DENTRO CARAVAGGIO una mostra che Il 29 settembre in coincidenza con la sua possibile data di nascita a Milano celebra Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Nel suo atto di battesimo, rintracciato nel 2007 presso l’archivio Diocesano, risulta essere stato battezzato nella chiesa di sant’Angelo in Brolo a Milano, nel documento parrocchiale del 1571 è scritto “Adi 30 fu batz.o Michel angelo f. de d. fermo merixio et d. Lutia de oratoribus / compare d. fran.co sessa”.

La consuetudine in tema di battesimo dell’epoca fa supporre che sia nato il giorno prima. Caravaggio torna a Milano la città ducale dopo apprese l’arte del dipingere senza che tuttavia ancora si conosca la sua opera pittorica eseguita in terra lombarda durante il periodo giovanile. 

Un evento che si preannuncia sin da subito un successo quello di Palazzo Reale a Milano organizzato da Mondo Mostre-Skira e che ha già venduto più di 60.000 biglietti, tanto da indurre gli organizzatori ad estendere gli orari della mostra. Dopo la storica esposizione del 1951 di Roberto Longhi, con una parentesi del 2005 quando vennero esposti diversi capolavori caravaggeschi, a Milano torna quindi una retrospettiva di Michelangelo Merisi destinata a lasciare il segno, non solo per i 20 capolavori in mostra in arrivo da diverse parti dell’emisfero,  ma perché per la prima volta accanto ai dipinti del Maestro saranno affiancate immagini riflettografiche e radiografiche che mostrano cosa c’è sotto il dipinto.

Si tratta di indagini che spesso rivelano la prima idea di Caravaggio nell’affrontare il soggetto da realizzare sul supporto che faranno scoprire al pubblico pentimenti e aggiustamenti che il pittore realizzò in corso d’opera. L’evento a Palazzo Reale darà la possibilità ai visitatori di ammirare, oltre le opere figurative, anche i documenti di archivio che segnano il percorso terreno del Caravaggio e che hanno aiutato a scriverne la biografia. La mostra è curata da Rossella Vodret a cui si deve dare atto di un formidabile impegno costante nel tempo che ha consentito, grazie ai mecenati presso cui si è fatta promotrice, di finanziare le ricerche e di indagare il pittore lombardo attraverso una serie di indagini diagnostiche dei dipinti certi realizzati dal Maestro. Tali indagini possono costituire scientificamente un valido apporto nel riconoscere un’opera originale da quella realizzata da un copista o di un stretto seguace. I primi due tomi, sulle indagini diagnostiche curate da Rossella Vodret Caravaggio Opere a Roma tecnica e stile per i tipi di Silvana Editoriale sui quali hanno lavorato Maria Beatrice De Ruggeri e Marco Cardinali, sono del 2016. Sulle opere in mostra a Milano il coordinamento delle indagini diagnostiche è stato affidato a Claudio Falcucci.

Claudio Falcucci Ingegnere nucleare, si occupa da più di 25 anni dell'applicazione delle tecniche scientifiche allo studio e alla conservazione dei Beni Culturali. In questi 25 anni ha sottoposto a indagine diagnostica un gran numero di dipinti antichi, compresi alcuni fra i maggiori capolavori dell’arte italiana e straniera. Conosciuto e chiamato a collaborare da tutti i musei del mondo è ritenuto uno dei più grandi esperti in materia di diagnostica applicata alle Belle Arti.

- "Ingegnere vorremmo iniziare l’intervista per farla conoscere meglio al nostro pubblico con questa domanda: Lei lavora da ingegnere ai beni culturali e non è uno storico dell’arte. Qualcuno che rimane scontento del Suo lavoro ogni tanto glielo fa pesare. Faccia finta di essere sdraiato nello studio di un analista e che la risposta che sta per dare non la sentirà nessuno"-.

Bisognerebbe per prima cosa trovare un posto libero sull’affollato lettino dell’analista…
Scherzi a parte, credo che il mondo dell’arte abbia nel tempo imparato ad avvalersi di professionalità differenti. L’opera d’arte (almeno le opere che lei ha prima definito “antiche”) è innanzi tutto materia, che si presenta contemporaneamente come struttura e come aspetto, con due accezioni ancora più inseparabili di quanto non siano il recto ed il verso di una medaglia. Non sono parole mie, ma di uno storico dell’arte, anzi forse dell’unico storico dell’arte che nessuno si permette di contestare, Cesare Brandi. Gli studi di questi aspetti, inevitabilmente, richiedono approcci metodologici allo stesso tempo differenti e coordinati che, salvo casi realmente eccezionali, possono essere seguiti solo da persone differenti, con menti, mentalità e formazioni differenti. Lo storico dell’arte, insomma, non può più logicamente pretendere di essere l’unico attore in campo. Il restauratore, figura professionale eternamente in bilico tra quella dell’artigiano, dello scienziato e del conoscitore è sicuramente un altro degli attori necessari, come chi per formazione e per vocazione indaga l’opera nella sua struttura materica, sfruttando le metodologie scientifiche a disposizione. Ovviamente, le differenti competenze devono necessariamente e continuamente confrontarsi tra di loro, con la coscienza che ognuno costituisce solo un piccolo ingranaggio di una macchina molto grande e complessa. Solo il continuo scambio di informazioni e il confronto tra i diversi punti di vista consente di ottenere un effettivo incremento delle conoscenze, sulla singola opera e sull’artista che l’ha prodotta.

Oltre a queste professionalità, sempre più di frequente si sente la necessità di coinvolgere nelle ricerche altre figure, più idonee dello storico dell’arte, del restauratore e dello scienziato ad affrontare determinati aspetti.Ad esempio, nell’interpretazione di atti processuali del XVII secolo, è forse difficile prescindere dal contributo di persone di legge, nello studio dell’abbigliamento o delle armi raffigurate in un dipinto è impensabile prescindere dal contributo degli studiosi di storia del costume o di storia delle armi.
Sono fermamente convinto che la guida di tutte le ricerche debba essere affidata allo storico dell’arte, il solo culturalmente in grado di vedere questo problema nella sua complessità, ma che come ogni bravo coordinatore deve essere in grado di porre tutti i componenti del gruppo di ricerca in grado di lavorare nel migliore dei modi, senza sperperare informazioni potenzialmente preziose solo perché prodotte da filoni di ricerca poco affini alle sue conoscenze o negarne i risultati solo perché non in linea con le proprie attese.
 
-"In questi lunghi 25 anni quale è il suo bilancio della scienza tecnologica in materia diagnostica che avanza. Siamo riusciti a sapere di più sulla tecnica esecutiva di Caravaggio? Quali sono gli errori interpretativi tra vecchia e nuova diagnostica. Per diversi anni si è sostenuto ad esempio che Caravaggio non disegnasse."-

Fortunatamente in 25 anni non sono stato costretto ad occuparmi solo di Caravaggio, altrimenti non potrei più alzarmi dal lettino dell’analista di cui parlavamo prima. Il generale avanzamento delle conoscenze nell’ambito dei Beni Culturali prodotto dall’applicazione dei metodi scientifici è stato decisamente rilevante, si pensi ad esempio alla determinazione di molti processi di degrado delle opere, alle nuove tecniche di consolidamento e pulitura  frutto del confronto tra scienziati e restauratori.
Tornando a Caravaggio e alla sua tecnica, indubbiamente oggi sappiamo molto più di trenta anni fa di come egli dipingesse. Ricordo che durante le prime analisi che ho condotto sulle sue opere, durante la grande mostra del 1991/92 curata da Mina Gregori, la frase ricorrente era: “è inutile puntare la telecamera IR sui dipinti di Caravaggio, tanto non c’è disegno preparatorio: lo sappiamo perché lo scrive Bellori”.
 
Oggi facciamo l’elenco dei dipinti di Caravaggio in cui è stata riscontrata la presenza di disegno preparatorio e ci permettiamo di reinterpretare le parole di Bellori, dicendo che quando scrive che Caravaggio è un pittore povero di disegno non si riferisce al fatto che le sue opere non fossero disegnate, ma che fosse un pittore un po’ misero dal punto di vista dell’invenzione della composizione, giudizio del tutto personale ed estraneo agli aspetti tecnici.

Altre convinzioni sono radicalmente mutate nel corso del tempo, le famigerate incisioni che anni fa erano considerate come un tratto unico e distintivo dell’opera di Caravaggio sono oggi ricondotte ad un ruolo molto più limitato e, soprattutto, non esclusivo del pittore lombardo, le modifiche compositive (quelle che normalmente vengono indicate con il nome di “pentimenti”) che sembravano una cifra stilistica di Caravaggio sono oggi molto ridimensionate e, ovviamente, non più considerate una esclusiva del Merisi.
Certamente oggi abbiamo idee più chiare di come Caravaggio realizzasse le sue opere, ma il vero avanzamento scientifico della ricerca è nella presa di coscienza che non esiste una chiave di lettura unica per i singoli aspetti di tecnica esecutiva, che esistono eccezioni e che sicuramente esistono altri accorgimenti che il pittore metteva in pratica e che noi non abbiamo ancora considerato. L’avanzamento consiste nel fatto che oggi sappiamo di non sapere…


-"Quali novità gli appassionati del Merisi e il pubblico troveranno in questa mostra a Palazzo Reale."-
Molte novità circa la genesi delle singole opere in mostra, qualche nuova ipotesi sulla tecnica pittorica, ma per ora non posso entrare nei dettagli.
 
-"Gli storici dell’arte oggi quando devono studiare un dipinto importante chiamano il restauratore e il diagnosta. Tuttavia, a volte, acquisiti i pareri nell’attribuzione dell’opera procedono da soli. Questo comporta che spesso, soprattutto la Sua indagine, venga gestita ed utilizzata da altri, a prescindere dalla Sua opinione, nel merito. Pertanto, in alcuni casi il suo lavoro gestito da chi non le competenze diventa interpretabile, diciamo, “alla bisogna”. Questo modus operandi rischia di danneggiare non solo l’immagine del tecnico ma l’importanza della diagnostica applicata ai Beni Culturali. Quale è il Suo parere."-

Torniamo al tema dell’interdisciplinarietà delle ricerche attorno all’opera d’arte… l’approccio ottimale è quello in cui storici dell’arte, restauratori e diagnosti condividano informazioni, considerazioni e ricerche in modo da ottenere un effettivo avanzamento delle conoscenze. Capita, talvolta, che una di queste figure tenti di sopraffare le altre, imponendo il proprio punto di vista o piegando le considerazioni altrui alle proprie esigenze, e non sempre è lo storico dell’arte ad operare in tal senso… non si può generalizzare, è la normale dinamica dei rapporti tra persone. Se qualcuno mi convince che la mia interpretazione dei risultati delle mie analisi è sbagliata e mi propone di una chiave di lettura differente e ragionevole,posso accettare la nuova interpretazione, altrimenti esistono molti modi per manifestare il dissenso.

-"Nella tecnica esecutiva di Caravaggio da più parti si parla di utilizzo di specchi o addirittura di immagini proiettate. Quale è il Suo pensiero."-
L’idea che Caravaggio si dovesse servire di ausili ottici per impostare le immagini sulla tela risale a molto tempo fa ed era a mio avviso sostenuta dall’accettazione dell’assunto che Caravaggio non disegnasse. Come può un pittore impostare composizioni tanto complesse senza disegno, solo con qualche tratto inciso? Forse proietta l’immagine da rappresentare sulla tela e la dipinge direttamente? Non avendo di sicuro a disposizione diapositive e proiettori, come avrebbe potuto fare a proiettare immagini sulla tela? Caravaggio disponeva di lenti? Quale era lo stato delle conoscenze di ottica al quale Caravaggio avrebbe potuto attingere? Rispondendo a queste domande alcuni studiosi hanno formulato ipotesi non in contrasto con le conoscenze secentesche e tecnicamente praticabili, prive però a mio avviso di riscontri pratici. L’aver riscontrato sui dipinti di Caravaggio tratti di disegno, pennellate chiare e scure di impostazione della composizione, incisioni con cui avrebbe certamente potuto comporre le opere, a mio avviso fa cessare anche l’esigenza di pensare a eventuali proiezioni di immagini, che rimangono puramente frutto di speculazioni: Caravaggio avrebbe potuto proiettare immagini, come anche tutti pittori a lui contemporanei…. ma questo non implica necessariamente che qualcuno lo abbia veramente fatto. Un po’ diverso è il discorso relativo agli specchi. La luce costituisce certamente una sfida per Caravaggio, propone illuminazioni dei soggetti sempre più estreme, più simili a quelle artificiose delle moderne rappresentazioni teatrali o cinematografiche che quelle naturali. Certamente l’effetto di luci direzionali, fasci collimati e luci secondarie potrebbe essere stato il frutto della sua capacità di immaginazione, ma sembra logico pensare che, avendo a disposizione degli specchi (come testimonia l’inventario dei beni di sua proprietà sequestratigli nel 1605), possa averli utilizzati per provare dal vero le ardite illuminazioni artificiali che poi rappresenta nelle sue opere.

-"Negli studi caravaggeschi ci si è portati molto avanti nell’approfondire la tecnica esecutiva di Caravaggio. Ma non le sembra che affinchè non si indaghi altrettanto l’entourage più stretto e coevo a Caravaggio si proceda un po' a senso unico?"-
La necessità di conoscere meglio la tecnica pittorica degli artisti che operavano negli stessi tempi e negli stessi luoghi di Caravaggio è una verità assoluta, ma tale necessità vale anche per gli artisti di tempi e luoghi diversi. Piano piano si infoltisce l’elenco di opere studiate e di autori coinvolti in nuove campagne di studio, sarebbe auspicabile una accelerazione di tali ricerche, ma le difficoltà sono molte… Non sono invece convinto del fatto che, come spesso si afferma, senza lo studio dei Caravaggeschi  non si possa comprendere a fondo la tecnica di Caravaggio. Se lo scopo dello studio della tecnica di Caravaggio fosse quello di dimostrare che è stato il primo e unico a utilizzare le incisioni, il primo a dipingere su preparazioni scure, l’unico a lasciare a vista la preparazione dei suoi dipinti, allora potremmo essere d’accordo. Se invece lo studio della sua tecnica è finalizzato alla comprensione del suo modo di dipingere e di come questo sia variato nel tempo, allora la ridotta conoscenza tecnica dei pittori a lui vicini è forse un po’ meno grave.
 
Redazione
Roma, lì 26 settembre 2017

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