Capolavori dal Philadelphia Museum of Art
Milano, Palazzo Reale, 8 Marzo 2018 – 2 Settembre 2018
 
Sono ben cinquanta le opere provenienti dalle collezioni del prestigioso museo americano di Belle Arti di Philadelphia.
Un ambizioso progetto espositivo celebra il ventesimo secolo attraverso gli artisti, che hanno contribuito ad arricchirlo con la loro forza creativa, rivoluzionando il concetto di pittura e sviluppando linguaggi nuovi considerati provocatori e sperimentali dai critici dell’epoca.
L’esposizione è promossa e realizzata dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale e Mondo Mostre Skira.
In mostra troviamo opere di artisti celeberrimi tra cui Bonnard, noto per le sue ampie campiture di colore piatto e semplificazioni dei tratti, l’elegante e classicheggiante Manet, l’esotico Gauguin, il vorticoso ed irrequieto Vincent Van Gogh, il bucolico e raffinato Pissarro, il cubista-fauvista Braque, i ritrattisti della luce Renoir e Monet, il danzante e acuto scrutatore Degas, il vibrante Matisse definito da un critico dell’epoca “una belva feroce” per l’utilizzo acceso e forte del colore e delle linee marcate, il pre-cubista e solitario Cezanne, l’energico ed ermetico Picasso, il fantasista caleidoscopico Klee, che aveva una grande fertilità di immaginazione e che amava portare “a passeggio le sue linee”, il vivace astrattista dalle linee geometriche Kandinsky, il fluttuante e poetico Chagall, l’essenzialista Brancusi, i surrealisti e onirici Mirò e Dalì, il “naifista” botanico Rousseau detto il Doganiere e l’eterea Marie Laurencin.
 
Tra i quadri esposti spiccano i luminosi paesaggi dipinti “en plein air” da Monet (Il ponte giapponese 1895) e quelli del “sentierista” Sisley, le cui pennellate sono dense e atmosferiche. Vlaminck invece ha un’anima pittorica tumultuosa e cupa, Soutine è un inquieto distorsionista, mentre Dufy è un disegnatore dal tocco variopinto e preciso.
 
   


Passando ai ritratti, Morisot dipinge in modo intenso ed espressivo (Ritratto di bambina del 1894), Van Gogh è cosmico nel suo Camille Roulin (1888), Renoir è fresco e vivace nel suo Girl in a Red Ruff (1896) e infine Metzinger nel suo quadro Tea Time (1911) scompone la forma in modo cubista, anticipando così il surrealismo dell’Agnostic Symbol (1932) di Salvador Dalì.
 
Non mancano poi le sculture come L’atleta (1901-1904) di Rodin, che ritrae Samuel White uno dei maggiori donatori del museo (seppe cogliere con acutezza in un’opera di Cézanne la svolta del postimpressionismo e gli esordi del cubismo nelle nature morte di Braque) e la scultura in pietra il Bacio (1916), racchiusa in un avvolgente “hug”(1916) di Brancusi; quest’ultima entrò nella collezione del Philadelphia Museum of Art insieme ai Circles in the Circle (1923) di Kandisky sotto la spinta dello stravagante ed estroso concettualista del “ready made” Marcel Duchamp.
 
Il museo venne inaugurato nel 1876 e la sua caratteristica distintiva sta proprio nell’aver raccolto e conservato un patrimonio cosmopolita di opere di grandi artisti dell’Ottocento e Novecento europeo, grazie infatti alle donazioni di collezionisti di un certo spessore e competenza, che spesso hanno operato in stretta sinergia con gli artisti stessi.
Le collezioni permanenti sono costituite da ben duecentoventicinque mila opere d’arte ubicate in circa duecento gallerie e appartengono ad importantissime avanguardie artistiche quali l’Impressionismo, il Fauvismo, il Surrealismo, il Rinascimento italiano (tra cui opere di Beato Angelico, Botticelli, Correggio e Pinturicchio) e fiammingo ( tra cui dipinti di Bosh e Rubens).
Ogni anno il museo ospita dalle quindici alle venti mostre e registra un flusso di visitatori di circa ottocentomila persone.
Tra le retrospettive più importanti organizzate dalla struttura espositiva ricordiamo quella su Paul Cézanne nel 1996 e di Salvador Dalì nel 2005.
 
Il Philadelphia Museum of Art e’ conosciuto in tutto il mondo, oltre che per la storia delle sue collezioni, per essere stato il luogo delle riprese di una celebre scena cinematografica a tema pugilistico.
Il film narra infatti di un pugile, che durante gli allenamenti, è solito salire a tutta velocità le scale del museo, divenute poi note come la “scalinata di Rocky Bilboa”.
Questa scena è rimasta nella storia come quella in cui il pugile a fine di un combattimento chiama a gran voce la sua fidanzata Adriana.
Un pugno scappò anche ad uno degli artisti in mostra: Gauguin ne sferrò infatti uno a Van Gogh durante un litigio, prima di abbandonare l’atelier della “casa gialla” ad Arles in Provenza, in cui i due artisti avevano coabitato per un certo periodo, condividendo le loro sperimentazioni artistiche.
Ora ci si appresta a chiamare a gran voce, proprio come fece Rocky con la sua compagna, i nomi di tutti gli impressionisti e protagonisti delle Avanguardie del Novecento.
Il percorso espositivo della mostra è pronto infatti a condividere con la città milanese un tesoro di arte e storia ignoto ai più.
Noi siamo certi che dinanzi a questo corpus inedito di bellezze artistiche ammirabili tra le sale di Palazzo Reale, non si potrà che cadere al...tappeto!
 
 
Maria Cristina Bibbi

Info

ORARI
Lunedì: 14:00 - 19:30
Giovedì: 10:00 - 22:00
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 09:30 - 19:30
Giovedì e Sabato: 09:00 - 22:30
INFOLINE e PREVENDITE
tel. 02/92800375
Sito web: http://www.impressionismoeavanguardie.it/