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Dario Fo e Franca Rame l'Archivio a Palazzo Barberini: il teatro come unità delle arti (fino al 25 giugno)

Finalmente l'omaggio a due straordinari artisti, sempre fuori dal coro e capaci di raccontare le verità più scomode con l'arma dell' ironia e del coraggio.


Dario Fo e Franca Rame:
il mestiere del narratore

Palazzo Barberini,
via delle Quattro Fontane 13
24 marzo - 25 giugno
Martedì- Domenica (h. 10 - 18)

Nell’ambito delle iniziative tese ad una migliore e più efficace caratterizzazione museale dello storico Palazzo Barberini fortemente voluta dalla Direttrice, Flaminia Gennari Santori, si inserisce quest’ultima iniziativa, curata dalla Compagnia Teatrale Fo-Rame, della esposizione nelle Sale della Galleria fino al prossimo 25 giugno dell’Archivio Rame-Fo, realizzato da Franca Rame.
Si tratta in effetti di una eccezionale raccolta di disegni, tele, arazzi, pupazzi, costumi di scena, foto e documenti elaborati nel corso del tempo dal genio creativo di Dario Fo (“Mia madre, ci ha confessato Jacopo Fo, non ha mai preso una matita in mano…”) ed utilizzati sulle scene, frutto  della originale tecnica narrativa caratteristica tipica dei due artisti che per l’appunto univa insieme pittura, scrittura musica e attività teatrale, completata poi con le osservazioni derivate dalle reazioni degli spettatori, in una logica recitativa capace di trasferire e rendere leggibili i temi ed i valori esposti alla più larga parte del pubblico possibile.
Sotto questo aspetto, il teatro di Dario Fo e Franca Rame non è mai stato ‘popolare’ nei termini banali e pressapochisti con cui spesso è stato fatto passare, al contrario è stato un teatro impegnativo proprio perché ‘impegnato’, impegnato  nello smascheramento e nella denuncia dei mali sociali e nella presa di coscienza dei veri valori del vivere civile e sociale. Ed in questo senso si teso a favorire una presa di coscienza ‘popolare’ e quindi con lo sguardo rivolto innanzitutto alla parte più debole e maltrattata della società.
Caratteristici in questo senso i testi degli anni sessanta e settanta, quando cioè il sodalizio umano e artistico di queste due grandi personalità era già iniziato, e quando nacquero i collettivi teatrali ‘La Comune’ con l’obiettivo di fare delle rappresentazioni teatrali -che terminavano sempre con dibattiti ed accanite discussioni-veri momenti di battaglia politica; ma l’impegno nella ricerca e nell’affermazione delle verità anche quelle più scomode sono state il filo rosso che ha  sempre caratterizzato il lavoro teatrale di Dario Fo e Franca Rame culminato com’è ben noto nel riconoscimento del premio Nobel per la letteratura nel 1997.

La mostra ospitata nella Galleria Barberini ripercorre in modo davvero esaustivo e completo il cammino artistico ed umano di questi due autentici esempi della grande cultura italiana troppo spesso trascurati  quando non ostacolati e attaccati con critiche che poco avevano a che fare con la loro arte quanto piuttosto con le loro idee.
Personaggi grandi e scomodi Fo e Rame e grande merito va dunque al Ministro Franceschini che –come ha tenuto a precisare proprio Jacopo Fo- ha saputo mettere nel giusto rilievo la loro opera, riconoscendo nel dicembre del 2105 l’archivio un vero patrimonio culturale di “interesse storico particolarmente importante”. Grande fu l’emozione di Dario Fo, quando nel marzo dell’anno successivo, alla vigilia dei suoi novant’anni, venne inaugurato presso l’archivio di Stato di Verona il “Museo-Archivio- Laboratorio Rame Fo”. “Mi viene ancora in mente –ha ricordato il Ministro nel corso della conferenza stampa tenuta a Palazzo Barberini, presentando l’evento con la Direttrice Gennari Santori e Jacopo Fo- l’emozione di Dario quel giorno, sembrava come un bambino che non credeva ai suoi occhi!”.

Oggi un gran numero di opere provenienti da Verona sono esposte a Palazzo Barberini e sembra davvero rinnovarsi  anche in questa circostanza quella che era divenuta la vera aspirazione per Dario Fo, cioè a dire “fare una cosa bella e far ridere le persone in sala”: chiunque visiterà la mostra non potrà che confermare.
Roma 24 / 3 / 2017

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