CAPOLAVORI della SCULTURA BUDDHISTA GIAPPONESE


A cura del Prof. Takeo Oku
SCUDERIE DEL QUIRINALE
30 luglio - 4 settembre

E’ stata inaugurata alle scuderie del quirinale una esposizione che certamente è destinata a lasciare il segno; grazie ad essa infatti è possibile ammirare la valenza artistica di una nazione nota al grande pubblico occidentale soprattutto –se non solamente- per le sue applicazioni in campo tecnologico e scientifico.
La mostra racconta le caratteristiche che hanno connotato la civiltà giapponese negli oltre sei  secoli intercorsi tra il “periodo Asuka” (VII – VIII sec. d.C.) e il “periodo Kamakura” (1185 – 1333) e propone 35 opere lignee davvero preziose, che testimoniano da un lato l’ “espressionismo –come l’ha chiamato Takeo Oku, il curatore della mostra del periodo Asuka” e dall’altro “la scultura realistica e vigorosa dell’epoca Kamakura”. E’ il momento questo in cui l’arte scultorea nipponica risponde ad un nuovo atteggiamento mentale da cui scaturisce l’idea che occorresse percepire la presenza del sacro nella realtà immanente”; di qui, la conseguente ‘umanizzazione’ e l’estremo realismo delle figure. C’è da credere quindi che non a caso Francesco Lizzani, nel suo contributo al catalogo, abbia creduto di vedere richiami alla forza energetica espressa da Niccolò dell’Arca nel Compianto in Santa Maria della Vita a Bologna, risalente peraltro a più di tre secoli dopo. (fig1)

Le opere esposte alle Scuderie sono “statue destinate al culto. Il Governo ne ha classificate 2626 … in Italia ne abbiamo portate 21”; si tratta per lo più oggetti di difficle reperimento, perché provenienti da templi e da santuari, cioè da luoghi di non facile accessibilità, come sono invece i nostri edifici sacri e le nostre chiese.
Si tratta del principio secondo il quale arrivare al sentimento della divinità comporta metaforicamente un cammino verso l’alto che ha per l’appunto il suo corrispettivo nella difficoltà del raggiungimento terreno. E c’è da dire che in effetti in questo senso esiste una notevole assonanza –al contrario di quanto pure qualcuno ha scritto- con le grandi religioni di tipo monoteista, se pensiamo che per noi, per i cristiani, Dio è l’Assoluto, ovvero una condizione extra-ordinaria della Coscienza individuale e collettiva, tale per cui il desiderio di conoscenza e di soddisfacimento sta precisamente nel patire per raggiungerlo. Come diceva sant’Agostino, la preghiera consiste in una domanda e nello stesso tempo in un desiderio; si prega, si recita un sermone per arrivare a far nascere dentro di sé la luce interiore, per arrivare all’unione con la divinità. Ed è un passaggio sul quale un seguace del buddhismo può convenire benissimo, perché se è vero che, come dicevamo, in Giappone, a differenza che da noi, il sacro è di difficile reperibilità, tuttavia è anche vero che le tecniche spirituali, pur differenti, convergono però sulla consapevolezza che la via che l’essere umano deve percorre è ‘alta’, e nasce dal desiderio dell’Assoluto.
L’esposizione s’incentra su quello che appare come l’alfabeto dei valori del Buddha, vale a dire i temi della meditazione, della quiete, della comprensione, della clama, nonché dell’ira e della paura; ma ammirare opere quali Kosei: Tazan Fukun (Periodo Kamakura, 1237) o Inken: Shaka Nyorai (Perido Kamakura, sec. XIII) – fig 2, 3 - oppure ancora le due Maschere gigaku : Shori no Uonari, e Kiei (fig 3, 4) valori trasmessi attraverso un concetto di ‘bello’ frutto di un’estetica basata sulla essenzialità delle forme ma anche sul legame con la spiritualità, laddove la stessa scelta del legno (unico materiale utilizzato, a partire dal IX sec) risponde all’idea che la divinità sia in ogni  elemento della natura.
Ma se questa predisposizione spirituale, se si può dire, si ricompone attraverso le opere di scuole e di insegnamenti legati alla ritualità e allo stile del tempo cui appartengono, resta che “la scultura lignea giapponese –come ha ben colto Claudio Strinati, nel suo contributo al catalogo- è un vertice assoluto dell’arte”. Al punto che al di là delle conoscenze che si possono avere a proposito di scultura orientale e buddhismo, anche un ‘normale’ visitatore non potrà che esserne attratto
Resta da dire che indipendentemente dal grado di partecipazione che questa particolare ma straordinaria esposizione otterrà in termini di visite e gradimento, probabilmente quello che si può già da ora considerare il vero successo della iniziativa consiste nell’aver avviato un percorso di collaborazione inter istituzionale che non potrà che sviluppare un’ancor più concreta cooperazione culturale nel segno del rispetto delle singole tradizioni e nella consapevolezza che la internazionalizzazione della cultura e la valorizzazione delle arti e sono elementi fondamentali per favorire e rinsaldare il dialogo tra le nazioni, in un momento di difficoltà e chiusure come quello che stiamo affrontando
E’ il compito che spetta alla cultura e a tutte quelle iniziative che, come questa sui Capolavori della Scultura Bhuddista,  parlano un linguaggio che tutti capiscono, il linguaggio universale delle arti.
 

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