IL CONTE CESARE MATTEI E LA SUA ROCCHETTA:
COME L’ARTE PUO’ AIUTARE A GUARIRE

di
LIsa VITALI

Presso il comune di Grizzana Morandi, sito sull’appennino bolognese, in località Ponte di Verzuno, dal 2015 è possibile visitare la Rocchetta del conte Cesare Mattei grazie ai cospicui fondi della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna fra i cui fondatori spicca il celebre conte
Questo personaggio, il cui nome è stato quasi dimenticato nel corso del tempo, nella metà del 1800 era invece importantissimo, non solo per il ruolo svolto all’interno del Senato bolognese, ma soprattutto per la sua filosofia di vita tradottasi in un nuovo tipo di medicina chiamata “Elettromeopatia”  basata su pastiglie formate da erbe officinali e un liquido di derivazione vegetale detto “elettricità” che poteva essere negativo o positivo e utilizzato di conseguenza a seconda della diagnosi. Non dobbiamo dimenticare che in quel periodo venivano svolti gli studi sull’elettricità presente non solo nei corpi vegetali - come fece appunto Mattei - ma anche sugli esseri animali, ad esempio le rane, come sperimentò Galvani.  Con questa nuova Scienza il conte era convinto di poter curare ogni tipo di malattia, cosa che le altre medicine dell’epoca non potevano fare. Egli aveva provato sulla sua pelle la inutilità di certe cure, essendo morta la madre in giovane età probabilmente a causa di un cancro, assolutamente non diagnosticabile in un’epoca in cui peraltro la maggior parte delle profilassi consisteva in salassi o presunte “epurazioni del sangue malato”.
Per questo motivo Mattei si ritirò a vivere in questa piccola località progettando un luogo magico nel quale poter proseguire i suoi studi sulla nuova medicina che i contemporanei apprezzarono particolarmente ritenendola miracolosa: la sua fama si spinse ben oltre i confini italiani, arrivando sino in Russia, tanto che Dostoevskij lo cita nei “Fratelli Karamazov”, romanzo nel quale il protagonista, affranto dal fatto che nessun medico al mondo riuscisse a curarlo, afferma che  «disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica!».
La sua fama crebbe ad un livello tale da riuscire a vendere in Europa e nel mondo ben otto milioni di pastiglie elettromeopatiche, anche in virtù delle sue grandissime doti imprenditoriali.  Il conte possedeva vari studi in tutta Italia ma a partire dal 1850, anno di inizio di costruzione, visse prettamente nella Rocchetta da lui ideata, realizzando un perfetto connubio fra la sua medicina, l’arte e le scienze naturali. Il luogo su cui sorge è una sorta di incontro di tutti gli elementi naturali che erano fondamentali per la sua medicina: al di sotto della Rocchetta, costruita interamente su una roccia e di cui è possibile vedere alcune parti lasciate grezze al suo interno, scorre il fiume Limentra, dunque l’elemento dell’acqua, in un posto particolarmente esposto ai venti, con tanto di torre  sormontata da una cupola in rame dorato a forma di fiamma, per rievocare appunto l’elemento del fuoco.
Per quanto riguarda gli stili architettonici presenti  è possibile parlare di una stratificazione: al 1850 è possibile far risalire le varie costruzioni in stile medievale, come la torre quadrata che fisserà come residenza personale e il cortile centrale. In questo luogo inoltre sorgeva nel 1100 la vecchia rocca della contessa Matilde di Canossa e il suo cimitero,  dunque luogo consacrato.
Di influenze totalmente diverse è invece la parte costruita a partire dal 1870, prettamente moresca e per la cui costruzione lavorarono le stesse maestranze impegnate nel castello di Sammezzano, a pochi chilometri da Firenze,  residenza di Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona, luogo purtroppo quasi dimenticato e che avrebbe bisogno di un accurato restauro per tornare al suo splendore originario.
Interessante è la stratificazione che si viene formando negli oggetti decorativi presenti,a partire proprio dal cortile centrale, nel quale è possibile ritrovare posto come balconcino un sarcofago derivante dai cantieri abbandonati della chiesa di San Petronio a Bologna. Da questi cantieri deriva anche un ambone raffigurante i quattro Evangelisti spezzato a metà per porre le due metà in luoghi diversi come fossero anche questi dei balconi. Al di sotto del balconcino è possibile individuare due sostegni anche questi di origine medievale derivanti dall’arca smantellata attribuibile a Pierpaolo delle Masegne di Giovanni da Legnago del 1383, le cui parti principali sono ancora esposte al Museo Civico Medievale di Bologna in Palazzo Ghisilardi.
Il conte era veramente un grandissimo studioso, la sua biblioteca sterminata è ancora presente all’interno dell’Archivio Museo di Cesare Mattei a Grizzana Morandi, ed era capace di guardare al proprio passato italiano, come abbiamo visto fino adesso, avendo però sempre uno sguardo attento sulle tradizioni culturali del resto del mondo, specialmente quello moresco- islamico. E tuttavia, pur non avendo mai visto direttamente questi luoghi li studiò assai dettagliatamente, ricreando ad esempio la sua cappella privata a immagine della Mezquita di Cordoba, riqualificandola in chiave cristiana e pagana inserendo un finto mosaico rappresentante gli apostoli e un fregio con pigne riconducibili alla fertilità pagana. Riconducibile a questa cultura è inoltre il cosiddetto cortile dei leoni, riproduzione in miniatura del cortile dell’Alhambra di Granada, riprodotto in copia esatta all’Esposizione Universale per l’Architettura al Crystal Palace di Londra. Questa stanza è l’emblema di come Cesare Mattei sia riuscito a usare l’arte allo stesso modo di uno spot pubblicitario: il cortile infatti non è una riproduzione esatta, bensì è possibile ritrovare il simbolo della Rocchetta Mattei nei medaglioni al di sotto del fregio in arabo antico, ed è esattamente il simbolo attraverso il quale le medicine del conte erano conosciute in tutto il mondo, in pratica un “brand” ante litteram.
Questa dimora doveva rappresentare non solo una casa, bensì il mondo intero e all’interno si può trovare tutto quello di cui ha bisogno un uomo per curarsi, a partire proprio dall’architettura che in ogni angolo offre un assoluto effetto scenico non casuale in quanto deve essere il veicolo che rende efficace la cura per il paziente che infatti risiedeva all’interno della Rocchetta insieme al padrone di casa. Così ogni singolo elemento architettonico non doveva essere fine a sé stesso ma aveva una precisa valenza simbolica: il tutto doveva portare a una continua ascesa verso l’alto, infatti il paziente se voleva essere curato doveva arrivare nel paese di Riola - che ha la stazione ferroviaria più vicina e che venne costruita appunto per volere del Conte- salire a piedi fino alla Rocchetta e da qui giungere fino allo studio di Mattei che si trovava nella torre più alta. Questo movimento era accompagnato dalle continue illusioni date dall’architettura, in primis quella presente nella cappella che composta principalmente di materiali poveri come il cemento, gesso e stucchi e tele dipinte che andavano a sostituire marmi e legni intagliati, che portavano il paziente a una continua ascesa verso l’alto, o come la scala nobile, una lunghissima scala a chiocciola ideata sull’idea della medicina araba secondo la quale se risultava esserci un qualche malore ciò era imputabile alla cattiva distribuzione dei liquidi all’interno del corpo umano: per questo la scala è dipinta con strisce di tre colori alternati, rosso giallo e nero, che danno l’illusione che sia la scala a muoversi al posto nostro in una perpetua risalita ( o discesa).
In conclusione l’arte viene qui sfruttata con sapienza e passione come espressione di conoscenza dei luoghi limitrofi come gli inserimenti medievali bolognesi, come “brand”, e come Cura: arte come parte integrante di una nuova medicina in grado di curare ogni male, specialmente la depressione per la quale  la stessa Principessa Sissi venne dal Conte
di
Lisa Vitali,               Bologna  14 / 2 / 2017
 

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