Cacce principesche - Tivoli, Villa d'Este

Villa d’Este_Tivoli_fig_1Fino al 20 ottobre prossimo gli splendidi ambienti di Villa d’Este a Tivoli faranno da cornice alla mostra “Cacce principesche. L’arte venatoria nella prima età moderna”, curata da Francesco Solinas e promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. Sono più di sessanta le opere coinvolte dall’evento, che intende raccontare attraverso dipinti, sculture, incisioni, armi e utensili – tra cui materiali rari e inediti – l’importanza che l’arte venatoria ha avuto all’interno delle corti europee, in particolare tra il XVI e il XVIII secolo.

La caccia sin dall’antichità ha infatti costituito un esercizio di virtù e di forza da parte anzitutto del principe e del sovrano, concorrendo nello stesso tempo a rifletterne lo stato sociale e la ricchezza. «Piacere da gran Signori e conveniente ad un uomo di Corte», così definisce tale pratica Baldassar Castiglione nel suo Cortegiano (Venezia, 1528), un passatempo che si adattava perfettamente al modo di vivere degli Estensi, e che rende la Villa progettata dall’architetto e antiquario napoletano Pirro Ligorio per il cardinale Ippolito II d’Este tra il 1550 e il 1572, un luogo ideale per alloggiare l’esposizione (fig. 1).

Fontana dell’Organo idraulico__Tivoli_Villa d’Este_fig_2Dopo una carriera ecclesiastica di rilievo internazionale, che lo portò giovanissimo alla corte di Francia, tra il 1535 e il 1549, e poi a Roma nel 1550, il cardinale Ippolito riuscì a far convergere su di sé non solo la carica di Protettore degli affari francesi presso la Santa Sede, ma anche quella di governatore a vita di Tivoli e del territorio circostante, conferitagli da papa Giulio III. Fu per abitare degnamente le scoscese e impervie colline dell’Aniene, in un contesto in cui le antichità romane erano ancora una realtà viva e carica di suggestioni, rappresentate magnificamente dalle rovine della villa di Adriano e dai templi di Tiburnus e della Sibilla Albunea, descritti peraltro con grande rapimento da Ligorio, che il cardinale volle farsi erigere la villa. La residenza avrebbe fatto da splendido pendant ai palazzi del Quirinale e di Monte Giordano, abitazioni del cardinale a Roma, divenendo il luogo deputato a coltivare i raffinatissimi ozi di Ippolito, devoto al collezionismo d’arte e grande cultore delle lettere.

Gli interventi intrapresi dal cardinale e dal suo architetto furono immani e agli occhi dei viaggiatori suoi ospiti, a dir poco miracolosi. Tra i molti basta riflettere sulla difficilissima operazione di disciplinare e convogliare le acque dell’Aniene, iniziativa per cui occorse perforare persino il monte, ma che ha reso possibile l’incantevole intrico dei giochi d’acqua che costituiscono una delle attrazioni dei giardini. L’acqua infatti è la protagonista che dà vita ai congegni delle fontane, tra cui le più celebri sono proprio quelle disegnate da Ligorio: le Cento Fontane e quelle dell’Ovato e dell’Organo idraulico (fig. 2). La natura pittoresca e amena che circonda la residenza, e che già dall’antichità aveva fatto di Tivoli, dei suoi boschi e dei suoi corsi d’acqua lo scenario di grandi battute di caccia, ricorre nei paesaggi affrescati nelle sale della palazzina, che furono dipinte da alcuni dei protagonisti del tardo manierismo romano tra i quali Livio Agresti, Federico Zuccari, Durante Alberti, Girolamo Muziano, Cesare Nebbia e Antonio Tempesta.


Josse de Momper_Jan Brueghel il Vecchio_Cacciatori su un sentiero di montagna_Roma_Galleria Colonna_fig_ 3La mostra infatti propone ai visitatori di confrontarsi in particolare con il ciclo dei paesaggi venatori dipinti probabilmente dal pittore e incisore fiorentino Antonio Tempesta nei primi decenni del Seicento nella Sala della Caccia, che rievoca questo svago presso la corte degli Estensi e dell’aristocrazia papale, affiancando agli affreschi pitture e sculture provenienti da musei pubblici italiani, tra i quali Palazzo Corsini, Palazzo Venezia, Galleria Colonna e i Musei Capitolini, e da collezioni private.

Fyt%20Jan_Allegoria%20della%20caccia_collezione%20privata_fig_%204Il percorso espositivo affronta il tema nelle sue più varie interpretazioni. Dal filone più intimista del paesaggio abitato dall’uomo e dagli animali – rappresentato in mostra dai dipinti di Jan Breughel il vecchio e Josse de Momper (fig. 3), Hendrick van Balen, dal pittore bambocciante Michelangelo Cerquozzi, da Paul e Mathijs Bril – a quello allegorico della natura morta, con opere di Jacopo da Empoli, Jan Fyt (fig. 4), Frans Snyders e Pieter Boel.

Tempesta Antonio_Caccia al leopardo_1605-1610_collezione privata_fig_5Un altro aspetto è quello della caccia come battaglia nell’ambito delle ville suburbane, presente nelle composizioni dello stesso Antonio Tempesta (fig. 5) e nelle stampe del fiammingo Giovanni Stradano (Jan van der Straet), e infine del ritratto, incarnato ad esempio dal dipinto del Gentiluomo con un falco, attribuito a Domenico Pellegrini (fig. 6). L’esposizione include anche una selezione di armi antiche, provenienti dal Museo Stibbert di Firenze, scelte in base all’epoca e alla fattura pregevole per dare un’idea della strumentazione usata per la caccia in Età Moderna in Europa.
Giulia Bonardi, 14/8/2013

 



 

Pellegrini Antonio(attr_)_Ritratto di gentiluomo con un falco pellegrino_1602_collezione privata_fig_ 6Cacce principesche. l’arte venatoria nella prima età moderna
a cura di Francesco Solinas
Tivoli, Villa D’Este
17 maggio – 20 ottobre 2013

Orari 
Dal martedì alla domenica ore 8.30 fino ad 1 ora prima della chiusura del monumento.
Lunedì chiuso
Ingresso 
Biglietto unico € 11,00: mostra ingresso villa
Ridotto: € 7,00
 

INFORMAZIONI
tel. 0774/335850 - www.villadestetivoli.info


Didascalie immagini
1. Veduta di Villa d’Este, Tivoli

2. Fontana dell’Organo idraulico (1568-1611 circa), Tivoli, Villa d’Este
3. Josse de Momper (Anversa 1564 – 1635) e Jan Brueghel il Vecchio (Bruxelles 1568 - Anversa 1625),
    Cacciatori su un sentiero di montagna, olio su tavola, cm. 44,8x62,4, Roma, Galleria Colonna
4. Jan Fyt (Anversa 1611-1661), Allegoria della caccia, olio su tela, cm. 228x396, collezione privata
5. Antonio Tempesta (Firenze 1555 – Roma 1630), Caccia al leopardo 1605-1610, olio su rame, cm. 37x51, coll. privata
6. Attr. a Domenico Pellegrini, Ritratto di gentiluomo con un falco pellegrino, 1602, olio su tela, cm. 110x83, coll. privata.

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