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A Milano Hokusai, Hiroshige, Utamaro. L'arte dei grandi maestri giapponesi a Palazzo Reale (fino al 29 gennaio)

Silografie, incisioni, libri: oltre 200 opere per illustrare la eccezionale tecnica dei più grandi artisti giapponesi tra XVIII e XIX secolo (di Miki Marchionna)


Hokusai, Hiroshige, Utamaro:

l’arte dei tre maestri giapponesi dell’ukiyo-e
in mostra a Milano

di
Miki MARCHIONNA
Ukiyo-e: la più significativa produzione pittorica e silografica dell’epoca Edo (1651 - 1868), il cui nome in giapponese letteralmente significa “immagini del mondo fluttuante’’. Ed è proprio grazie a questo fluttuare, fantasticare e soprattutto ammirare che la mostra dedicata ai tre massimi esponenti di questa arte visiva del Sol Levante, Hokusai, Hiroshige e Utamaro, sorprende e affascina. L’esposizione, in pieno svolgimento presso Palazzo Reale a Milano e visitabile fino al 29 gennaio 2017, è promossa e prodotta da Comune di Milano?Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale dell’Università degli Studi di Milano. Essa si inserisce all’interno delle celebrazioni del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, avviate con la stipula del primo Trattato di Amicizia e Commercio firmato tra i due Paesi il 25 agosto 1866.
A pochi passi dalla centralissima Piazza Duomo della città meneghina, si erge Palazzo Reale, sede della mostra. Una volta tra le sue mura, si lasciano all’esterno vocii dei turisti e il caos metropolitano per immergersi in un universo distante, esotico, in grado di ammaliare e catapultare il visitatore a secoli addietro
È un mondo fatto di colori, figure, scene a cui il popolo occidentale non è esattamente abituato, almeno dal punto di vista artistico. È il Giappone visto attraverso gli occhi di tre formidabili uomini che con le loro opere sconvolsero l’arte europea, in particolare nella Parigi di fine Ottocento, trasformando e rivoluzionando persino la modalità pittorica degli impressionisti
Attraverso le cinque sezioni dell’esposizione è possibile osservare e lasciarsi conquistare da immagini coloratissime, vivaci, dai tratti sottili e aggraziati, ma non per questo prive di emozioni e atmosfere, che raggiunsero il loro apice tra fine XVIII e inizio XIX secolo e di cui Kitagawa Utamaro, Utagawa Hiroshige e Katsushika Hokusai, il più celebre fra i tre, rappresentano il vertice.

La prima parte è tutta dedicata ai surimono, tra gli esempi più raffinati di silografia policroma, un antico metodo di stampa che riproduce scritti e soprattutto disegni attraverso una matrice di legno duro inciso a mano. I surimono, letteralmente “cosa stampata’’, erano realizzati su piccoli fogli di carta quadrati e quindi ripiegabili ed erano richiesti da committenti privati. Essi venivano impiegati come biglietti augurali, inviti a concerti, spettacoli teatrali o le consuete cerimonie del tè. Insomma, una vera e propria arte grafica, spesso a scopo pubblicitario, a cui Hokusai dedicò gran parte del suo tempo. Tra gli esempi più interessanti, vi è la divinità Daikoku (Fig.1) che solleva una balla di riso sormontata da un mazzuolo e un gallo, segno dello zodiaco cinese dell’anno di realizzazione. Tra gli altri soggetti raffigurati anche natura, luoghi celebri, animali e scene di vita quotidiana. Ma è nella seconda sezione dedicata a “Le trentasei vedute del Monte Fuji’’ che Hokusai esprime al massimo la sua arte, serie silografica che lo ha conclamato come massimo maestro dell’ukiyo-e.
Come suggerisce il titolo, il protagonista è sempre il monte Fuji, montagna più alta del Giappone, rappresentato in condizioni meteorologiche e stagioni differenti da posti e distanze varie. “Giornata limpida col vento del Sud’’ (Fig.2) è caratterizzata dai toni rossastri del pendio del monte e da quelli dell’azzurro del cielo. Questa particolarità ha fatto sì che l’opera fosse conosciuta anche come “Fuji rosso’’. In “Temporale sotto la cima’’ (Fig.3), invece, le tonalità enfatizzano la drammaticità della scena, dettata anche dal fulmine che sembra squarciare la montagna in basso a destra.
Entrambe costituiscono le uniche silografie di questa serie in cui il Fuji è visto in primo piano e come elemento centrale. Se anche queste due immagini dovessero risultare inedite, è impossibile non riconoscere al centro della sala quella che è l’opera per eccellenza dell’ukiyo-e: “La grande onda’’ (fig.4). L’onda, che si sviluppa come un artiglio di drago, sta per sommergere delle imbarcazioni che sfidano la forza della natura. Una composizione drammatica in cui l’intensità del colore contribuisce a restituire la violenza della burrasca che Hokusai rappresenta con straordinaria vivacità. Il monte Fuji passa in secondo piano sullo sfondo, immobile, punto di riferimento dalla presenza rassicurante. “La grande onda’’ è senza alcun dubbio l’icona dell’arte giapponese a livello mondiale.

Se con Le trentasei vedute del monte Fuji’’ di Hokusai si è assolutamente circondati da immagini aventi come tema la veduta del Fuji, con “Le cinquantatrè stazioni di posta del Tokaido’’ (Fig.5, 6) di Hiroshige si intraprende un autentico viaggio. Tokaido, infatti, era l’antica strada che collegava Edo a Kyoto
In questo caso, Hiroshige disegna nei particolari non solo alcuni accadimenti di cui è stato testimone durante il tragitto, ma anche famosi edifici, montagne e fiumi, senza omettere i viaggiatori che ha incontrato. I suoi schizzi sono talmente vividi che chiunque osservi le stampe, nonostante non abbia mai visto quei luoghi, ha la sensazione di trovarsi davvero lungo quell’arteria. Arte figurativa e poesia si fondono successivamente nella sezione dedicata a “Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati dalla balia’’. Mediante silografie, Hokusai illustra i versi di alcune poesie di cento poeti immortali della storia giapponese come se le raccontasse una donna o una balia, appunto, ovvero una persona poco raffinata e avvezza alle storie di corte. Con questo espediente, Hokusai ha maggiore libertà interpretativa.

L’ultima parte della mostra è incentrata sulle opere di Utamaro. Bellezza e sensualità sono le parole chiave della sua arte. Il maestro si cimenta con il soggetto della beltà su rotoli, stampe o libri illustrati. Donne imponenti vengono ritratte a piedi nudi, quasi galleggiassero su uno sfondo vuoto. In questo campo, non vi era alcun artista in grado di competere con Utamaro. Egli rivoluzionò il ritratto femminile con una composizione a mezzo busto, aggiungendo un’attenzione esotica per tessuti, acconciature e trucco, senza trascurare la sfera psicologica del personaggio, evidenziata dalle espressioni del volto, degli occhi e della bocca, oltre che dalle pose. Nel momento in cui si varca l’uscita di Palazzo Reale, si avverte una strana sensazione, come se si fuoriuscisse da una bolla dal contenuto incantevole, policromatica, magnifica. E nel giro di pochi secondi si viene pervasi da un sentimento dolce, nostalgico, appagante per ciò che si è potuto ammirare con gli occhi, con il cuore, con lo spirito. L’arte di Hokusai, Hiroshige e Utamaro può questo.
di
Miki MARCHIONNA     (Milano, 7 / 12 / 2016)

Fig. 2
Katsushika Hokusai
Fuji Rosso (Giornata limpida col vento del sud), dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji,
1830-1832 circa
Silografia policroma, 25,5 x 36,8 cm
Honolulu Museum of Art
Fig.4
Katsushika Hokusai
La grande onda presso la costa di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji,
1830-1832 circa
Silografia policroma, 25,9 x 38,5 cm
Honolulu Museum of Art
Fig.5
Utagawa Hiroshige
3 – Kawasaki. Il traghetto di Rokugô, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô,
1848-1849 circa
Silografia policroma, 25 x 37,2 cm
Honolulu Museum of Art
Fig.6
Utagawa Hiroshige
28 – Fukuroi. I celebri aquiloni della provincia di Tôtômi, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô, 1848-1849 circa
Silografia policroma, 24,6 x 37,2 cm
Honolulu Museum of Art
Fig.7
Kitagawa Utamaro
Yoyogiku e Yoyotsuru della Matsubaya, dalla serie Illustrazione completa delle parodie del kabuki di Yoshiwara, 1798
Silografia policroma, 38,6 x 25,1 cm
Honolulu Museum of Art
 

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