Il Cristo del Mantegna e oltre - Alessandra Borsetti Venier e Carlo Fabre a Palazzo Medici Riccardi

Borsetti_Fabre_Oltre Mantegna_2013Fino al 31 agosto è visitabile a Firenze, presso Palazzo Medici Riccardi, la mostra Il Cristo del Mantegna e oltre che espone un’interessante opera di Alessandra Borsetti Venier e Carlo Fabre (1938 – 1995), concepita quasi trenta anni fa. Il lavoro di Borsetti e Fabre, messo a punto tra il 1985 e il 1986, è il frutto di un’arguta riflessione sulla celeberrima tela di Mantegna conservata alla Pinacoteca di Brera, che costituisce lo spunto per un’idea carica di suggestioni.

L’opera consiste in una serie di 19 fotografie raffiguranti un riallestimento appena variato del set mantegnesco, ripreso però con inquadrature più ampie di quella scelta dal pittore padovano e da punti di osservazione che consentono di vedere la scena oltre i confini della cornice. In virtù di questa soluzione, allo spettatore è fornito un accesso allo spazio del contesto, che nel dipinto è solo accennato a causa dell’inquadratura ravvicinatissima.

Il meccanismo studiato dalla coppia di artisti, inoltre, sottrae le figure dei dolenti al taglio drastico dei bordi dell’immagine, restituendo loro autonomia narrativa e persino un’identità, almeno nel caso della figura solitamente interpretata come Maddalena, la più sacrificata dai limiti della tela. L’intervento sui piangenti, che nell’opera contemporanea “prendono vita”, valorizza peraltro uno degli elementi nodali del quadro: Borsetti e Fabre dimostrano in effetti di aver colto l’importanza del trio nell’economia del dipinto mantegnesco, per lungo tempo talvolta persino ignorato dalla critica specialistica.

Mantegna_Cristo morto_Milano_Pinacoteca di BreraNon è inutile, in proposito, aprire una breve parentesi. Il particolare uso espressivo della cornice da parte di Mantegna costituisce una soluzione ardita e originale tanto quanto lo scorcio, praticamente senza precedenti, congegnato nell’ambito delle sperimentazioni venete sul motivo della Pietà al fine di sollecitare un certo tipo di risposta emotiva da parte dello spettatore. A differenza della resa prospettica, tuttavia, la stupefacente cesura imposta dai margini del campo figurativo è stata giudicata negativamente da un nutrito gruppo di studiosi di estrazione formalista, propensi a valutarlo come un errore compositivo anziché come una trovata funzionale sotto il profilo semantico.

È stato Felix Thürlemann, in un saggio magistrale (Il Compianto di Mantegna della Pinacoteca di Brera o: il quadro fa l'osservatore [1989], in Leggere l'opera d’arte, a cura di L. Corrain e M. Valenti, Bologna 1991), a dimostrare come l’opzione compositiva di Mantegna, lungi dall’inficiare gli equilibri strutturali della tela, sia un’esca potente per l’immaginazione di chi guarda, indotto a percepire i personaggi piangenti come fossero collocati nello spazio dello spettatore e affacciati sul luogo del compianto. In virtù della loro collocazione “anfibia”, i dolenti svolgono quindi efficacemente il compito di figure di mediazione tra l’opera e il pubblico. Un compito, com’è noto, teorizzato già da Leon Battista Alberti, che raccomandava agli artisti di inserire nelle storie dei personaggi che, attraverso i gesti e le espressioni, costituissero degli esempi per il comportamento del riguardante di fronte alla scena rappresentata. Pertanto, le tre figure “mediatrici” concorrono insieme allo scorcio ad orientare il modo della contemplazione del corpo di Cristo e della venerazione delle sue piaghe, svolgendo un ruolo chiave nella strategia disegnata da Mantegna.

Borsetti_Fabre_Oltre Mantegna_2013_allestimento(1)Borsetti e Fabre hanno dunque smontato il complesso marchingegno comunicativo del pittore rinascimentale per rimontarlo in maniera inattesa e suggestiva. Hanno creato a loro volta un ordigno in grado di brillare nel pensiero del fruitore, innescando una fertilissima reazione a catena di interrogativi sulla natura dell’opera e della sua relazione con il capolavoro mantegnesco. Il progetto concettuale insomma – etichetta dietro la quale si celano non di rado operazioni di una banalità sconcertante – pare essere in questo caso pieno di senso e una sua qualità emergente risiede proprio nel potere di fornire cibo per la mente.

Gli scatti di Borsetti e Fabre portano facilmente a chiedersi, ad esempio, in cosa consista esattamente l’opera, irriducibile evidentemente alle fotografie tanto quanto alla specie di tableau vivant da cui dipendono. Anche il rapporto con il Cristo di Brera presenta qualche sollecitazione alle categorie attraverso le quali di norma si definiscono le relazioni tra opere eseguite in media diversi. Tale rapporto non è di semplice traduzione, né appartiene al genere del remake, per usare un termine cinematografico, sebbene sembrino affiorare componenti di entrambi i fenomeni. Tanto meno lo si può ridurre all’ordine della citazione. Pure il concetto di interpretazione, benché all’apparenza più pertinente, non risolve del tutto il problema classificatorio: in quale dei tanti sensi associati alla nozione andrebbe infatti inteso il lavoro dei due artisti? Sempre nell’ambito dei nessi dell’intertestualità, infine, non è da scartare l’idea della variazione sul tema, che perlomeno in certa misura pare appropriata per descrivere il tipo di operazione svolta dalle immagini di Borsetti e Fabre.

Borsetti_Fabre_Oltre Mantegna_2013_Pianto MadonnaEsse, in ogni caso, possiedono un chiaro impianto meta-artistico: la serie fotografica esposta a Firenze è infatti arte che “parla” di arte; arte, in altre parole, che è “a proposito” di alcuni meccanismi della rappresentazione figurativa. Esplorando i punti di osservazione potenzialmente assumibili da Mantegna, Borsetti e Fabre mostrano visivamente uno spaccato sul laboratorio mentale del pittore, sui modi in cui ha ragionato nella ricerca della formula più adeguata per agire sullo spettatore.

Attraverso la folgorante sintesi delle immagini – la cui funzione estetica, conviene esplicitarlo, è comunque dominante rispetto a quella documentaria – i due artisti consentono dunque di percepire appieno la logica della tela, facendoci entrare, per così dire, nel retropalco della messinscena e rivelando, nel contempo, la logica propria. L’opera di Borsetti e Fabre, insomma, come si conviene ai lavori di un certo spessore, dà da pensare su molte questioni e su più livelli, lasciando intravedere tutto il formidabile potere critico dell’arte.
   Francesco Sorce, 19/8/2013


Alessandra Borsetti Venier, nata a Sacile, in Friuli, vive a Firenze da più di trent’anni. Artista multimediale, si è occupata, dalla fine degli anni Sessanta, di teatro e performance. Dal 1977 ha prodotto con il compagno e artista Carlo Fabre, sotto la sigla Borsetti & Fabre, numerose mostre ed eventi. Il loro sodalizio è stato interrotto nel 1995 solo dalla morte del fotografo. Nel 1985 ha fondato a Firenze la casa editrice Morgana Edizioni, che dal 2000 ha sede a Pontassieve. Nel 1991 ha fondato l’associazione culturale MultiMedia91 e nel 1992 ha aperto a Pontassieve (Fi) “La Barbagianna: una Casa per l’Arte Contemporanea” dove, ogni anno, cura la rassegna “Incontri d’Arte”.

Borsetti_Fabre_Oltre Mantegna_2013_MaddalenaCarlo Fabre è nato a Verona nel 1938 ed è vissuto a Firenze fino 1995, anno in cui si è spento il giorno di ferragosto. Protagonista fin dagli anni settanta di numerose mostre, di cui si ricordano almeno: 1974 “Gestione delle ombre” Studio Fabre, Firenze; 1975 “Foto-deperibili” Artefiera, Bologna; “Autogestione” Studio Fabre, Firenze; “Foto-fossili” SICOF/Sezione culturale, Milano; “Focus on” Stadio Comunale, Ravenna; 1977 “Foto-fossili”, Expo-Arte, Bari; 1978 “Ekatombe N.1” Galleria Inquadrature, Firenze; 1981 “Ekatombe N.2”, Loggetta Lombardesca, Ravenna; 1983 “Firenze legata”, fotografia per la performance “Cutter” di Alessandra Borsetti Venier, Fotostudio, Firenze; 1985 “Ekatombe N.3”, “Gestione delle ombre”, “ Foto-fossili”, Cenacolo degli scultori, Atene; 1986 “Fantasmi in Polaroid” Galleria Vivita, Firenze; “Fantasmi d’autunno” Caffè Voltaire, Firenze; “FIRE-ENZE sottosopra” Caffè Voltaire, Firenze; “Il Cristo del Mantegna e oltre” Galleria Il Ponte, Firenze; 1987 “Il Cristo del Mantegna e oltre”, Galleria Caffè Pedrocchi, Padova; Fiera d’Oltremare, Napoli; 1988 “Cher projecteur” Rencontres Photographiques en Bretagne, Lorient; “Il Cristo del Mantegna e oltre” Rencontres Photographiques en Bretagne, Hennebont; 1989 “Pegasus tour” Photo ex Machina, Comune di Barberino Val D’elsa (Fi); “Still life story. Ritrattazioni” Galleria Il Ponte, Firenze; 1990 “Photocaleidoscopio” per mostra Estecne, Valencia, Spagna; 1994 “Fotografia virtuale. Iter e verifiche” Centro Navile, Bologna; Galleria Gagliardi, San Gimignano (Si); Galleria Il Ponte, Firenze; “Still life story. Ritrattazioni” Spazio Immaginarci, Genova.

 

“IL CRISTO DEL MANTEGNA E OLTRE” 
Alessandra Borsetti Venier & Carlo Fabre

7 - 31 agosto 2013 
Sale museali I piano, Via Cavour 3 Firenze 

Palazzo Medici Riccardi 
catalogo Morgana Edizioni

Orari Museo Palazzo Medici Riccardi: 9.00 - 18.00, chiuso mercoledì. 
Info: Associazione culturale MULTIMEDIA91, Firenze, 335 6676218 
www.multimedia91.it 

Morgana Edizioni, Pontassieve (Fi), 055 8398747 www.morganaedizioni.it 
Ufficio stampa: info@morganaedizioni


 Didascalie immagini
1. Borsetti & Fabre, Il Cristo del Mantegna e Oltre, 1985, Firenze, Palazzo Medici Riccardi 2013, copyright Alessandra Borsetti Venier
2. Andrea Mantegna, Compianto su Cristo morto, Milano, Pinacoteca di Brera
3. Borsetti & Fabre, Il Cristo del Mantegna e Oltre, part. allestimento, 1985, Firenze, Palazzo Medici Riccardi 2013, copyright Alessandra Borsetti Venier
4. Borsetti & Fabre, Il Cristo del Mantegna e Oltre, part., 1985, Firenze, Palazzo Medici Riccardi 2013, copyright Alessandra Borsetti Venier
5. Borsetti & Fabre, Il Cristo del Mantegna e Oltre, part., 1985, Firenze, Palazzo Medici Riccardi 2013, copyright Alessandra Borsetti Venier

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