Van Wittel_Porto di RipaLa Galleria dell'Accademia Nazionale di San Luca apre al pubblico la “Sala dei Paesaggi”, ordinata secondo un progetto museologico che si deve ad Angela Cipriani e Marisa Dalai Emiliani, Soprintendenti della Galleria e delle Collezioni di arte antica e moderna. L'allestimento è opera di Francesco Cellini, mentre la campagna di restauri che ha accompagnato il progetto è stata diretta da Fabio Porzio.


Nella Sala dei Paesaggi trova ora adeguata espressione la vocazione squisitamente collezionistica che ha animato le raccolte dell’Accademia sin dalle sue origini e che si è concretizzata attraverso due modalità. La prima e più peculiare è rappresentata dai cosiddetti “doni d’ingresso”, che l’istituzione tuttora richiede ad ogni artista al momento della cooptazione nel corpo accademico. La seconda, più canonicamente, è il frutto di donazioni e lasciti di artisti e collezionisti, prassi che assume un rilievo significativo nel corso del XVIII secolo.

Emblematico, in tal senso, il lascito testamentario di Fabio Rosa, che nel 1753 donò alle raccolte accademiche oltre duecento dipinti (in seguito parzialmente dispersi), 25 dei quali - di qualità particolarmente elevata, compresi alcuni capolavori del genere universalmente noti - trovano oggi posto nella nuova Sala dei Paesaggi. Si tratta di un nucleo omogeneo e sorprendentemente compiuto, una sorta di consapevole percorso storico dal classicismo seicentesco di Gaspard Dughet alla poetica in senso lato pre-romantica di Salvator Rosa, fino al vero e proprio vedutismo settecentesco.

L'Aniene a TivoliIl grande collezionista romano fu attento a tutte le molteplici e notevoli varianti che fecero del "paesaggio", tra Seicento e Settecento, una delle più vivaci palestre di sperimentazione ed elaborazione tematica: come confermano, per contrasto, da un lato i due celebri e grandi “capricci” ovali en pendant di Giovanni Paolo Pannini (L’archeologo e Predica di un apostolo), di esuberante inventiva; e dall’altro, la non meno nota coppia di tele di Gaspar van Wittel, Veduta del Porto di Ripa Grande (fig. 1) e Veduta di Tivoli con l’Aniene (fig. 2), esempi di fedeltà topografica (ma tutt'altro che meccanica) nella rappresentazione della realtà urbana colta nella sua dimensione quotidiana.

Tra gli artisti nordici attivi a Roma tra XVII e XVIII secolo spicca l’ampio nucleo di 8 tele, fra cui alcuni capolavori, del fiammingo Jan Frans Van Bloemen (sul totale di 11 conservate dall’Accademia di San Luca), nelle quali trionfa la suprema armonia della campagna romana, tra la dimensione storica incarnata dai monumenti classici e quella mitica dell’Arcadia; ma anche una serie preziosa di dipinti degli olandesi "italianizzanti" Jan Asselijn e Nicolaes Berchem, di Pieter Mulier detto il Tempesta, nonché dei grandi paesaggisti francesi Adrien Manglard e Claude Joseph Vernet.

Tra i “doni d’ingresso” meritano, infine, di essere citati quelli di Pietro Francesco Garolli (1682), di Giovanni Paolo Pannini (1719), di John Parker (1756) e infine quello di Giovanni Battista Piranesi nel 1761, consistente nel volume di incisioni delle Antichità romane, miracoloso capolavoro, al contempo, di preziosa restituzione documentaria e di sottile, incoercibile trasfigurazione fantastica.
Lu.Bo., 08/11/2013

Sala dei paesaggiACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA
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