Giorgia Paladino giovane promessa della Pittura romana e nazionale, tra sogno e realtà, dipinge la Roma di ieri, oggi e domani.

Conclusasi da pochi giorni la mostra personale, all’ambasciata romana degli Stati Uniti d’America, la giovane artista, rilascia a caldo una interessante intervista.

 
Cosa ti senti di raccontare della recente esperienza espositiva?
Sono molto felice ed ancora mi sembra di vivere un sogno, anzi sto ancora sognando. Persone che continuano a chiamarmi e chiedere delle opere sia che ho realizzato che commissioni per la esecuzione di altre, con scelta personale dei soggetti ispirati dalla mia pittura.
Una sede molto prestigiosa e davvero unica l’ Embassy of the United States presso Tri – Mission Gallery, Via Veneto, a Roma, rappresenta per te un arrivo o una partenza?
Credo che posso rispondere entrambi. Un arrivo perché l’Ambasciata Americana a Roma, rappresenta una meta importante, a celebrare solennemente il grande e duro lavoro che sto facendo da qualche anno. Nonostante i mille problemi la pittura, per me ha rappresentato l’unico scopo di vita. Una partenza perché intendo lavorare sodo ed andare avanti verso altri importanti obiettivi. Ho avuto contatti con una importante galleria francese, Melkart Gallery, 3 rue Blondel, Paris. Di certo ci saranno sviluppi con l’Olanda e la Svezia e comunque sono molto aperta a progetti sia collettivi che personali, anche in Italia.
Che cosa ti senti di raccontare di questa esperienza della mostra?
La mostra si è svolta dal 11 Gennaio al 5 Febbraio, in un luogo, dove il tempo sembra essersi fermato,  per la magnificenza del luogo, regale e sobrio. Erano esposte circa trenta opere, soprattutto paesaggi, della mia  città natale: Roma; ma anche ritratti, volti e personaggi di tutti i giorni. Appena ho appeso le prime opere sono arrivati grandi complimenti ed apprezzamenti sinceri.
Definita giovane talento, scoperta quasi per caso dalla responsabile della galleria, la Dott.ssa Anna Maria Volpacchio, che l’ha voluta fortemente ospite presso l’Ambasciata americana a Roma, cosa ti senti di dirle?
Sono molto onorata di avere fatto quest’incontro quasi per caso, ero in esposizione ai castelli romani, mi ha visto, ha notato la mia pittura  e mi ha proposto di esporre presso l’Ambasciata. La dott.ssa è una persona di elevato spessore culturale, molto sensibile,  ama l’arte e crede nel potere comunicativo e culturale che essa ha, da secoli. Aver ricevuto l’invito ad esporre in questo luogo, mi ripaga del tanto duro lavoro, che ha caratterizzato questi ultimi anni della mia vita.
E se dovessi descrivere il grande successo ottenuto con una parola ?
Brivido caldo, felice e serena ma cerco di rimanere con i piedi per terra. Il grande il successo che ho avuto, tante commissioni, un esplosione di complimenti e trattative, mi impauriscono un po’, perché penso e domani?  Come tutti i sogni poi ci si risveglia, ma voglio attendere qualche altro giorno, e poi definire altre mete importanti. Ora voglio pensare solo al lavoro, a dipingere e ai miei due stupendi figli che mi sono accanto e mi sostengono.
Della mostra ricordi qualcosa di particolare? Magari un giorno preciso?
La giornata del 26 Gennaio, giorno dedicato all’artista ospite, in cui ho presentato a tutti i lavoratori che a vario titolo sono in ambasciata, circa 700, in occasione della pausa Breakfast ed ho avuto l’onore di conoscerne molti. Ho presentato le opere con la tecnica che uso, olio su tela sia a pennello che spatola e spiegato che ciò che realizzo è ispirato alla città che adoro: Roma, ma potrei vederci ogni città che porto nell’anima o nel cuore come New York, Londra o meglio Parigi. Paesaggi, o volti che animano le mie tele che sembrano avere un leggero distacco con l’interlocutore che osserva ma decisi e degni di reggere una cromia glaciale.
Molti sono stati i visitatori esterni venuti appositamente per vedere le sue opere. Ci racconti come è avvenuto?
Nel pomeriggio, del 26 Gennaio dalle h. 16:30 alle h. 17: 45,  si è avuta l’apertura al pubblico, tanti amici, venuti anche da lontano, come l’artista Massimo Bigioni, direttore artistico del Festival della Pace presso l’ambasciata dell’Iraq della santa sede, ma anche persone, provenienti da Roma, che sono stati presenti, a testimonianza dell’ammirazione  che nutrono per le mie opere e per l’amicizia che ci lega.
Tutti entusiasti delle “Metropoli”, dei toni grigi e neutri, della Roma che Giorgia Paladino dipinge; e tuttavia con un po’ di fantasia sembra essere, non solo a Roma bensì in una città del mondo, è un effetto voluto ?
Credo che l’effetto pittorico che riesco a realizzare sia dovuto al fatto che mi sento romana, con l’anima aperta al mondo. La mia formazione, ciò che penso della vita e del mondo, mi porta a rispettare ogni singola creatura, amo gli animali e credo che l’ambiente debba essere protetto e salvaguardato. Quell’effetto specchiato che danno una luce e una profondità particolare rispettano il mio essere. Essere presenti ma in punta di piedi, essere se stessi in maniera semplice. 
A quali esperienze artistiche ti senti più vicina: agli “Impressionisti” ? oai “Macchiaioli”?
Il mio stile pittorico, i riflessi della pioggia, del leggermente umido, rendono l’immagine della metropoli più famosa al mondo: Roma, una città  specchiata su se stessa. Aggiungo leggeri tocchi di colore, evanescenze che proiettano il visitatore a vedere la città  e riconoscerne  i tratti pensando ai ricordi che  ognuno di noi conserva dentro di sé, ci sembra  di riconoscere New York piuttosto che Londra, ma si potrebbe dire Milano , Parigi, Berlino.. è la magia della pittura.. che mi permette di dar vita a ciò che sento dentro. Le linee sono però ben definite, e credo che mi sento utilizzare uno stile tutto mio, dove  la luce che cerco di trovare la prendo dai tocchi di colore decisi che metto su ogni tela in contrasto con i toni del grigio che uso di solito.
Qualcuno ha  accostato il tuo stile, per la capacità di inserire quei particolari tocchi di colore, tipo il rosso, a Caravaggio; che ne pensi?
Sono onorata ma  mi sento molto lontana dalla pittura caravaggesca, certo non nascondo un certo narcisismo, ma voglio mantenere i piedi per terra e non pensarci.

Queste le parole dell'artista, che meritano un'ulteriore aggiunta.
Ero presente alla sua inaugurazione e mi permetto di definire le sue opere di grande impatto visivo che invitano a riflettere, a rimanere in silenzio ed osservare ogni particolare: così, una staccionata messa in primo piano come in un palcoscenico ci permette di entrare nella via che lei dipinge, e poi scorgere una fontana, un’auto ferma ad semaforo lampeggiante, un mondo reale nell’irrealtà del sogno. Grande abilità riuscire a portare sulla tela lo spirito attraverso la materia, la prospettiva e la profondità attraverso il riflesso della pioggia, del leggermente uggioso. L’ambientazione sembra ora il passato, glorioso, ma guardando meglio, sembra di riconoscere la giornata passata, forse un viaggio  fatto ieri o forse un sogno.

L’emozione che si riceve nel guardare queste opere, è forte ed intensa, la salivazione sembra fermarsi, volutamente ingoii… una gioia quasi innaturale ti invade, e ti sembra di essere in un paesaggio tra il reale e l’irreale, quasi futurista. Il suo modo di rappresentare le Metropoli è come un visione:  ieri, oggi e domani in contemporanea, in una  tecnica tutta e sola sua.

Poche parole, scambiate con la Dott.ssa Volpato hanno reso l’immagine di una donna che dona tanto all’arte; la galleria d’arte , Tri – Mission, ospita ogni mese un artista, in un luogo, semplice ma d’effetto, che la stessa Volpato ha voluto fortemente, sostenendo che l’Arte, deve essere presente, in ogni luogo in ogni parte del giorno, sia al lavoro che in casa e non soltanto nei luoghi deputati ad ospitare e mostre opere d’arte come Gallerie e Musei. L'idea ora è esaltare ancor più la bellezza degli arredi con molta più luce, tramite inserimento faretti che diano maggiore visibilità alle opere pittoriche esposte, che già sono molto belle di per sé.
Nel parlare di Giorgia Palladino, la dott.sa Volpati ama definirla unica e preziosa, capace di far emergere l'innato amore per il bello,  anche in forza di una vibrante impalpabile inquietudine e di uno stile inconfondibile che con sorprendente semplicità trasporta sulle tele. Tanto da intravedere nell'opera di questa giovane promessa della pittura, che ha fatto dell’arte un vero scopo esistenziale, una sorta di sinfonia, una poesia o chissà quale altra bellezza artistica appena celata dentro il  cuore, nella  mente che poi le sue mani  vanno a realizzare.
Stefania Montori

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