Après moi le
déluge ?


No, non crediamo, è solo un video ironico, quello apparso nella pagina di Firenze di Repubblica.it (e su altri siti on line) dove Antonio Natali, scatolone sotto il braccio, seguito da Leonardo, Michelangelo, Cosimo de Medici, Lorenzo Il Magnifico e Giorgio Vasari, esce dal suo studio, prende l'ascensore e raggiunge una panchina dove lancia briciole ai piccioni, non prima di aver oltrepassato il grande portone degli Uffizi, chiuso.

E' un video ironico, ma certo la vicenda che racconta e riassume lascia l'amaro in bocca. L'avevamo incontrato giusto qualche settimana fa, proprio lì, in quello studio, salendo da via della Ninna, a lato dei Lanzi, per parlargli di un progetto che ci stava a cuore. La libreria, che nel video appare desolatamente vuota, traboccava di volumi (molti suoi), tanto che non riusciva a trovare una pubblicazione per noi importante perchè inerente l'ambito del lavoro che gli stavamo illustrando. Ironico anche allora, ma certo ancora abbastanza avvilito per essere stato inopinatamente e inaspettatamente escluso -pochi mesi prima- dalla direzione degli Uffizi. Non ne avrebbe voluto parlare, anzi, ci aveva negato un'intervista proprio per evitare fraintendimenti personalistici, quando News-Art lanciò l'inchiesta sulla Riforma Franceschini, con le interviste ad alcuni tra i più importanti ex sovrintendenti e studiosi, tutti, ma proprio tutti increduli che non fosse stato riconfermato. Ma il discorso scivolava inevitabilmente verso quelle strane modalità concorsuali previste dalla Riforma che lo avevano tagliato fuori, consentendo peraltro al ministro -come ebbe a spiegarci Vittorio Sgarbi- di lavarsene (almeno apparentemente) le mani. (Cfr.http://www.news-art.it/news/soprintendenze--miste--e-musei-gratis--ecco-la-rivoluzione.htm)

E comunque poche recriminazioni da parte sua, neppure mentre ci ricordava il travaglio interiore vissuto quando dovette scegliere di rinunciare alla cattedra universitaria a Perugia -rinunciando peraltro ad uno stipendio doppio rispetto a quello di direttore degli Uffizi- per intraprendere questo percorso di funzionario pubblico; solo un forte rimpianto per non aver potuto completare i grandi progetti che aveva già messo in cantiere e che probabilmente intuiva avrebbero trovato difficilmente spazio nelle 'nuove' logiche più di tipo imprenditoriale che culturale, secondo un malinteso concetto di valorizzazione tutto basato su operazioni di marketing.  Nessuna parola sul nuovo arrivato, Eike Schimdt, che invece di lui aveva subito decantato le lodi "per me è sempre stato una guida" aveva subito affermato quest'ultimo, ma il palinsesto sarebbe stato ben diverso, distante dall'idea che Natali ancora pochi giorni fa esprimeva sul ruolo dei musei :"Credo abbiano prima una funzione etica e solo in un secondo momento estetica ed economica. La ricchezza che deriva da un museo è il risultato di un lavoro di formazione" (da un'intervista a Chiara Dino, Il Corriere Fiorentino, 3 agosto 2016).
E questo forse è il  motivo della "rottamazione" di uno specialistra di caratura internazionale, apprezzato universalmente, che è stato capace di gestire un patrimonio artistico vero fiore all'occhiello del nostro paese, rendendolo ancor più fruibile ed esaltandone nel giusto modo la preziosità.
Una vicenda -come dicevamo- che lascia l'amaro in bocca.

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