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Caravaggio, ovvero dell'eterogenesi dei fini; una riflessione sull'arte del genio lombardo a margine del convegno di Roma

Fu consapevole l'artista delle conseguenze che avrebbe determinato la sua espressività, tanto rivoluzionaria ma anche così fortemente evocativa ? (di Franco Luccichenti)


Caravaggio e l'energia liberata:

Una sintetica riflessione sulla profonda
e innovatrice forza espressiva dell'arte di Caravaggio in occasione del convegno del Primo Marzo alla Sapienza Università di Roma

di
Franco LUCCICHENTI

Nel Manierismo gran parte delle rappresentazioni pittoriche ha come sfondo un paesaggio più o meno esteso, quinte architettoniche e  in lontananza quasi sempre visibile è l'orizzonte.
Durante il Rinascimento il paesaggio è addirittura coprotagonista dell'evento rappresentato, assumendo valore pittorico e simbolico autonomo.
Le storie raffigurate vivono in spazi APERTI .Importante diventa il rapporto con il territorio al contorno e la sua riconoscibilità. Suggestioni estetiche esterne e estranee alla scena centrale partecipano alla composizione.

Nel Trecento il fondo dorato che circonda Santi e Madonne esclude la terra dalle composizioni e gli artisti raffigurano con l'oro il vestibolo di un  paradiso promesso dove la materia non è ammessa.

Con Caravaggio nell'arte di dipingere entra la notte. Non so se l'artista poteva conoscere la mistica della  "notte oscura" che da Gregorio Nisseno a S Giovanni della Croce doveva  portare nel Novecento ,rovesciando i significati, ,alle speculazioni di Jung sull'OMBRA  che si nasconde nell'inconscio.

Certo è  che la  natura umbratile di Caravaggio emerge dalle sue composizioni. La cruda realistica violenza di certe sue rappresentazioni, magicamente classiche, rivelano una capacità straordinaria dell'artista di esplorare le profondità del'anima e le sue fantasie nascoste . Se si escludono poche opere giovanili, intorno alle figure che sostanziano il dipinto lo spazio rappresentato si va CHIUDENDO. Pareti, muri, qualche finestra alta da dove non è possibile guardare oltre, fanno da cornice, da sfondo, da quinta alla scena e ai suoi protagonisti.

Quasi sempre un  raggio di luce obliquo cancella parte dell'l'oscurità delle  pareti di fondo. Proviene da una finestra alta nascosta. Gli attori della scena sono racchiusi in una scatola pittorica che sembra avere la funzione di condensare-custodire significati, evitare inutili dispersioni di valori formali e simbolici.

Le storie rappresentate sulla tela da Caravaggio appaiono, sopratutto nei grandi formati, essenzialmente dinamiche. Come un maestro del cinema, ferma sulla tela-schermo, la scena madre illuminata da una luce radente simile a un lampo al magnesio. Il lampo di luce coglie l'istante cruciale dell'evento e lo FISSA nell'attimo fuggente.
Lo spazio  che fa da sfondo alla storia è oscurato, notturno CHIUSO.  Il contrasto tra l'energia dinamica della scena e la forza antagonista, occlusiva dello spazio scuro al contorno libera, attraverso l'unica parete mancante, quella verso l'osservatore esterno, una forza esplosiva portatrice di formidabili significati formali narrativi simbolici.
 

Un dio sconosciuto permette a Caravaggio di far emergere luce, vita e morte  dalle tenebre.
Tutta l'Europa artistica subirà per molti decenni i traumi di questa misteriosa esplosione.


di

Franco LUCCICHENTI     
Roma  4 / 3 / 2017
 
 

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