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Da Gagosian l'arte di Adriana Varejào nella contaminazione di storie e culture (fino al 10 dicembre)

"Azulejao", esempi di grande rilievo storico e artistico nei lavori dell'artista brasiliana in mostra a Roma (di GiorgiaTerrinoni)


GAGOSIAN GALLERY
Roma
via Francesco Crispi, 16

Adriana Varejào

Azulejào


Mi provoca sempre lo stesso effetto entrare nella galleria romana di Larry Gagosian: mi sento all'interno di un prezioso luogo di culto. Comprendano l'iperbole e non si offendano i cultori del sacro! 

Si tratta di uno spazio coerente e, al contempo, conflittuale, denso eppure inafferrabile. Probabilmente è il caso di parlare brevemente della galleria, perché vi è ancora e spesso una certa diffidenza nei confronti di Gagosian. Credo sia necessario distinguere tra l'uomo Larry Gagosian, che alla fine degli anni ottanta ha spodestato dal suo trono newyorkese l'indimenticabile Leo Castelli, e il suo sistema planetario di gallerie (attualmente sedici). Altrimenti si corre il rischio di trasformare uno degli spazi romani più belli e significativi dedicati all'arte contemporanea in un affare di gossip. 


'Sono felice di aprire una galleria a Roma, da sempre una fonte insostituibile d'ispirazione per gli artisti. Ci auguriamo di diventare parte della vita culturale di questa città straordinaria'.

(Larry Gagosian)


La galleria, situata in via Francesco Crispi -  tra via Veneto e piazza di Spagna - ha aperto i battenti nel 2007 con una scenografica mostra dedicata a Cy Twombly (Three Notes From Salalah). Lo spazio - circa 750 metri, ovvero un piano e mezzo di un edificio degli anni venti utilizzato come banca - è stato progettato dall'architetto Firouz Galdo in collaborazione con lo studio inglese Caruso St. John.


Il cuore dello spazio espositivo è la maestosa sala ovale - lunga 23 metri, larga 13 metri e con i soffitti alti 6 - regolare eppure asimmetrica, poiché un lato dell'ovale è pieno, mentre nell'altro si aprono vaste finestre. La maggior parte delle opere di volta in volta esposte devono necessariamente dialogare con questo spazio regolare eppure molto complesso.
Nel caso della mostra Azulejão, l'artista brasiliana Adriana Varejão ha realizzato un intervento site-specific. Le opere appartengono a una serie, iniziata nel 1988, con la quale l'artista ha avviato una narrazione che riflette sulla storia e sul sincretismo culturale che caratterizza il Brasile. Le numerose opere appartenenti alla serie simulano l'azulejo, ovvero la maiolica dipinta portoghese. L'azulejo è una mattonella quadrata in terracotta smaltata e, fin dal medioevo, costituisce il mezzo decorativo maggiormente impiegato nell'arte portoghese. Tradizionalmente, gli azulejos decoravano edifici sia religiosi che laici con motivi ornamentali che ambivano a omogeneizzare architettura e pittura. La storia dell'azulejo manifesta l'attitudine espansionista e l'eclettismo tipici della cultura portoghese.

La sua tecnica, inizialmente ispirata alla lezione della ceramica di Valencia e Siviglia, si apre in seguito alle forme del Rinascimento italiano e arriva a inglobare anche l'esotismo proprio della ceramica orientale. Dopo un breve periodo d'ispirazione olandese, subentrano narrazioni fantastiche in bianco e blu, a dimostrazione della perfetta assimilazione di diversi elementi e diffuse in aree dell'impero anche molto distanti tra loro come, ad esempio, il Brasile. Il richiamo costante all'azulejo da parte di Adriana Varejão è una metafora del mescolarsi delle culture, sia volontario che violento. Le grandi maioliche dell'artista sono realizzate in gesso e pittura a olio su tela. Uno strato generoso di gesso è applicato in modo irregolare sulla tela e poi lasciato ad asciugare. Durante il processo di essiccazione iniziano ad apparire delle crepe che rendono ogni superficie unica e irripetibile. Difficile non pensare all'opera di Alberto Burri, in particolare ai Cretti, in cui il massimo del significato è rivelato appunto dalla tecnica. I lavori di Varejão presentati da Gagosian sono i più grandi dipinti-maiolica dell'artista (sono tele quadrate che misurano tutte 180 cm quadrati). I motivi, quali una testa d'angelo, una colonna dorica, una rosa o una conchiglia, sono resi in sfumature leggere di blu e bianco e ingranditi fino al punto in cui iniziano a dissolversi in opulenti gesti astratti. 

 

In mostra anche una sconvolgente scultura totemica, una sorta di frammento architettonico maiolicato nel quale, da una sezione trasversale, s'intravedono livide forme che evocano viscere insanguinate. Quest'opera fa pendant con Transbarocco (2014), la videoinstallazione dell'artista ospitata a Villa Medici nell'ambito de 'I giovedì della Villa - Question d'Art' (dal 29 settembre al 2 ottobre). Questo lavoro, caratterizzato da ampie e spettacolari inquadrature degli interni di alcune chiese barocche brasiliane, è accompagnato da un audio palpitante fatto di suoni contaminati: campane, organi, tamburi bahiani e rumori di sottofondo, intervallati dalla lettura di brani dello scrittore José Eduardo Agualusa, che sottolinea l'influsso del linguaggio popolare usato dalle tate nell'evoluzione della lingua portoghese in Brasile.

'Al suo arrivo in America, il Barocco si e plasmato in base alla cultura locale e ne ha assorbito i numerosi influssi. È l'aspetto ibrido dello stile ad attrarmi maggiormente. In Brasile si assiste, per esempio, ad una forte influenza cinese che deriva dalle attività di commercio delle Compagnie dell'India Orientale nella seta, oggetti di legno laccati e porcellana'.
Solo apparentemente a se stanti, anche queste ultime due opere riflettono il sincretismo culturale che tanto sta a cuore all'artista. 
di Giorgia Terrinoni


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