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Fotografare una tragedia: una mostra a Norcia per ricordare il dramma del terremoto

L'obiettivo di Francesca Owens tra le rovine di Norcia; la distruzione ma anche la voglia di rinascita (di Stefania Montori)


Il viaggio di Francesca Owens, dagli Usa  all’Umbria

con il suo obiettivo molto particolare ed un cuore pulsante.
di
Stefania MONTORI
La talentuosa artista americana  è giunta  in Italia da un po’ di tempo  e oggi,  che si è innamorata dei colori e sapori della nostra terra, ha voluto realizzare una mostra speciale:  “Operazione Norcia“, come risultato di questo grande amore per la terra che l’ha accolta ed amata, insieme alla figlia Antonia.
Il  luogo espositivo è anch’esso particolare: lo spazio arte dell’Ospedale di Spoleto, dove all’ingresso è stata creata una zona riservata all’arte e al messaggio emozionale che trasmette. All’ingresso, perché il luogo è particolare ed entrarci con un omaggio alle bellezze artistiche dà un segnale positivo molto importante .
Dal giorno 11 di Marzo, inaugurazione della mostra avvenuta in presenza di molti abitanti della città di Norcia, fino a fine Aprile, numerosi scatti artistici mostrano ciò di cui la natura in pochi istanti si riappropria e come la vita nonostante tutto si riprende.
Scopo della mostra fotografica “Operazione Norcia”, è visualizzare il dramma di una cittadina fiorente, Norcia, messa in ginocchio  in pochi minuti da un evento sismico straordinario.
L’artista documenta con minuziosa precisione le ferite, le crepe, le fratture nei muri e però anche la vita che, nonostante tutto, va avanti. Nelle foto, realizzate nella zona rossa, detta del cratere, situata proprio nel centro storico dove è venuta giù la città antica insieme alla Basilica di San Benedetto, di cui resta in piedi solo la facciata, spuntano elementi di vita, come gli occhi dei gatti salvatisi in mezzo alle macerie, come esseri fedeli e attaccati ai luoghi nativi. Cosi angoli che riprendono a vivere, con i panni stesi al sole,  come gli animali al pascolo, corollario alle foto drammatiche, in un mix emozionale forte e passionale, che termina con esplosioni di fiori ed istallazioni di oggetti e prodotti tipici dell’economia norcina.
Sembrano, scene di vita quotidiana che fanno quasi superare l’emozione della tragedia, e danno la forza per ricominciare. Come detto, la mostra è arricchita da installazioni fatte di oggetti, vecchi, abbandonati o semplicemente rotti; come la sedia abbandonata ricoperta di cuoio blu pervinca dove si evidenzia una frattura, quasi a simboleggiare il terremoto e la sua furia distruttiva, ma da dove spuntano e sbocciano fiori, simbolo di bellezza e di vita; o come un tavolo da lavoro duramente provato che appare adorno di margherite e papaveri.
Tuttavia, l’elemento vitale che da grande enfasi all’istallazione è l’uovo. Sopra la sedia c’è un cestino di uova, simbolo di vita e di rinascita, di rigenerazione e  di nuova vita. Dalla polvere e dalle macerie, l’artista ha assemblato un muro a rappresentare la ricostruzione, e l’anta di una casa, appartenente alla famiglia di Augusta Poggi, nella cui parte alta, priva delle stecche di legno, spunta una foto molto particolare … Esattamente alle 7,40 e 17 secondi, di quel tragico 30 ottobre 2016, un click immortala la nuvola di polvere che si innalza al cielo e  Norcia, le sue mura, la sua cattedrale e le abitazioni di molte famiglie vengono duramente colpite.
Protagonista è la sig.ra Augusta Poggi, che vive con la famiglia a pochi Km dalla città. Quasi nemmeno il tempo per realizzare nella mente cosa stesse accadendo intorno a lei, quando con il suo cellullare guarda verso l’orizzonte ed immortala un momento storico significativo. L’amara e cruda realtà, in meno di una battuta di ciglio, si manifesta con crudeltà spaventosa, di fronte agli occhi di chi lì vive e di chi, pur non vivendoci, ama questa terra e i suoi prodotti. La nube di polvere fotografata sopra la città o sopra ciò che di essa rimane, sembra arrivare su in alto per poi tornare a depositarsi sul terreno e fermentare la terra come per generare nuova vita. il cielo è plumbeo ma all’orizzonte compare una piccola luce solare.
La donna con la famiglia ha perso tutto, ma non l’amore per la sua terra e per le cose che si sono salvate, tant’è vero che continua a vivere lì, grazie ad una tenda e all’opera di alcuni volontari che ancora oggi continuano il loro impegno. L’inverno rigido ha complicato la situazione ma, come tutti sanno, i norcini sono gente dura, tosta che senza lamentarsi e piangersi addosso ha impugnato gli attrezzi da lavoro e ha deciso di ripartire.
Francesca Owens, insieme ai volontari, per prima cosa ha voluto assicurare  il proprio aiuto, per il sostegno e sostentamento della popolazione e poi come capita sempre nei momenti difficili, che prima sono elaborato ma poi superati, ha voluto realizzare questo servizio fotografico, nella zona off-limits, dove si accede solo con la presenza dei pompieri, con casco di protezione, ed autorizzazioni ministeriali. Così ha realizzato il suo progetto, cioè testimoniare visivamente cosa è successo a Norcia, con la vita che riprende con l’amore dei suoi abitanti che continuano a vivere in questi luoghi. Il sisma, così lacerante e spaventoso, ha solo rotto le strutture ma non i cuori della popolazione che abituata a vivere giornate dure, si è rimboccata le maniche ed è ripartita. Ha ricostituito  subito l’habitat naturale che condivide con gli  animali, molto importanti per l’economia di queste zone; se così non fosse avvenuto, sarebbe stato letale  per la sopravvivenza di questi luoghi incantati.
Gli scatti fotografici, sono tutti in bianco e nero, nel rispetto della tragedia rappresentata, ma una foto centrale, messa sopra il titolo della mostra, ha i colori dei fiori, quelli di Castelluccio, che tornerà a rifiorire e risplendere, perché il colore non deve mai mancare.
di
Stefania Montori                             Norcia 16 / 3 / 2017

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