Giovanni Ricci, denominato come ‘cardinale di Montepulciano’ per la sua provenienza, viene ricordato in qualità di tesoriere, nunzio, vescovo e cardinale della Chiesa cattolica romana. Fu un esperto finanziere e diplomatico, amministratore parsimonioso e dallo sguardo attento, che per tutta la sua vita lavorò nella burocrazia della Curia Romana, distinguendosi grazie alla sua precisione nelle questioni di denaro, “devoto interamente ai vantaggi della Chiesa”Giovanni Ricci, denominato come ‘cardinale di Montepulciano’ per la sua provenienza, viene ricordato in qualità di tesoriere, nunzio, vescovo e cardinale della Chiesa cattolica romana. Fu un esperto finanziere e diplomatico, amministratore parsimonioso e dallo sguardo attento, che per tutta la sua vita lavorò nella burocrazia della Curia Romana, distinguendosi grazie alla sua precisione nelle questioni di denaro, “devoto interamente ai vantaggi della Chiesa”[1].

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Giovanni Ricci nacque sotto il pontificato di Alessandro VI e morì durante quello di Gregorio XIII. Fu il primogenito di Marietta della città di Siena e di Pierantonio Ricci, quest’ultimo benemerito per la sua capacità di amministrazione nel comune di Montepulciano, che era allora sotto l’influenza della Signoria di Siena. Nel 1515, si mise al servizio del cardinale Antonio del Monte. A Montepulciano era stato di proprietà di questo cardinale un palazzo ideato da Antonio Giamberti da Sangallo, che si affaccia su Piazza Grande, come anche il palazzo Nobili Tarugi, forse voluto sempre da Antonio del Monte[2]. La prima costruzione i cui lavori vennero invece iniziati per volontà di Giovanni Ricci è il monumentale palazzo in Via Ricci a pochi passi dalla piazza principale di Montepulciano. Per la sua costruzione, Giovanni Ricci esortò il fratello Miniato ad abbattere un precedente edificio e quindi a seguire il progetto dell’architetto Baldassare Peruzzi, senza fare economia, come si evince dalla lettera che inviò il 9 febbraio 1536, durante la sua prima permanenza in Spagna. L’architetto era però morto nel gennaio dello stesso anno e della costruzione dell’edificio si occupò l’architetto fiorentino Giovanni Lippi, meglio conosciuto come Nanni di Baccio Bigio, che si sarebbe in seguito occupato anche dell’ampliamento del palazzo del cardinale Ricci in Via Giulia a Roma. Il palazzo di Montepulciano non è invece più di proprietà della famiglia Ricci, che posseggono però parte del Palazzo de’ Massimi a Roma, importante realizzazione del Peruzzi, come anche Villa La Suvera, nel comune di Casole D’Elsa, commissionata da papa Giulio II e attribuita allo stesso architetto senese. All’interno di quest’ultima si conserva l’Archivio Ricci, che contiene parecchi documenti sul cardinale Ricci e su Monsignor della Casa, che morì nel palazzo romano del cardinale. Nel 1646, Spinello Benci ricordava il palazzo a Montepulciano ancora abitato dal pronipote del cardinale, Giovanni Andrea Ricci[3]. Tra i dipinti che vi si conservavano al tempo di quest’ultimo, vi era un quadro rappresentante il Palazzo Pubblico di Montepulciano, chiamato càssero, e un gruppo di tre fanciulli. Quando nel palazzo abitavano i familiari di Giovanni Ricci, questi gli inviò dal Portogallo anche diversi animali e oggetti esotici, come pappagalli, oggetti d’oro, d’argento e di madreperla. Una lettera inviata da Giovanni Ricci a sua cognata, il 26 dicembre 1548 dal Portogallo, manifesta l’intervento di supervisione del cantiere da parte del poeta parmigiano Giacomo Marmitta.
Il 13 giugno del 1533 Giovanni Ricci era divenuto arciprete di Montepulciano, mentre il 20 settembre dello stesso anno moriva il cardinale suo protettore, Antonio del Monte. Nel 1541 Ricci si rese a favore di un esonero dalle decime per la collegiata di Montepulciano e nel 1568 il cardinale Ricci fondò a Pisa un collegio destinato all’educazione scientifica gratuita per otto studenti universitari originari di Montepulciano, che si trovava nella scomparsa piazzetta dei Ricci. La città di Montepulciano, riconoscente per tutto ciò che il magnanimo cardinale aveva fatto, concesse ai suoi eredi l’esenzione dalle tasse comunali, nonché il diritto di poter partecipare alle sedute di consiglio. Si decise inoltre che nei conventi di S. Agnese, S. Chiara e S. Girolamo si pregasse per il cardinale e la sua famiglia.
La fabbrica dell’appartamento vaticano di Giovanni Ricci fu affidata nuovamente all’architetto Nanni di Baccio Bigio, suo favorito. Collocato all’interno del palazzo della Prefettura della Casa Pontificia, si affaccia su Piazza San Pietro ed è costituito da tre sale con stucchi e affreschi con motivi a grottesche. L'appartamento è collocato vicino a quello papale, anch’esso progettato da Giovanni Lippi. Una volta nominato tesoriere generale della Camera Apostolica, Giovanni Ricci ottenne la porpora nel 1551 da papa Giulio III, il quale espresse «che nel palazzo e in casa sua nessuno gl'havesse ad essere superiore e che a nessun hora gli fussero serrate le porte di parlargli»25. Nell’adiacente appartamento, quest’ultimo aveva fatto decorare due stanze a grottesche da Daniele da Volterra nel 1550. Questo tipo di decorazione a grottesche dimostra l’interesse antiquario del papa e dello stesso cardinale Ricci, il quale le fece realizzare anche nel suo appartamento, come nella volta che venne affidata a Stefano Veltroni, cugino e collaboratore di Giorgio Vasari, pagato nel febbraio del 1552. La committenza da parte del cardinale è dimostrata da alcune lunette sulla volta realizzata da StefanoVeltroni, che presentano il riccio illuminato dal sole, emblema del cardinale Ricci. Oltre a Stefano Veltroni, dei pagamenti datati 1552 e 1553 identificano gli altri artisti presenti al cantiere dell’Appartamento Montepulciano. Vennero impiegati l’allievo di Stefano Veltroni, chiamato “Maestro Horatio”, Pietro Venale da Imola, che si occupò soprattutto della decorazione della seconda sala realizzando grottesche e stucchi dorati, il pittore Lelio da Montepulciano e lo stuccatore Giovanni Antonio Sormano, quest’ultimo fratello del più noto Leonardo Sormani. Altri pagamenti furono emessi dalla Camera Apostolica in favore del savonese Corrado de Barbi per aver fornito “quadretti genovesi” e al pittore Hieronimo Laroni da Bologna per il fregio lavorato in due camere nell’appartamento. All’appartamento collaborò Matteo Bartolini da Castello, il quale verrà in seguito impiegato dallo stesso cardinale come capomastro nel suo palazzo romano in Via Giulia.
         L’attuale Villa Medici sul Pincio è la costruzione più conosciuta tra quelle volute da Giovanni Ricci, che ne affidò i lavori a Giovanni Lippi, suo architetto favorito, il quale vi lavorò fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1568, lasciando il cantiere al figlio Annibale. Filippo Titi, nel suo Ammaestramento utile e curioso di pittura, scultura et architettura del 1686, riferisce che: “Questo luogo fu comminciato ad ornare magnificamente dal Cardinal Giovanni Ricci da Montepulciano verso il mezzo del sesto decimo secolo con disegno d’Annibale Lippi, e venuto poi nelle mani del Cardinal Ferdinando de’ Medici, fu mirabilmente accresciuto, com’ora si vede”.Dall’Archivio della famiglia Ricci si evincerebbe però che tra il 1568 e il 1570 alla direzione dei lavori della villa fu Giacomo della Porta, architetto che a partire dal 1574 avrebbe sostituito Giovanni Lippi anche per il giardino di palazzo Ricci in Via Giulia, poi divenuto Sacchetti. Sulla strada che conduce al Vaticano e a pochi passi dalla chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, il piano nobile di questo palazzo venne fatto decorare dal cardinale Ricci con raffigurazioni di vario genere: scene storico-mitologiche, paesaggi e grottesche. Il salone più grande, dove il cardinale riceveva le visite, venne interamente affrescato dal rinomato Francesco Salviati, che vi raffigurò scene dall’Antico Testamento, portate a termine alla metà del 1554. Nell’edizione del 1568 della sue celeberrime Vite, il Vasari scrisse nella biografia del Salviati che: “Al cardinale Riccio da Monte Pulciano dipinse nel suo palazzo di strada Giulia una bellissima sala, dove fece a fresco in più quadri molte storie di Davit, e fra l’altre una Bersabé in un bagno che si lava con molte altre femine”. Quest’ultima scena descritta dal Vasari costituiva al tempo un soggetto erotico e sembrerebbe poco adatta per un salone di rappresentanza, dove si tenevano le riunioni delle commissioni che decidevano dei lavori pubblici di Roma, come il restauro dell’Aqua Virgo e la raccolta di finanziamenti per la Battaglia di Lepanto. Nel salone di Palazzo Ricci, la decorazione è inoltre ricca di raffigurazioni di frutta, simbolo di abbondanza, in quanto il Salviati fu anche un allestitore di festeggiamenti, e costituisce un probabile riferimento alla vita del cardinale, che come David era divenuto un uomo di potere grazie alle sue proprie capacità.
            Il cardinale Ricci, incaricato da papa Pio V di presiedere la congregazione cardinalizia per le strade, i ponti e le fontane di Roma, approfittò dell’occasione dei lavori di restauro dell’Aqua Virgo, volto a convogliare le acque necessarie alla fontana di Trevi, per deviarne una certa quantità per l’irrigazione del suo giardino sul Pincio, come anticamente accadeva per la villa di Lucullo. La villa pinciana sorgeva infatti su quest’ultima villa antica, in un terreno colmo di reperti, così com'era pure il territorio tuscolano che era già stato scelto dal cardinale per costruire una villa a Frascati, in modo tale da poter seguire in maniera diretta il proprio interesse collezionistico per le antichità.
         Il 9 gennaio 1576 Giovanni Ricci vendeva l’intera villa pinciana al cardinale Ferdinando de’ Medici, al prezzo di quattordici mila scudi d’oro.Il progetto architettonico della villa divenuta proprietà medicea fu affidato a Bartolommeo Ammannati, artista fiorentino apprezzato da Michelangelo. Ferdinando de’ Medici aveva abitato a Roma nella residenza urbana di Palazzo Firenze, che riteneva però di piccole dimensioni, e insieme al cardinale Ricci aveva pensato a uno scambio di residenze. Il cardinale Ricci gli aveva offerto la propria abitazione in Via Giulia, e i due pensavano all’acquisto di un sito limitrofo che comprendesse anche l’edificio del Palazzo dei Tribunali, voluto da Giulio II, ma mai completato, sulla stessa strada. Tutto ciò fu però proibito da Cosimo de’ Medici, a causa dell’alto costo e per le invidie che avrebbe di certo attirato. Anche in questo progetto come architetto era stato coinvolto Giacomo della Porta, ma nel 1572 Ferdinando de’ Medici decise infine di abbandonare l'idea. Nel 1573, il cardinale Ricci gli propose allora di acquistare dal cardinale Alessandro Sforza la proprietà di Villa Rufina a Frascati, ma Ferdinando de’ Medici rifiutò anche questo acquisto.

2. Loggia di Villa Medici a Roma. Il cardinale Ricci volle far qui murare dei bassorilievi antichi che credeva provenissero dall’Arco di Domiziano, ma che sono stati invece riconosciuti come originali dell’Ara Pacis di Augusto.
                La cappella funebre a sinistra dell’altare maggiore nella chiesa di San Pietro in Montorio a Roma (fig. 3) venne interamente commissionata dal cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano a Daniele da Volterra durante il pontificato di Paolo IV, prima dell’inverno del 1556, poiché già il 25 dicembre dello stesso anno l’artista lasciò Carrara dove, secondo il Vasari, si era recato per la scelta dei marmi. Il 1556 è una data ragionevole per la commissione anche perché è l’anno in cui il cardinale Ricci scrisse la sua autobiografia designando il nipote Giulio Ricci come suo erede. Nel discorso encomiastico sul cardinale tenuto da Giovanni Battista Brilli a Montepulciano nel 1847, fra le diverse costruzioni che il cardinale fece edificare a proprie spese, si ricorda questa “elegante cappella”, che venne dedicata a San Giovanni Battista, rappresentando un evidente richiamo al nome del committente. L’intervento di aiutanti nella Cappella Ricci limitò l’operato diretto di Daniele da Volterra, e inoltre i lavori si protrassero anche dopo la sua morte. Verso la fine dei lavori è sicuramente collocata la decorazione dell’arcone, datato 1568 e su cui sono raffigurati due grandi profeti che richiamano la plasticità e il cromatismo della volta della Cappella Sistina.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
                                               3. Daniele da Volterra e aiuti, Cappella Ricci
 

 

Jessica Consalvo, Gennaio 2019
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[1]Della vita e delle azioni dell’eminentissimo cardinale Giovanni Ricci. Discorso di Gio. Batt. Brilli detto nel dì 20 settembre 1847, nell’occasione dei parentali onori a questo celebre cittadino poliziano, nell’oratorio del seminario e R. Liceo di Montepulciano, quando secondo il solito distribuinvasi gli annuali premi agli alunni, edito da A. Fumi, Montepulciano, 1847.
[2]E. Fumi, Guida di Montepulciano, Montepulciano, Editori del Grifo, 1989.
[3]S. Benci, Storia di Montepulciano, [Firenze, 1646], Verona, 1967, p. 106.
[1].