevoli gli esempi del genere nella storia dell’arte.

Per una definitiva chiarificazione della disposizione dei quadri nella ex chiesa di S. Rocco riporto una ricostruzione virtuale dell’ambiente (figg. 3-4), la Chiesa fu demolita alla metà del ‘900) secondo la cronaca dell’anno della sua inaugurazione (1596, pubblicata nel 1597), visto che i professionisti del dissenso e i monopolisti dell’autenticità si ostinano a fare confusione tra destra e sinistra: il che, visti i tempi, non mi sembra cosa di poco conto.         
M. Letizia Paoletti, 11/02/2014
 
fig_ 1_vista definitiva
Ricostruzione virtuale secondo la descrizione contenuta nella relazione dell’inaugurazione della Chiesa del 16 Agosto 1596, stampata l’anno successivo.
 
fig_ 2_vista ordine inverso definitiva
Ricostruzione virtuale secondo D.Benati: situazione a mio parere errata iconograficamente e prospetticamente e non aderente al testo.

 

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