Jackson Pollock. La figura della furia, mostra Firenze, Palazzo Vecchio, Michelangelo Buonarroti

Fig 1(2)Firenze rende omaggio a Jackson Pollock (1912 -1956) attraverso una mostra forte di 16 opere del grande artista americano, curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini, che istituisce un accostamento ideale, apparentemente ardito ma in effetti tutt’altro che incongruo, fra la sua opera e quella di Michelangelo Buonarroti.


Il titolo dell’esposizione, “La figura della furia”, fa così riferimento, da un lato, all’immagine classica di Pollock intento a dipingere e sgocciolare colore percorrendo le sue grandi tele in uno stato di furore creativo, come protagonista di un rito sciamanico; dall’altro allude all’espressione “La furia della figura”, impiegata dal pittore e grande teorico cinquecentesco Giovanni Paolo Lomazzo in riferimento a Michelangelo e alle sue figure animate in un moto spiraliforme simile alla fiamma.

La mostra presenta sei disegni prestati dal Metropolitan Museum di New York, oltre a una selezionata ma rappresentativa sequenza di dipinti e incisioni: da opere degli anni Trenta, come Panel with Four designs (1934-1938, The Pollock Krasner Foundation, New York) e Square composition with horse (1937-1938, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), a dipinti degli anni Quaranta, The water Bull (1946, Stedelijk Museum, Amsterdam, fig. 2) e Earth Worms (1946, Museum of Art di Tel Aviv, fig. 1), dove è dato rinvenire il suo stile più personale, ormai intrinseco alle tendenze poetiche del cosiddetto espressionismo astratto.
 
Pollock, fig_ 2

Fig 9(1)Seguono altri prestiti significativi ancora dalla Pollock Krasner Foundation: due disegni della seconda metà degli anni Quaranta, fitti di riferimenti a Michelangelo, e due opere grafiche degli anni Cinquanta, in cui, dopo l’invenzione eroica e rivoluzionaria del dripping, torna la necessità del confronto tra il gesto espressivo e la costruzione di volti e anatomie non più sopraffatti e destrutturati dal reticolo vorticoso e tormentato dei segni.

Infine, il dipinto Composition with Black Pouring (fig. 3), oggi in collezione Olnick-Spanu, che Pollock teneva nel proprio studio e amava particolarmente, e che appartenne poi a Hans Namut, il fotografo che con i suoi reportage fece conoscere nel 1949 l’originale (e allora non meno spiazzante che catturante) modus operandi dell’artista.

L’idea dell’esposizione è nata studiando una serie di disegni dell’artista americano conservati al Metropolitan Museum di New York, dai quali emerge con chiarezza la sua stringente relazione con l’arte di alcuni grandi maestri dell’arte antica e in particolare con Michelangelo. In due taccuini, Pollock intraprende un appassionante corpo a corpo con alcune delle immagini simbolo degli affreschi Sistini, desunti sia dalla volta sia dal Giudizio Universale: tre ignudi, il profeta Giona, l’Adamo che riceve lo spirito della vita ed alcune figure dal Giudizio.

Fig 7(1)Pollock aveva studiato i capolavori del Rinascimento italiano durante il suo apprendistato presso Thomas Hart Benton, tra i protagonisti della pittura americana della prima metà del ‘900 e grande ammiratore di Michelangelo, Tintoretto, El Greco e Rubens (in particolare, evidentemente, nella resa del corpo umano).
Pollock andò però ben oltre l’esercizio della copia accademica di Michelangelo. I disegni in mostra manifestano, infatti, il suo assoluto coinvolgimento nello studio delle anatomie e delle muscolature michelangiolesche, capaci di esprimere dolcezza e grazia, ma anche tensione e potenza. La grande tradizione figurativa classica, del resto, rimarrà in qualche modo un punto di riferimento essenziale per Pollock anche nella sua fase di più estremo sperimentalismo astratto, come ebbe modo di testimoniare Lee Krasner, sua compagna e artista essa stessa.

Il più incisivo punto di contatto fra Pollock e Michelangelo risiede in un comune anelito, tumultuoso e incoercibile, alla creazione, nell’impulso irrefrenabile e sin quasi mistico che guida l’azione creativa.
Pollock conquistò il suo modo radicalmente nuovo di dipingere prendendo le mosse proprio dalla dimensione sublime, titanica e tragica che informa l’opera di Michelangelo.
Oltrepassando l’uso del quadro verticale sul cavalletto, Pollock stendeva la tela orizzontalmente sul pavimento per dipingerla su tutti i lati. Com’è noto, fu così che Pollock pervenne al dripping, lo sgocciolamento del colore sulla superficie direttamente dai tubetti, senza l’uso del pennello, in linea con quella che Harold Rosemberg nel 1952 definì action painting per descrivere l’urgenza dell’atto creativo del pittore coinvolto fisicamente e psicologicamente nell’azione del dipingere.

Fig 3(2)Come esito concreto di una metaforica lotta con la tela, sorta di arena che ospita un vero e proprio agone, l’opera doveva così enfatizzare l’atto generativo, primigenio e pre-razionale della pittura, che prescinde dalla presenza di un disegno o di un rigido schema preliminare.
(15/04/2013)

Jackson Pollock. La figura della furia
16 Aprile – 27 Luglio 2014
Palazzo Vecchio (Sala dei Gigli e Sala della Cancelleria), Piazza della Signoria 1, Firenze

BIGLIETTO:
Intero € 10,00; ridotto € 8,00

ORARIO
9 – 24 / giovedì  9 – 14; la biglietteria chiude un’ora prima del museo

Catalogo: Jackson Pollock. La figura della furia, Giunti Editore, Firenze 2014, pp. 160, € 35


Jackson PollockDIDASCALIE IMMAGINI:
1. Jackson Pollock, Earth Worms, 1946, olio su tela
Tel Aviv Museum of Art Collection, dono di Peggy Guggenheim, Venezia, attraverso l’American-Israel Cultural Foundation, 1954 © Jackson Pollock, by SIAE 2014
2. Jackson Pollock, The Water Bull, 1946
olio su tela, Stedelijk Museum, Amsterdam © Jackson Pollock, by SIAE 2014
3. Jackson Pollock, Senza titolo, 1937-1939
matite colorate, grafite, penna e inchiostro di china su carta
The Metropolitan Museum of Art, New York © Jackson Pollock, by SIAE 2014
4. Jackson Pollock, Senza titolo, 1937-1939,
matite colorate e grafite su carta
The Metropolitan Museum of Art, New York © Jackson Pollock, by SIAE 2014
5. Jackson Pollock, Composition with Black Pouring, 1947
olio e smalto su tela, montata su masonite,
The Olnick Spanu Collection © Jackson Pollock, by SIAE 2014
6. Jackson Pollock ritratto da Wilfred Zogbaum nello studio di Fireplace road, 1947


 

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