Maria Cristina Bibbi

 

Gli Impressionisti sono degli habituè di Palazzo Reale.

Fino al 2 Settembre 2018 hanno infatti popolato le sue sale con 50 capolavori provenienti dal Museo di Philadelphia.

Tra fine 800 e i primi del 900 Monet & Co. erano molto apprezzati da Mary Cassat, artista di spiccata intraprendenza e carattere, che trascorse qualche anno a Parigi e si innamorò follemente di loro, che erano delle promettenti promesse nascenti: una volta rientrata negli States fece da interface tra facoltosi collezionisti e gli esponenti della nuova corrente pittorica.

La mostra Guggenheim, la collezione Thannhauser da Van Gogh a Picasso in programma a Palazzo Reale dal 17 Ottobre 2019 al 9 Febbraio 2020, presenta circa cinquanta capolavori dei grandi artisti impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento.

Protagonista è la fenomenale raccolta di quadri, che nel corso degli anni il mecenate-gallerista tedesco Justin K. Thannhauser riunì, per poi donarla generosamente nel 1963 alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora le riserva in modo permanente una sezione al secondo piano del rinomato museo di New York.
Al museo Guggenheim la collezione viene ammirata ogni giorno da centinaia di americani e di turisti in visita nell’edificio realizzato dall’architetto americano Frank Lloyd Wright.
Nel 1905 Heinrich Thannhauser, mercante d’arte padre di Justin, che lo affiancherà a partire dal 1909, apre la prima galleria a Monaco e nel 1908 dedica una delle più grandi retrospettive a Van Gogh in Germania.
A seguire nel 1911-1912 viene presentata la prima esposizione del gruppo Il Cavaliere azzurro e nel 1913 è di scena un’importante retrospettiva dedicata a Picasso.
Nel 1926 è la volta di Degas mentre nel 1928 i riflettori vengono puntati su Gauguin, Matisse e Monet.
Nel 1940 Thannhauser parte con la famiglia per New York; molti pezzi della sua collezione andranno perduti, in quanto la sua casa parigina sarà saccheggiata e i quadri confiscati dai nazisti. Justin non si perderà però d’animo e si metterà meticolosamente al lavoro per ricomporla.
Senza eredi e condividendo la spinta all’innovazione artistica di Solomon, decide di donare al museo nel 1963 settantacinque opere tra cui trenta lavori di Picasso. Con questo gesto filantropico l’opera di tutta la sua vita trova il suo significato, come da lui stesso dichiarato.
Ad esse se ne aggiungeranno altre dieci, nel 1991, dopo la scomparsa della seconda moglie Hilde.
Nono solo: la casa newyorchese dei Thannhauser si trasformerà in un point de rencontre di personaggi del mondo dell’arte, della musica e della cultura del calibro di Marcel Duchamp, Arturo Toscanini e Henri Cartier Bresson.
Solomon e la moglie Irene Rothschild erano soliti riunire opere arte senza un filo conduttore preciso e senza avvalersi dell’aiuto di un esperto per le loro scelte.
Alle pareti delle loro suite al Plaza hotel di New York erano così appesi quadri di antichi maestri, dipinti della scuola francese di Barbizon, paesaggi americani e arte primitiva.
Tutto cambiò poi all’improvviso nel 1927, quando Irene commissionò il ritratto del marito alla giovane pittrice tedesca Hilla Rebay.
La Rebay perseguiva un’ideale di arte non oggettiva ossia astratta ed interiore.
Tra i maestri prediletti di Hilla vi erano i russi Marc Chagall e Vasilij Kandinskij. Nel trattato “Lo spirituale nell’arte” del 1911 Kandiskij sosteneva che lo scopo dell’arte era quello di abbandonare la rappresentazione del mondo oggettivo. Questa teoria si concretizzò nelle sue Improvvisazioni e Composizioni astratte.
In mostra troviamo “Montagna blu”, quadro fondamentale del percorso creativo di questo grande artista russo molto amato da Solomon R. Guggenheim: il museo possiede infatti più di 150 opere.
Fu così che Hilla Rebay diventò la consulente artistica ufficiale dei coniugi tedeschi.
A partire dal 1948 la struttura museale si trasforma, aggregando collezioni private variegate ed eterogenee tra loro, ereditate, donate o acquisite. L’idea iniziale di un museo prevalentemente dedicato all’astrattismo viene cosi tralasciata.
Tra gli atri collezionisti, che hanno contribuito ad arricchire le collezioni Guggenheim ricordiamo Dreier (oltre a quella del Klee organizzò le prime personali di Kandinskij e Lèger), Nierendorf (detentore di più di 150 opere di Klee), i Nasher, Panza di Brumo (promotore della minimal art di Dan Flavin) e Mattioli (riunì opere dei futuristi Boccioni e Carrà nonchè di Balla, Severini, Sironi, Soffici, Rosai, Depero e alcuni dipinti del primo Morandi e di Modigliani).
E’ la prima volta che i capolavori più rappresentativi della collezione Thannhauser del Guggenheim arrivano in Europa: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao (conclusasi a Marzo del 2019) e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, quella di Palazzo Reale di Milano rappresenta il rush conclusivo di un’occasione unica e senza eguali per ammirare opere di impareggiabile qualità di eccelsi maestri.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, la mostra è curata da Megan Fontanella, esperta di arte moderna.
In questa rassegna espositiva si intreccia una pregevole storia di collezionismo, che attraversato tutto il ventesimo secolo e che ha visto importanti lasciti e testimonianze di arte impressionista e delle Avanguardie del Novecento.
Tra gli artisti principali di questa imperdibile mostra troviamo Renoir con la sua garbata e silente Donna con papagallino dalle eleganti tonalità scure (1871) e la vitaminica Natura morta (1885), Braque con quattro dipinti tra cui la sua orientaleggiante Teiera su fondo giallo (1955), appartenenti alla collezione Thannhauser a confronto con la solare Natura morta (1926-1927) di proprietà del Guggenheim, Cèzanne con sei opere fra cui la multisfaccettata veduta delle cave provenzali Bibemus (1895), i paesaggi nei dintorni della Montagna di Sainte Victoire, dove l’artista aveva affittato un capanno per dipingere in solitudine e Uomo con le braccia incrociate (1889) prima opera acquisita dal Guggenheim nel 1954 per la cifra record di 97.000 dollari, Degas con i suoi tre bronzi raffiguranti delle ballerine dallo slancio longilineo, che “dialogano” con la malleabile Donna con granchio di Maillol, Manet e il suo Davanti allo specchio (1876)  intimo e pastellato costellato da tocchi luminosi e il suo Ritratto di Donna con vestito a righe (1877-80) dal doppio tratto fugace e quasi incompiuto, Monet con la sua opera veneziana Il Palazzo Ducale visto da San Giorgio Maggiore (1908) immerso in una luminosa foschia azzurrina e donato al Guggenheim da Hilde Thannhauser, Van Gogh con il Paesaggio innevato (1888) sprigionante un raggelante simbolismo e il piccolo olio esistenzialista Le Viaduc (1887), a cui si contrappongono le Montagne a Saint Remy per la sinuosità rigogliosa e quasi umana delle forme della natura, Gauguin con il suo paesaggio tahitiano Haere Mai (1891),  Franz Marc con la sua vitale Mucca gialla (1911), Matisse con il suo assorto e disinibito Nudo, paesaggio soleggiato, Cavaliere (1909-12) e Francis Picabia con il suo “lautrechiano” Ritratto di Mistinguett (1908-11), i dipinti rurali e leggiadri di Seraut, gli scherzosi artiglieri di Rousseau (c. 1893-1895) e infine Delaunay, Kandinsky, Klee con i loro schemi cromatici e fantasie geometriche.
Capitolo a parte merita Picasso, grande amico di Justin Thannhauser: quest’ultimo ha accompagnato i 75 anni di attività di un’artista che è senz’altro il protagonista assoluto di questa esposizione con ben tredici quadri (una sala interamente dedicata al pittore spagnolo), tra cui L’aragosta e il gatto (1965), che riporta una dedica dell’artista catalano al suo affezionato collezionista (l’opera fu infatti il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser), Donna con i capelli gialli (1931), ritratto racchiuso in un abbraccio avvolgente che ricade su se stesso di Marie Therese Walter, incontrata appena diciassettenne nel 1927, musa ispiratrice di dipinti e sculture dalle armoniose e voluttuose linee curve e il “renoiriano” Le Moulin de la Galette (1900).
Non dimentichiamo che nell’autunno scorso Picasso è stato anche il “fuoriclasse” delle mostre milanesi con una vasta retrospettiva a lui dedicata, di scena sempre a Palazzo Reale dal titolo Metamorfosi.
Il numero dieci spagnolo insieme ai Giocatori di football (1908) di Rousseau ed agli impressionisti  ed avanguardisti sono pronti ora a scendere in campo a Palazzo Reale.
Non ci resta che dire quindi: palla al centro e che la mostra abbia inizio!
 

fig. 1 Gauguin Haere Main. fig.2. Van Gogh Montaigne a saint Remy. Fig. Manet Donna allo specchio. Copertina Degas Danza spagnola.

 

 

Info 

 

Palazzo Reale, Guggenheim La collezione Thannhauser – Da Van Gogh a Picasso

17 Ottobre 2019 – 9 Febbraio 2020
Web: https://www.palazzorealemilano.it/mostre/la-collezione-thannhauser-da-van-gogh-picasso
Ufficio stampa Lucia Crespi, http://www.skira.net/page/press-office
Catalogo Skira