Dai grandi autori alle giovani promesse, dall’umanista ironico Larry Fink all’umanità negli scatti di Lorenzo Castore che hanno come protagonista indisusso, quasi prepotente, l’Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi; tutto questo, insieme a molto altro, compone il puzzle d’artista che si chiama FotoLeggendo, il festival di Fotografia di Roma posto sotto la direzione di Emilio D’Itri e organizzato da Officine Fotografiche. 
 
Giunto ormai alla sua tredicesima edizione, FotoLeggendo si è affermata negli anni non solo come esposizione fotografica, ma come contenitore delle diverse declinazioni che può assumere l’opera visiva quando si incontra con l’arte ed il talento. Tutte le opere quest’anno saranno esposte presso La Pelanda - Spazio Factory del Macro Testaccio, grande testimonianza di riqualificazione delle antiche strutture industriali; già dal 6 giugno è possibile accedere alla visita di alcune mostre collaterali dislocate in diversi punti della Capitale, ma le porte di FotoLeggendo apriranno ufficialmente al pubblico a partire dal 16 giugno fino al 15 luglio. Il tema di questa edizione è “Storie”, infatti, come lo stesso Emilio D’Itri ha affermato, attraverso i lavori dei vari artisti messi in esposizione, coadiuvati dagli incontri e dai workshop, i riflettori saranno puntati su “diverse storie di vita e poliedrici metodi di narrazione, che spaziano dalla Polaroid alle foto scattate col cellulare, dai progetti multimediali al classico negativo”. Un tema tanto ampio quanto versatile, che può lasciare a bocca aperta e talvolta strappare un malinconico attimo di riflessione. 
 
La giornata inaugurale, fissata per il 16 giugno, inizierà con l’esposizione del lavoro di una leggenda della fotografia americana: Larry Fink. “Born to be Wild” a Brooklyn nel 1941, Larry è sempre stata una testa calda del panorama fotografico, fuori dagli schemi, anticonformista, a tratti ribelle e strafottente ha sempre dichiarato che l’alternativa alla fotografia sarebbe stata la delinquenza e quindi la prigione, ma basta anche una semplice occhiata ai suoi scatti per capire che dietro ad ogni immagine si nascondono talento e passione. L’umanità, o meglio gli attori sociali in ogni loro declinazione, sono i protagonisti dei suoi lavori. Larry ha immortalato nei suoi scatti i cambiamenti della società americana dagli anni ’50 ad oggi, società che ha fortemente influenzato quella nostrana, basti pensare ai nostri anni ’80, ricchi di contaminazioni d’oltreoceano, quando gli italiano hanno per un attimo messo da parte la forchetta e la pasta per addentare un rapido hamburger. La stessa industria culturale ed i media sono i figli di un americanizzazione che ancora si sente, così la mostra che verrà presentata al pubblico il 16 giugno The Polarities dovrebbe interessarci più che mai in quanto racconta l’America di oggi, i cambiamenti radicali avvenuti, il salto -nel vuoto- da Obama a Trump. 
 
Restando in tema di opere attuali, sempre il 16 giugno ci sarà un incontro con Karim El Maktafi, fotografo italo-marocchino che attraverso i suoi scatti racconta la collisione e la fusione di due culture così diverse. Una ricerca dell’identità attraverso il reportage ed il ritratto, il racconto di chi, come molti altri figli della globalizzazione, si trova spesso a domandarsi se questo “stare nel mezzo” sia una penalizzazione o un motivo di arricchimento. Verranno presentate ancora le mostre di: Emiliano Mancuso e Federico Romano, dal titolo “Le Cicale” che racconta la vita di chi è in procinto di andare in pensione e invece di un “meritato riposo” si trova a dover lottare con un incerto futuro di stenti, mentre Fabio Itri, con “Scomparsi”, cercherà di dare una voce ai deraparecidos italiani dovuti ai  649 rapimenti di persona avvenuti in Italia tra il 1969 e il 1998. 
Poi c’è Laia Abril che ha documentato il primo caso di serial killer spagnolo, un uomo che nel 1853, ha ucciso in modo seriale 17 persone, al momento dell’accusa l’imputato si dichiarò non colpevole perché affetto da una maledizione che lo trasformava in lupo; mentre Esa Ylijaasko ci accompagnerà in una storia a lieto fine attraverso gli scatti che hanno come protagonisti una comunità di rifugiati siriani che nel 2013 ha trovato una nuova casa e, finalmente, un pò di pace. 

Di Amira Abd El Shadid Ahmed Ibrahim
 

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