GiacomettiAll’asta newyorkese Impressionist & Modern Art del prossimo 6 novembre, Sotheby’s presenta un capolavoro di Alberto Giacometti (Borgonovo di Stampa, 1901 - Coira, 1966), concepito nel 1954 e gettato in bronzo l’anno successivo, “Grande tête de Diego”: dove Diego è naturalmente il più giovane fratello ritratto a più riprese dall’artista e a lui assai somigliante.


Tra i vertici della ritrattistica di Giacometti, Grande tête de Diego è un esito tra i più radicali ed emotivamente impattanti, sotto il profilo sia del linguaggio, sia dell’intensità espressiva, sia dell’affermazione di poetica, della sua attività tarda. Oltre alle figure filiformi e allungate che sarebbero divenute il suo più riconoscibile marchio di stile nei lavori del secondo dopoguerra, Giacometti negli anni Cinquanta si concentrò, infatti, sulla produzione di teste e mezzi-busti di impianto e di scala in senso lato più naturalistici, eseguiti con un tormentato ed iper-espressivo modellato.
L’opera fu acquistata nel 1957 da Richard K. Weil (1902-1996), insaziabile collezionista di arte moderna assieme alla moglie Florence Steinberg Weil, e ceduta all’attuale proprietario nel 1980.

La scultura viene proposta in vendita con una sbalorditiva stima di catalogo di 35/50 milioni di dollari, del resto non incongrua rispetto ai massimi exploits raggiunti da Giacometti nelle aste inglesi e americane degli ultimi tre anni, a cominciare da L'homme qui marche I, venduto da Sotheby’s Londra nel febbraio 2010 per 104 milioni di dollari (66 milioni di Euro, record assoluto in asta per una scultura).

Si tratta di stime, e di risultati, che decisamente la dicono lunga sulla salute del mercato dell’arte moderna e contemporanea nelle principali piazze del globo, e che per contrasto rendono ancor più palese, e bruciante, la crisi del nostro mercato, dove c’è da chiedersi con costernazione a quale cifra le medesime principali case d’aste internazionali avrebbero l’ardimento di proporre un pezzo simile.
Luca Bortolotti, 30/10/2013