The Floating Piers: un’opera d’arte o una “trovata divertente”?

L’installazione di Christo: un’enorme passerella sul lago d’Iseo.. “un pontile verso il nulla”.
 
E’ diventato sempre più difficile destreggiarsi nel complicato mondo dell’arte contemporanea e ciò in special modo se la definizione “arte contemporanea” va ad inglobare opere sempre più incomprensibili che rappresentano poco o nulla dal punto di vista comunicativo, puntando solo ed unicamente all’impatto visivo, che talvolta è ugualmente scarso. Opere sulle quali si costruisce un gran polverone mediatico; l’obiettivo diventa uno solo: parlarne, parlarne e ancora parlarne, in modo tale che l’osservatore comune, sebbene rimanga basito e confuso di fronte a codesta “arte” sia impossibilitato ad esprimere la propria opinione in merito per paura di sembrare ignorante..
 
Tutto questo sembra essere perfettamente in linea con ciò che è avvenuto in provincia di Brescia, sul Lago d’Iseo, dove l’artista bulgaro di fama ormai internazionale, Christo Vladimirov Yavachev in collaborazione con la moglie Jeanne Claude, ha installato un’enorme piattaforma sul lago, una vera e propria passerella per dare alla gente il “brivido”, quel delirio di onnipotenza di poter “camminare sulle acque come Gesù Cristo”.
 
Un percorso pedonale che si snoda per circa 4,5 km sulle acque del lago, realizzato con oltre 70.000 m2  di tessuto di colore arancione, sorretto da un sistema di pontili galleggianti creato da 200mila cubi in polietilene ad alta densità.
 
Si tratta senza dubbio di un’esperienza incredibile che ti pone a stretto contatto con la natura, permettendoti di “sentire il movimento dell’acqua sotto i piedi” per 3 km, proseguendo poi per un altro chilometro e mezzo lungo la strada pedonale che congiunge Peschiera Maraglio a Sensole, avendo così la possibilità di ammirare gli angoli più nascosti dalle montagne. Un’opera certamente grandiosa, se non altro per la complessità e l’ingente lavoro che c’è dietro, ma che ho difficoltà a definire “arte”.
 
Sull’argomento si sono espressi, tra l’altro, anche professionisti del settore del calibro di Philippe Daverio che senza mezzi termini ha definito The Floating Piers “una semplice baracconata ….. un’alternativa spiritosa alla sagra del ravanello o della lumaca gialla”,  e Vittorio Sgarbi che in un’intervista su “L’eco” ha definito l’opera di Christo “una trovata divertente, un’operazione molto riuscita che però non rientra nella categoria arte.”
 

Come giustamente ha evidenziato Sgarbi, infatti, si tratta di un evento di portata internazionale che però non è stato gestito probabilmente in maniera adeguata e ciò anche a causa del fatto che si svolge in piccoli paesini, generalmente poco abituati ad un così ingente flusso di persone. Si sarebbe potuto approfittare di questa occasione per pubblicizzare maggiormente i principali monumenti e opere presenti in queste zone e per avere anche una buona ricaduta sul piano economico.
 
D’altra parte, sin dal momento dell’inaugurazione, si sono registrati notevoli disagi su diversi fronti, con costi non indifferenti a carico della collettività, che hanno portato il Codacons ad avviare un esposto alla Corte dei Conti. “Dalle ambulanze ai soccorsi, dalle evacuazioni al blocco dei treni, passando per la gestione della sicurezza e dell'ordine pubblico - ha spiegato l’associazione dei consumatori - la passerella ha determinato spese a carico degli enti e delle istituzioni locali", risolvendosi in un’enorme spreco di risorse.
 
Christo ha sicuramente realizzato un sogno, un’idea sorprendente ma che non può configurarsi come “opera d’arte”.
 
L’arte deve essere la concretizzazione di un miscuglio di emozioni, sentimenti, sensazioni, paure, opinioni che l’artista esprime e rende visibili attraverso la creazione dell’opera,  parte dell’artista stesso, un pezzo della sua anima, del suo mondo interiore che egli da in dono all’osservatore, fornendo nuovi spunti di riflessione..
 
Il perché quest’installazione stia attirando così tanti visitatori la dice lunga probabilmente sulla società di oggi: una società che vive sui social, che insegue il consumismo e i futili piaceri; una società fatta di gente che non conosce i luoghi in cui vive ma che è disposta a far chilometri per presenziare a determinati eventi, solo e soltanto per dire “io c’ero” ,  solo per postare una foto sui social, pensando di colmare così in un colpo le proprie carenze culturali!
                    1 / 7 2016                        Francesca Callipari

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