Arturo NOCI (Roma 1874 - New York 1953)

Tra Roma e New York

Dal Divisionismo aristocratico al ritratto borghese



Raffinato interprete della belle époque italiana, Arturo Noci godette di uno straordinario successo nel primo Novecento grazie ad una non comune abilità tecnica e disegnativa e uno spiccato senso del colore, spesso modulato sui toni caldi. La sua particolare sensibilità nel ritrarre le belle signore dell’alta società, nonché il fascino esercitato su di lui dal glamour della mondanità, contribuirono a farne uno dei ritrattisti più apprezzati dall’aristocrazia internazionale e, a partire dagli anni Dieci, persino dalle dive del Cinema muto. La sua originale interpretazione della tecnica divisionista fece parlare Enrico Prampolini di “divisionismo aristocratico”: una definizione che – sebbene impiegata in senso ironico – si rivela particolarmente appropriata per descrivere il divisionismo nociano, caratterizzato da atmosfere soffuse, calde e velatamente sensuali soprattutto per ciò che concerne soggetti intimisti o ritratti eleganti.


Dopo il successo della mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma (Arturo Noci: figure e ritratti degli anni romani, 2015), Arturo Noci torna in scena presso la Galleria Berardi con una selezione di opere inedite, tra paesaggi e ritratti, che documentano il percorso del pittore romano nella sua interezza: dal periodo della formazione nella Roma simbolista di Giulio Aristide Sartorio, con opere quali Villa borghese (1896) e Il figlio di Bacco (1905), agli anni trascorsi a New York, dove si trasferì nel 1923 per lavorare per oltre trent’anni in qualità di affermato ritrattista della borghesia americana. Indagando ogni aspetto della sua eclettica produzione, questa mostra intende quindi offrire uno sguardo completo e definitivo sull’opera di Arturo Noci, uno dei più importanti artisti romani attivi all’alba del XX secolo.


Si espongono alcuni capolavori fino ad ora ritenuti dispersi, come il celebre Ritratto in giallo, presentato da Noci con successo alla Biennale di Venezia del 1905: l’artista dimostra in questo grande pastello di aderire al gusto della ritrattistica moderna internazionale, con particolare riferimento alla pittura di Whistler, omaggiato a partire dalla scelta cromatica, una vera e propria “armonia in giallo” ottenuta attraverso il tocco diviso. Protagonista del ritratto è la misteriosa e affascinante contessa “Kitty” Tonelli Macarini Carmignani, figlia del matematico lucchese Alberto Tonelli: Noci la immortala pensosa e quasi malinconica, con una nota di sensualità nel rosso acceso delle labbra, realizzando così uno dei più bei ritratti del primo Novecento italiano.

La produzione divisionista negli anni d’oro della “Secessione romana” è invece documentata da due paesaggi (L’Isola tiberina, 1912 e Terracina, 1913) e un Nudo (1916) proveniente da un’importante collezione statunitense in cui l’originale taglio compositivo si unisce ad una pennellata veloce e dinamica; chiudono la mostra due ritratti americani, uno della seconda metà degli anni Venti (Ragazza con libro), l’altro del 1944 (Giulianina), in cui l’artista torna sui temi infantili, con i quali si era già distinto durante gli anni romani.

  Manuel Carrera

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