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Joan Jonas (New York, 1936) è una delle più influenti artiste americane viventi, indiscussa autorità nell’ambito della storia e teoria della performance. Light Time Tales è la prima grande personale a lei dedicata ad essere ospitata da un’istituzione italiana e riunisce dieci installazioni e dieci video monocanale, tra cui un nuovo video specificamente concepito per HangarBicocca.


Il percorso espositivo, che include opere storiche e lavori più recenti, svela l’incessante spirito di ricerca dell’artista, contraddistinto dalla sperimentazione e dallo scambio fra diverse pratiche, tecniche e discipline. Il titolo “Light Time Tales” sottolinea gli aspetti fondanti dell’opera della Jonas: la luce delle proiezioni, la dimensione del tempo caratteristica di video e performance e l’aspetto narrativo che è alla radice di quasi tutti i suoi lavori.
Per la mostra presso Pirelli HangarBicocca Joan Jonas ha lavorato sulla specificità dello spazio espositivo creando un display nel quale tutte le installazioni convivono in un unico ambiente, in un gioco di relazioni continue che rende labili i confini tra un’opera e l’altra ed esalta le modalità dinamiche di fruizione del suo lavoro. L’allestimento evidenzia la natura ciclica della ricerca dell’artista, che nel corso degli anni ritorna su temi ed elementi ricorrenti.
 
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Nella poetica di Joan Jonas alcuni passaggi biografici rivestono un importanza cruciale: innanzitutto il viaggio verso l’Arizona, effettuato nella seconda metà degli anni Sessanta, durante il quale entrò in contatto con la comunità Hopi e assistette alla “danza del serpente”, un rituale magico che era stato esplorato in tutte le sue implicazioni simboliche e antropologiche in un celeberrimo studio di Aby Warburg; il viaggio a Creta (1966), in cui ebbe modo di assistere alla celebrazione di un matrimonio protrattosi per tre giorni e conoscere le vestigia della civiltà minoica; il viaggio in Giappone (1970), durante il quale comprò la sua prima telecamera e scoprì il teatro No.

Le radici del lavoro di Joan Jonas si collocano all’interno del clima di sperimentazione della scena newyorkese degli anni Sessanta, contraddistinta dallo sviluppo e dall’affermazione del Minimalismo. Da questa corrente artistica Jonas assimila la concezione dello spazio, la predilezione per gli elementi essenziali e l’attenzione verso il ruolo attivo degli spettatori. L’artista usa lo spazio come “materia” con cui indagare la relazione tra il pubblico e la sua posizione all’interno della performance, in una riflessione che coinvolge anche le sue ricerche sulla rappresentazione dello spazio nella storia della pittura.
 
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La fluidità con cui Joan Jonas spazia da un medium all’altro è parte integrante del processo di continua evoluzione delle sue opere: le installazioni non hanno infatti lo scopo di documentare la performance, ma si sviluppano come opere in cui coesistono una molteplicità di immagini e oggetti.
Anche il sonoro è un elemento centrale nelle opere dell’artista. Oltre all’utilizzo di musiche dei più vari generi, la pratica di Joan Jonas comprende suoni vocali come parole, canti, urla e rumori derivati dalle azioni performative. Negli anni più recenti si sono inoltre intensificate le collaborazioni con diversi musicisti contemporanei (Alvin Curren, Jason Moran) per l’ideazione di composizioni acustiche create appositamente per i lavori.
04/01/2014

Joan Jonas nasce nel 1936 a New York, dove vive e lavora. In oltre cinquant’anni di carriera artistica ha ricevuto numerose onorificenze da varie istituzioni tra cui The Guggenheim Foundation (1976) e The Rockefeller Foundation (1990) e riconoscimenti come il CAPS Award (1971 e 1974), il Deren Award dell’American Film Institute (1989) e l’Anonymous Was A Woman Award (1998).
Sue mostre personali e performance si sono tenute allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1994), al Queens Museum of Art di New York (2004), al Dia:Beacon, New York (2005), al Castello di Rivoli (2006) e al MACBA di Barcellona (2007). Ha partecipato alle più importanti mostre collettive degli ultimi trent’anni, fra cui la Biennale di Venezia nel 2009 e varie edizioni di documenta a Kassel (1972, 1977, 1982, 1987, 2002, 2012).
Le sue opere fanno parte di alcune delle collezioni d’arte più rinomate come il Centre Pompidou - Musée National d’Art Moderne (Parigi), The Museum of Modern Art (New York), The Whitney Museum of American Art (New York), lo Stedelijk Museum voor Actuele Kunst (Amsterdam) e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (Madrid).
Joan Jonas è autrice di testi di riferimento sul tema delle performing arts ed è Professor Emerita presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston. Joan Jonas rappresenterà gli Stati Uniti alla 56° edizione della Biennale di Venezia con una mostra presentata dal MIT List of Visual Arts Center.
 
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Joan Jonas, Light Time Tales
2 ott 2014 – 1 feb 2015
a cura di  Andrea Lissoni

Fondazione HangarBicocca
Via Chiese, 2 - Milano

Orari
giovedì / domenica: 11.00 – 23.00
lunedì / mercoledì: chiuso
Ingresso libero

Tel +39 02 66111573
info@hangarbicocca.org
hangarbicocca.org

Didascalie immagini:

1. Joan Jonas, The Shape, the Scent, the Feel of Things. Foto Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca. Courtesy dell'Artista (Jessica E. Smith e Kevon R. Brine)
2.
Joan Jonas, Revolted by the Thought of Knows Places...Sweeney Astray. Foto Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca. Courtesy dell'Artista (Stedelijk Museum, Amsterdam))
3.
Joan Jonas, Reanimation. Foto Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca. Courtesy dell'Artista e Yvon Lambert, Paris
4.
Joan Jonas, Volcano Saga. Foto Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca. Courtesy dell'Artista  e Wilkinson Gallery, Londra