"Giacomo Balla. Un'onda di luce"

alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna:
la donazione delle figlie Lucia ed Elica

 fino al 26 Marzo

BALLA con la Luce

di
Antonio E. M. GIORDANO

La Galleria Nazionale (già d'Arte Moderna e Contemporanea) espone fino al 26 marzo nei piani soppalcati la mostra "Giacomo Balla. Un'onda di luce" a cura di Stefania Frezzotti.
Si tratta di due nuclei di opere di Giacomo Balla, delle quali trentacinque sono frutto di due donazioni delle figlie: la prima risale al 1984 (pratica definita nel 1988, tra le quali opere figura "Affetti" del 1910), ancora viva la primogenita Lucia detta Luce, e l'altra nel 1994, dopo la scomparsa, l'anno prima, della secondogenita Elica, che aveva affidato a Maurizio Fagiolo dell'Arco il compito di selezionare trenta opere significative del complesso percorso artistico di Balla, parimente divise tra dipinti, disegni e studi.
Dopo la prematura scomparsa del compianto prof. Maurizio Fagiolo nel 2002, ne parliamo con una testimone d'eccezione: Elena Gigli, storica dell'arte esperta di Giacomo Balla e curatrice di numerose esposizioni monografiche dedicate al grande Maestro futurista.
 
- Dott.ssa Gigli, Lei è stimata una dei massimi esperti dell'arte di Giacomo Balla, non soltanto perché ha dedicato i suoi studi (dalla tesi di laurea all'Università "La Sapienza" in poi) e ha curato numerose mostre monografiche del grande Maestro futurista, ma anche perché ha collaborato con Maurizio Fagiolo dell'Arco nella prima idea della cura del Catalogo generale dell'artista torinese, al quale sta ancora lavorando. Quali sono stati i criteri per impostare il Catalogo generale?
-R: I criteri sono stati definiti insieme da Maurizio Fagiolo e da me, partendo dall'Autoritratto,  che comprende i volti dell'artista dal primo all'ultimo autoritratto, ricalcando la mia tesi di laurea, compresi i disegni (alcuni dei quali esposti nelle mostre del 2013 "Balla, Inventore Mago Profeta" a Palazzo Azimut in via Flaminia 133 e del 2015 "Giacomo Balla Astrattista Futurista" alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo). Seguendo la tipologia di Maurizio Fagiolo, in ogni mostra da me curata, tendo a presentare il pittore con un suo autoritratto. L'indice concordato con il prof. Fagiolo si sviluppa in circa 40 capitoli divisi in modo cronologico e tematico: Divisionismo,  Futurismo, Arti applicate, Arte Idealismo e Ritorno alla realtà (paesaggio, natura viva, ritratti d famiglia e di amici, ultimi segni).

- Quali ritiene essere le novità e gli elementi di particolare interesse di questa mostra della Galleria Nazionale?
-R: Aver cercato di mettere in luce l'aspetto innovativo dell'arte di Balla: il "Ritorno alla realtà". Nel 1937, infatti, in un articolo scritto in risposta agli attacchi dei secondi futuristi, Balla dichiara la sua "convinzione che l'arte pura è nell'assoluto realismo, senza del quale si cade in forme decorative, ornamentali, perciò ho ripreso la mia arte di prima: interpretazione della realtà nuda e sana che attraverso la spontanea sensibilità dell'artista è sempre infinitamente nuova e convincente" (in "Perseo", 1 febbraio 1937). Nuova è l'importanza della luce in Giacomo Balla: la luce è la cosa fondamentale insieme alla visione della Natura, al punto che molti quadri in un primo momento possono apparire scuri (ad es. "Gli affetti") ma poi egli con un tocco di pennello, non messo a caso, inserisce la luce. Da notare nella parete de "Gli affetti" i due pastelli di Villa Borghese illuminati dalla luce che entra dalla finestra di destra, come il volto della moglie Elisa Marcucci e della piccola Lucia (poi detta Luce) che impara a leggere..

- Quali aspetti potrebbero ancora essere approfonditi relativamente alle opere oggetto delle donazioni?
-R: La luce e l'introduzione psicologica negli occhi ritratti da Balla. Da notare, per esempio, il rapporto psicologico che ne scaturisce dall'opera "Non mi lasciare": un tutt'uno è l'abbraccio tra una madre e una figlia. L'indagine sorniona ed enigmatica negli occhi luminosi della "Figlia del pittore" (Elica).

- Uno dei meriti della mostra può essere considerato la rivalutazione dell'ultimo periodo figurativo, prima sottostimato, in relazione alla fotografia del suo tempo, in parallelo all'attività di Elio Luxardo e Arturo Gergho, e al cinema anche nel taglio dell'inquadratura?
-R: Uno dei meriti è certamente la rivalutazione dell'ultimo periodo perché è visibile la tarda produzione dell'artista ottuagenario. Resta però da dire, a mio avviso, che manca totalmente l'interesse che ha avuto in Balla la fotografia di inizio Novecento. Un mio sogno è quello di dimostrare e far vedere in una mostra l'interesse pittorico di Balla per la fotografia in quanto arte. Ad esempio, il ritratto "Un'onda di luce" (1943): chi non ci dice che sia stato dipinto da una fotografia e non dalla figlia Elica in posa? Ritengo infatti che il taglio prospettico del quadro "La fila per l'agnello", che Balla vede dalla terrazza di via Oslavia, sia più fotografico dall'alto che prospettico.

- Tra letture filosofiche, interessi relativi alla teosofia e allo spiritualismo, l'occulto e le filosofie orientali, quali ritiene che possano aver influenzato Giacomo Balla nel suo interesse per la luce, leit-motiv del suo intero Corpus di dipinti?
-R: Gli studi in proposito sono stati iniziati da Maurizio Fagiolo e poi portati avanti da Flavia Matitti: il rapporto tra Balla e la teosofia si può concentrare nel ciclo delle "Trasformazioni Forme Spirito", realizzato tra il 1916 e il '18 in concomitanza con la frequentazione da parte del pittore alle riunioni "di una società di teosofi  presieduta dal generale Ballatore", come ci racconta la figlia Elica Balla nel suo volume dedicato al padre (Elica Balla, Con Balla, Multipla Edizioni, 1984, vol. 1 p. 387).

- Cosa potrebbe aggiungere riguardo alle opere donate da Luce ed Elica che nella mostra non è stato abbastanza messo in evidenza?
-R: La luce, valenza fondamentale in tutto il percorso artistico di Balla: da storica dell'arte di Balla, se dovessi notare una mancanza, potrebbe essere nella non presenza del grande faccione nel "Ritratto della madre", che ricordo sempre presente in casa Balla, al punto che era per terra appoggiato in salotto. Sono a conoscenza,  comunque, che il grande pastello (firmato e datato 1901) è esposto al Mart di Rovereto e presto tornerà a guardarci con i suoi occhioni insieme alle altre opere della donazione Balla.

di
Antonio E. M. GIORDANO                                Roma 4 / 3 / 2017

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