AD USUM FRATRIS


Alla Biblioteca medicea laurenziana, esposizione di antichissimi manoscritti miniati provenienti da Santa Croce:
dalla Bibbia di Enrico de’ Cerchi ai libri di grande formato quali il “De Moralia”
 di Gregorio Magno.
 
Si è conclusa oggi a Firenze la prima parte della lunga mostra proposta presso le sale della Biblioteca medicea Laurenziana , che dopo un momento di pausa nei mesi estivi, sarà nuovamente visitabile a partire dal 5 settembre fino al 5 gennaio 2017, al fine di consentire un maggiori afflusso di pubblico.
L’esposizione, dal titolo “Ad usum fratris”, di non facile richiamo per i comuni visitatori, presenta una selezione dei 734 codici appartenenti alla biblioteca del Convento francescano di Santa Croce di Firenze, che nel 1766 , data l’incuria in cui versava la biblioteca francescana e « per maggiore comodità degli studiosi » (si veda Moisé F., Santa Croce di Firenze, Firenze 1845) vennero trasferiti presso la Biblioteca Laurenziana per ordine del Granduca Pietro Leopoldo, evento che sancì di conseguenza la loro salvezza.
In tale mostra vengono esposti soltanto 53 di questi codici; pregiatissimi manoscritti miniati in Italia centro-settentrionale databili tra l’XI e il XIII secolo. Tra questi vi sono molti testi biblici, visibili nelle prime sale, quali la preziosa Bibbia umbra della fine del Duecento e alcuni libri di grande formato del “De Moralia” di Gregorio Magno con decorazioni miniate solo all’inizio del testo, contrassegnate da tralci, elementi geometrici o vegetali e immagini stilizzate tipiche del XII secolo.
Notevole poi risulta anche la sezione dedicata al diritto, nella quale si ripercorre, attraverso una decina di codici, in maniera specifica la storia del diritto canonico tra XII e XIII secolo, che riveste una peculiare importanza in quanto si collega alla funzione di Ufficio del Tribunale dell’Inquisizione svolta dal Convento di Santa Croce. Sono presenti qui numerosi esemplari di scuola bolognese, fondamentale centro di produzione di codici miniati nel corso del Duecento, grazie anche alla presenza della locale università. Tra questi sono da ricordare il celeberrimo Decretum Gratiani, fondamentale testo del diritto canonico e una copia delle Decretales di Papa Gregorio IX, da cui è stata estrapolata l’immagine di locandina della mostra, con le tavole delle consanguineità e delle affinità, illustrazioni molto comuni in manoscritti del genere volte a regolare controversie di tipo giuridico, quali legittimità di matrimoni tra consanguinei o contese legate a questioni ereditarie.  
Estremamente rilevante, sia da un punto di vista storico artistico che visuale, è senza dubbio la Bibbia miniata in 17 volumi, che viene presentata nella prima sala, commissionata da fra’ Enrico de’ Cerchi, membro di una delle più rilevanti famiglie dell’epoca e da questi lasciata al Convento di Santa Croce alla morte avvenuta nel 1285.
Tale monumentale opera rappresenta senza dubbio un “pezzo forte” nell’ambito dei manoscritti miniati dell’epoca, che si contraddistingue per una grande preziosità ed eleganza delle figurazioni, mostrando elementi tipici della scuola bolognese del I e del II stile, quali tralci vegetali, foglie accartocciate a cui si associa in alcuni volumi una particolare espressività e gestualità dei personaggi.

La mostra si conclude con libri che dovevano guidare i frati nella vita di tutti i giorni, quali: summe di diritto canonico; libri di grammatica latina, come le  Institutiones grammaticae di Prisciano; libri di vite dei santi, che fornivano ai frati gli exempla su cui impostare la predicazione; racconti agiografici come quelli di Jacopo da Varazze ed infine un testo del IX secolo, il Liber de laudibus Sanctae Crucis di Rabano Mauro, abate di Fulda e arcivescovo di Magonza. Quest’ultimo si contraddistingue dagli altri manoscritti per i cosiddetti carmina figurates, ovvero immagini derivanti dalla particolare disposizione delle lettere, che venivano appositamente collocate in modo tale da far risultare figure e dar vita al contempo ad un vero e proprio testo nel testo in quanto dall’intreccio delle lettere potevano poi scaturire altre parole.


Un’esposizione, quindi, estremamente rilevante che dimostra come la miniatura non sia assolutamente da considerare “un’ arte minore” ma rappresenti piuttosto una parte importante della nostra storia dell’arte, un banco di prova per gli artisti di quel tempo, che in pochissimo spazio e su un delicatissimo supporto quale quello pergamenaceo dovevano dar vita ad immagini tecnicamente valide e al tempo stesso d’impatto, al fine di facilitare la comprensione del testo.
La mostra, che si avvale anche dell’installazione di supporti tecnologici, volti a favorire all’utente la consultazione dei codici nella loro totalità, è certamente di notevole interesse per chi come me ama il settore e ha delle competenze in merito. Tuttavia, probabilmente si poteva fare di più per quanto riguarda la descrizione dei codici esposti, di cui molto spesso viene segnalata solo la didascalia con linguaggi fortemente tecnici. Poco utili risultano tra l’altro agli occhi del visitatore meno esperto anche gli schermi, carenti di informazioni necessarie ad un maggiore approfondimento circa la storia di questi manoscritti.
Probabilmente tutto ciò è dovuto in primis all’erronea tendenza a  considerare la miniatura un settore di nicchia, difficilmente comprensibile ai più, cosa che a mio parere andrebbe rivalutata, al fine di ampliare la ricettività di un sempre più vasto pubblico.
Biblioteca Medicea Laurenziana, Piazza San Lorenzo, 9 Firenze
18 marzo – 25 giugno 2015 / 5 settembre 2016 – 5 gennaio 2017
Enti promotori: Biblioteca Medicea Laurenziana; Università di Firenze, Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo
25 / 6 / 2016                                               Francesca Callipari
 

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