Antoniazzo Romano “Pictor Urbis” – Roma, Palazzo Barberini, 1 novembre 2013 – 2 febbraio 2014

Antoniazzo_Romano_Madonna_del_Latte_1464_MC_RietiÈ giunto finalmente anche per Antonio Aquili, meglio noto come Antoniazzo Romano, il momento di una rassegna monografica. La Galleria Nazionale d’Arte Antica a Palazzo Barberini ospita infatti la prima mostra interamente dedicata ad uno dei pittori più importanti attivi a Roma e nel Lazio fra il tardo Quattrocento e il primo Cinquecento.

Il progetto, curato dagli specialisti Anna Cavallaro e Stefano Petrocchi, ripercorre la carriera dell’artista, mettendo altresì in luce l’attività della fiorentissima bottega e quella dei più diretti eredi del suo stile. Sono circa cinquanta le opere poste all’attenzione dei visitatori; accanto ad esse, inoltre, sarà possibile esaminare una serie di documenti perlopiù provenienti dall’Archivio di Stato di Roma e legati alle vicende biografiche del pittore. L’itinerario espositivo si apre con un affaccio sulla produzione pittorica romana alla metà del XV secolo, rappresentata, tra l’altro, dal San Vincenzo Ferrer di Antonio da Viterbo (Tivoli, chiesa di San Biagio) e dal Redentore in trono di Simone da Roma (Faleria, chiesa di San Giuliano Ospitaliero, 1450-53), opere che manifestano una chiara affinità con i modi dello stile tardogotico all’epoca ancora dominante nella città pontificia.

Antoniazzo_Romano_Natività_Civita Castellana_1480caSi procede poi con la messa a fuoco degli esordi di Antoniazzo. Tra le tavole deputate a testimoniare la prima attività, sono state riunite la Madonna col Bambino del Museo Civico di Rieti, firmata e datata 1464 e il Trittico di Subiaco raffigurante la Vergine in trono fra i santi Francesco e Antonio (Subiaco, San Francesco) di tre anni posteriore. L’accostamento dei due lavori consente di misurare agevolmente l’evoluzione sensibile dei modi dell’Aquili nel corso del settimo decennio: nel dipinto sublacense, in particolare, è evidente la tendenza verso uno stile più pienamente rinascimentale per ciò che concerne la definizione dei volumi e delle fisionomie, che rielabora in primo luogo le novità introdotte nell’ambiente romano da Piero della Francesca, documentato nei Palazzi Vaticani nel 1459. Inserita in questa sezione, inoltre, è la splendida Natività di Civita Castellana (Episcopio, intorno al 1480), che condensa tutte le qualità migliori della produzione antoniazzesca, capace di mescolare con grande abilità i tratti della pittura più aggiornata agli schemi della tradizione medievale (qui, come in molti altri casi, rappresentata dal fondo oro).

Antoniazzo_Trittico di Fondi_Fondi_San PietroUno spazio speciale, quindi, è riservato alle committenze della famiglia Caetani, alcuni membri della quale furono importanti mecenati del pittore: brilla, in questo caso, il Trittico di Fondi (San Pietro, 1475-79ca), con la Madonna in trono fra i santi Pietro e Paolo e il ritratto del donatore Onorato II Caetani. L’Aquili vi inserisce figure monumentali e di buon realismo entro una struttura tripartita che richiama ad evidenza modelli tradizionali, collocandole per giunta sul prediletto fondale dorato, anch’esso limpido retaggio del passato. Al repertorio della tradizione, inoltre, si rifà il profilo del committente di dimensioni ridotte rispetto alle figure sacre, secondo una prassi ricorrente nel lavoro di Antoniazzo e debitrice nei confronti delle formule arcaiche di rappresentazione dei donatori.

Nell’itinerario progettato dai curatori ha un rilievo piuttosto modesto la definizione degli scambi con gli artisti che ebbero modo di collaborare a diverso titolo con l’atelier dell’Aquili. Per documentare la rete di rapporti di Antoniazzo saranno esposti a Palazzo Barberini, tra gli altri, una testa di Apostolo di Melozzo da Forlì (dall’abside dei SS. Apostoli, 1480-84), il San Nicola da Tolentino di Perugino (conservato nello stesso museo romano, 1505-1507) e un’Imago Pietatis di Piermatteo d’Amelia (Fondazione Roma). Diverse, d’altra parte, sono le carte d’archivio che attestano relazioni professionali tra Antonio e i pittori citati, nella forma talvolta di veri e propri accordi commerciali.

Antoniazzo Romano_Madonna_Velletri_Museo Diocesano_1483Antoniazzo_Madonna_Velletri_Museo Diocesano_1486Grande attenzione, invece, è dedicata alla produzione di immagini mariane, specialità di Antoniazzo e della sua bottega: sarà in mostra, pertanto, un buon numero di tavole eseguite a sostegno del fervente culto per la Vergine promosso da Sisto IV, come la Madonna col Bambino del Museo Diocesano di Velletri. L’Aquili, del resto, si distinse per l’attività di copista delle icone antiche disseminate nelle basiliche dell’Urbe, che egli riproduceva per il florido mercato della devozione privata, ammodernandone parzialmente l’aspetto. Esemplare, sotto questo profilo, è la replica dell’icona della Madonna di Sant’Agostino (Velletri, Museo Diocesano, 1486), che imita lo stile antico in larghe porzioni della figura di Maria.

Nella fase avanzata della carriera di Antoniazzo non manca, naturalmente, l’esecuzione di alcune importanti pale d’altare: quali saggi delle sue realizzazioni più monumentali saranno in mostra, oltre ai due dipinti di Palazzo Barberini (Madonna col Bambino fra i santi Paolo e Francesco; Natività con i santi Andrea e Lorenzo, quest’ultima una delle poche scene narrative dell’intero corpus dell’Aquili), la magnifica pala di Montefalco (san Vincenzo, santa Caterina, sant’Antonio da Padova) e la tavola custodita nel Museo del Convento di Santa Sabina (San Vincenzo Ferrer e il committente). Antoniazzo Romano_Pala di Montefalco_San Francesco_1480caTutte quelle menzionate sono opere risalenti agli anni Ottanta, che esibiscono i connotati peculiari della maniera pienamente matura del pittore: a queste date, la ricetta figurativa elaborata da Antoniazzo distilla con grande raffinatezza elementi di Piero della Francesca e Melozzo da Forlì, dando vita a composizioni di impianto semplicissimo, in cui campeggiano personaggi paragonabili per imponenza ai prodotti della coeva statuaria romana, ritratti con accurato naturalismo.

La parabola dell’artista trova degna conclusione nell’Annunciazione licenziata nel 1500 per la confraternita dell’Annunciata in Santa Maria sopra Minerva. La scena – un caso unico nella storia del motivo iconografico – rappresenta canonicamente il momento centrale del mistero dell’incarnazione, cui si aggiungono però, in proporzioni ridotte, le figure delle fanciulle povere beneficiate dalla confraternita e il ritratto del fondatore della stessa, il cardinale Juan de Torquemada (spentosi nel 1468).

Aquili_Marcantonio_Resurrezione_Rieti_Museo CivicoLa rassegna barberiniana costituisce inoltre l’occasione per riunire le pitture murali della cosiddetta Camera di Santa Caterina, eseguite da Antoniazzo insieme alla bottega e fin dal XVII secolo divise tra Santa Maria sopra Minerva e l’Ordinariato Militare a Magnanapoli. Un’ulteriore sezione illustra, infine, alcuni riverberi dell’arte antoniazzesca sulla pittura centroitaliana. La selezione operata dai curatori raggruppa a tal proposito un nucleo di opere eterogenee sul piano cronologico, tra le quali la Resurrezione del figlio Marcantonio (Rieti, Museo Civico, 1511), le Nozze di Santa Caterina di Pancrazio Jacovetti (Viterbo, Museo Civico, 1477), la Madonna col Bambino e due angeli di Saturnino Gatti (L’Aquila, Museo Nazionale, 1496-97) e il Trittico di Itri di Cristoforo Scacco (Napoli, Museo di Capodimonte, 1493).

Jacovetti Pancrazio_Matrimonio Mistico_Viterbo_Museo Civico_1477Le principali opere di Antoniazzo presentate nell’ambito dell’evento sono state sottoposte ad una campagna di restauri, che ha provveduto a restituire ai dipinti l’antico splendore. È stato infine predisposto un percorso in alcune chiese romane per la riscoperta dei tesori antoniazzeschi in esse custoditi:
Chiesa dei Santi Apostoli, cappella di Sant’Eugenia, Storie di san Michele, Icona di Santa Maria delle Grazie; Pantheon, Annunciazione, Madonna e santi; Musei Capitolini, Madonna con bambino; Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, abside, Storie della Vera Croce; Basilica di San Giovanni in Laterano, ciborio dell’altare maggiore, seguace di Antoniazzo Romano, Annunciazione, Madonna con il Bambino e il committente, Cristo Buon Pastore, Crocefissione, Incoronazione della Vergine; Chiesa di San Pietro in Montorio, terza cappella a sinistra, Antoniazzo Romano e bottega, Sant’Anna Metterza, Dio Padre, Davide e Salomone; Chiesa di Santi Vito e Modesto, ignoto antoniazzesco, Madonna e santi; Chiesa di Sant’Onofrio, prima cappella a destra, Antoniazzo Romano, Annunciazione.
      Francesco Sorce, 17/10/2013 

Antoniazzo_Annunciazione_S_Maria sopra Minerva_1500ANTONIAZZO ROMANO “Pictor Urbis”
1 novembre 2013 – 2 febbraio 2014Roma, Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane, 13

Orario: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00)
Chiusura: il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio

Didascalie delle immagini 
1. Antoniazzo Romano, Madonna col Bambino e donatore, Rieti, Museo Civico, 1464
2. Antoniazzo Romano, Natività, Civita Castellana, San Pietro, 1480ca
3. Antoniazzo Romano, Trittico di Fondi, Fondi, San Pietro, 1475-79ca
4. Antoniazzo Romano, Madonna col Bambino, Velletri, Museo Diocesano, 1483
5. Antoniazzo Romano, Madonna col Bambino, Velletri, Museo Diocesano, 1486
6. Antoniazzo Romano, Pala di Montefalco (SS. Vincenzo, Caterina, Nicola da Tolentino), Montefalco, ex chiesa di San Francesco, 1480ca
7. Marcantonio Aquili, Resurrezione (scomparto centrale); nei laterali: santo Stefano e san Lorenzo, Rieti, Museo Civico, 1511
8.  Pancrazio Jacovetti, Matrimonio mistico di santa Caterina, Viterbo, Museo Civico, 1477
9. Antoniazzo Romano, Annunciazione, Roma, Santa Maria sopra Minerva, 1500



 

Torna alla lista        Stampa