GENESI Fotografie di Sebastião Salgado - Lélia Wanick Salgado,Ara Pacis Roma

Genesi è l’ultimo lavoro di Sebastião Salgado, tra i più grandi fotografi di oggi, teso a sottolineare la necessità improcrastinabile di salvaguardare il nostro pianeta, recuperando appieno quel rispetto della natura che solo può consentire all’uomo di intrattenere un rapporto armonico con essa.
Il senso ultimo del lavoro di Salgado è ben riassunto nelle sue semplici parole, cariche di un utopismo eroico e razionale allo stesso tempo: “Lo scopo di questo progetto è di ricongiungerci con il mondo com’era prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo”.


4_brasile_gallery(1)In mostra oltre 200 fotografie in bianco e nero, di volta in volta epiche, liriche, drammatiche, elegiache, aneddotiche: un viaggio attraverso i continenti per documentare, con immagini di irresistibile incanto e potenza narrativa, le meraviglie del pianeta, dalle foreste tropicali dell’Amazzonia e del Congo ai ghiacciai dell’Antartide, dai deserti dell’America e dell’Africa fino alle montagne dell’America e della Siberia.

La mostra è suddivisa nelle cinque zone geografiche che Salgado ha esplorato con la sua macchina fotografica: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.
Salgado va alla ricerca delle aree del mondo ancora incontaminate, che possono ancora esibire e offrirci la loro bellezza grandiosa e perfettamente equilibrata. Una parte del lavoro è dedicata agli animali, impressi dall’obiettivo di Salgado nei loro habitat naturali, ricercando una simbiosi con essi e con l’ambiente che li accoglie.

In mostra si ammirano anche le immagini di popolazioni indigene che mantengono incontaminate le loro tradizioni e abitudini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana, i Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale, i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica, le tribù Himba del deserto namibico, le tribù delle più remote foreste della Nuova Guinea.

Come in una ricerca etnografica di carattere scientifico, Salgado ha trascorso lunghi periodi con ognuna di queste popolazioni, documentando coi suoi scatti il loro stile di vita, organicamente in relazione con gli elementi naturali. Genesi è al contempo un grande reportage antropologico globale (che investe tutte le componenti dell’ambiente osservate e indagate dall’occhio del fotografo) ma anche un monito e un grido di allarme per la salvezza del nostro pianeta.

Nel percorso della mostra è incluso anche il film Sebastião Salgado. Fotografie, imperniato sulle immagini di alcuni dei suoi lavori principali precedenti a Genesi, confluiti nei libri Otras Américas (1983), Sahel: el fin del camino (1988), La mano dell’uomo (1993), Terra (1997), In cammino (2000).

5_isole_south_sandwich_galleryGenesi inizia come progetto nel 2003 e dopo nove anni di lavoro viene ora presentato in tutto il mondo, accompagnato dal libro omonimo (Taschen, 2013). Il presupposto teorico di Genesi, come di molti dei precedenti lavori di Salgado, è ben espresso in queste sue parole: “Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento; alle remote tribù dagli stili di vita cosiddetti primitivi e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane (…) Con il mio lavoro intendo testimoniare com’era la natura senza uomini e donne, e come l’umanità e la natura per lungo tempo siano coesistite in quello che oggi definiamo equilibrio ambientale”.

Sebastião Ribeiro Salgado
nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, in Brasile. A 16 anni si trasferisce nella vicina Vitoria, dove finisce le scuole superiori e intraprende gli studi universitari. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick. Dopo ulteriori studi a San Paolo, i due si trasferiscono prima a Parigi e quindi a Londra, dove Sebastião lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè.
Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo. Dopo aver lavorato come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, insieme a Lèlia crea infine l’agenzia Amazonas Images, Dapprima si occupa degli indios e dei contadini dell’America Latina, quindi della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta. Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti: documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo (Contrasto,1994), e in seguito l’umanità in movimento - profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le megalopoli del Terzo mondo - nei due libri In cammino e Ritratti di bambini in cammino (Contrasto, 2000). Lélia e Sebastião hanno creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Instituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale, a rischio di sparizione, una larga area in cui sono stati piantati decine di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire.
Lu.Bo., 26/05/2013

Didascalie immagini:
1. Brasile, 2009 © Sebastião Salgado/Amazonas Images;
2. Isole South Sandwich, 2009 © Sebastião Salgado/Amazonas Images.


Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado
A cura di Lélia Wanick Salgado
Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma
15 maggio – 15 settembre 2013
Orari da martedì a domenica ore 9.00 – 19.00; chiuso il lunedì
Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
Catalogo: Sebastião Salgado. Genesis, 2013, 520 p., Editore Taschen


 

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