ROTH75Gli spazi giganteschi di HangarBicocca ospitano una mostra antologica in cui sono presentati circa 100 lavori di Dieter Roth (Hannover, 1930 – Basilea, 1998), personalità di spicco dell’arte sperimentale europea di secondo Novecento. Realizzata in collaborazione con il figlio Björn e curata da Vicente Todolí, la vasta personale fornisce un'esauriente rappresentazione della multiforme ricerca creativa dell’artista, che fu instancabile esploratore di ogni tecnica, tipologia, materiale e modalità comunicativa dell’espressione visuale.



Nei lavori di Dieter Roth pittura, scultura, fotografia e video si combinano in monumentali composizioni che nell’HangarBicocca trovano un ambiente espositivo ideale, come dimostra Economy Bar, al contempo complessa installazione e bar realmente funzionante, effettivo punto di ristoro per i visitatori della mostra.

ROTH85In Flacher Abfall (Flat Waste), che ha impegnato l’artista per circa un ventennio, Roth ha raccolto ogni genere di traccia del quotidiano, catalogata, riposta in cartelle e inserita in ordine cronologico entro raccoglitori su scaffali, in una sorta di asettica rappresentazione dello scorrere del tempo, dell’effimera natura delle cose materiali e delle esperienze che punteggiano il nostro passaggio nel mondo.
A tale tematiche si connettono concettualmente i Tischmatten, diari visivi basati sull’accumulo di annotazioni, disegni e cibi consumati sui tavoli da lavoro di Roth. Da queste opere traspaiono alcuni dei luoghi sin quasi ossessivamente ricorrenti nel lavoro dell’artista e dei punti cardinali della sua poetica: l’autobiografismo, l’attenzione per gli oggetti ordinari e i materiali di scarto che costellano l’esistenza quotidiana, il trascorrere del tempo, e inoltre le dinamiche concettuali che contraddistinguono il processo, consapevolmente perseguito, di (ambigua) riconfigurazione e (relativa) reificazione artistica, giusta Duchamp, di cose, spazi, ambienti, riproposti nel contesto di una diversa quadratura progettuale e funzionale.

ROTH86Come già nei Tischmatten, uno degli ambienti più di frequente sottoposti da Roth a questo processo di controversa “estetizzazione” è stato il suo studio, luogo creativo fondamentale per antonomasia, che egli ha riversato in vario modo all'interno di molti altri lavori. The Floor I, 1973-1992, e The Floor II, 1977-1998, sono per esempio costituiti dai grandi pannelli del pavimento dello studio islandese; Grosse Tischruine (Large Table Ruin), 1978-1998, nasce dalla metamorfosi in quanto installazione del tavolo da lavoro dello studio di Stoccarda; mentre in The Studio of Dieter and Björn Roth, 1995-2008, sono letteralmente riproposti alcuni ambienti dello studio a St. Johanns-Vorstadt (Svizzera), dove padre e figlio hanno lavorato in comune a partire dal 1995. Anche i 131 monitor che compongono Solo Szenen (Solo Scenes), del 1997-1998, ripropongono riprese effettuate da Roth durante il suo ultimo anno di vita ambientate principalmente nei suoi studi in Islanda e Svizzera.

Roth ha sempre guardato con speciale interesse alla grafica, facendone uno dei suoi terreni di sperimentazione prediletti: ne sono prova i Piccadillies, serie di stampe ideata alla fine degli anni 60 in cui l’artista ingrandisce e rielabora l’immagine della celebre piazza londinese, ma anche SURTSEY (1973-1974) e SURTSEY - Dinner (1973-1993/2003), opere che ritraggono l’omonima isola Islandese, formatasi nel 1963 in conseguenza di un’eruzione vulcanica sottomarina.

ROTH90Esemplificano l’importanza del concetto di multiplo, nonché il valore del processo di recupero e riciclo così ricorrente nell’opera di Roth, sia die Die DIE VERDAMMTE SCHEISSE (the The THE DAMNED SHIT), 1974/1975, serie di immagini ottenute riutilizzando lastre di rame scartate da una stamperia, sulle quali l’artista interviene con ulteriori incisioni; sia i Material Pictures, realizzati a partire dalla seconda metà degli anni ‘70, in cui coesistono pittura gestuale e object trouvé disposti direttamente sulla superficie di fondo; sia, infine, i Clothes Pictures, 1984-1987, dipinti di grandi dimensioni in cui indumenti usati sono rivestiti di pigmenti colorati e colla.
Lu.Bo., 26/10/2013

Dieter Roth
(Hannover, 1930 – Basilea, 1998) trascorre la prima parte della sua vita tra la Germania e la Svizzera, dove si forma come grafico. Dal 1961 al 1964 si trasferisce in Islanda dove fonda una piccola casa editrice a Reykjavík. In questi anni si allontana dal gusto astratto-geometrico del Concretismo e si avvicina alla poetica del Nouveau Réalisme. Dal 1964 al 1966 vive negli Stati Uniti dove gli viene dedicata la prima mostra personale al Museum College of Art di Philadelphia e dove insegna grafica presso la Rhode Island School of Design di Providence. In seguito viaggia tra la Germania, l’Austria e l’Islanda dove, oltre a portare avanti la creazione di libri d’artista, sperimenta con oggetti trovati e video, producendo lavori in cui è percepibile l’influenza di Fluxus. Dieter Roth rappresenta la Svizzera alla Biennale di Venezia nel 1982 con l’installazione Ein Tagebuch (A Diary). Nel 1999 è presentato postumo con l’opera Solo Szenen (Solo Scenes) alla Biennale di Venezia diretta da Harald Szeemann. Importanti sue retrospettive sono state presentate al MACBA di Barcellona (2002); al Museum Ludwig e allo Schaulager di Basilea (2003); al MoMA PS1 di New York (2004); al Museu Serralves di Porto (2008); al Camden Arts Centre di Londra (2013). Le sue opere sono state esposte in tre edizioni (IV, VI e XI) di documenta a Kassel.

Tutte le immagini:
Dieter Roth e Björn Roth, Islands. Installation view HangarBicocca, Milano, 2013. Foto di Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano. Tutti i lavori © Dieter Roth Estate, Courtesy Hauser & Wirth


ROTH123Dieter Roth - Björn Roth, Islands
A cura di Vicente Todolí
Fino al 09.02.2014
HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano
Orari d'apertura
Gio-Ven-Sab-Dom: 11.00-23.00
Lun-Mar-Merc: chiuso
INGRESSO LIBERO
T (+39) 02 66 11 15 73
F (+39) 02 64 70 275
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