James WyattSi dice spesso che la pubblicità sia l'anima del commercio. Quella del mercato dell'arte è il mondo delle fiere. Casse di risonanza e status-simbol, vetrine e luoghi d'incontro, le fiere non sono mai soltanto un momento di vendita (e di acquisto), ma anche un'occasione di messa a punto, un checkpoint, una formidabile cartina di tornasole per il mondo dell'arte sotto diversi punti di vista.


Nello scegliere a quali partecipare (o a quali fare richiesta di partecipare) i fattori in campo sono molteplici e complessi: dalla location al prestigio internazionale, dal numero di partecipanti ai costi.  Non è questo il caso di Flashback, che pure non ha tralasciato uno solo di questi punti, anzi.
In un panorama nazionale di fiere che, per troppi anni, sono state troppe e spesso in conflitto l'una con l'altra (ora decimate da una crisi che ha trasformato i collezionisti in semplici visitatori curiosi ed esasperato le tasche degli espositori), Flashback ha puntato su un abbattimento drastico dei costi. Quasi un'operazione di "resettatura", un tentativo di impostare le cose diversamente, un nuovo inzio in entrambi i sensi: sia per chi espone sia per chi vuole collezionare. Non meno innovativa è la scelta di un "marketing 2.0", tutto incentrato sul web e sulla viralità delle notizie, specialmente dopo che, negli ultimi anni, diverse fiere avevano dato pessima prova nel gestire la comunicazione coi media e la pubblicità.

BoldiniEppure, dicevo, Flashback non è soltanto nè principalmente questo. La fiera si è proposta agli espositori con un motto in calce al suo titolo: "l'arte è tutta contemporanea".
Unica assieme alla TEFAF ad avere un motto in accompagnamento al titolo, Flashback si è quindi posta agli espositori prima di tutto come un'idea, un concetto, un piano d'azione, una proposta, un vero e proprio manifesto e soltanto dopo come un'elenco di specifiche tecniche.
Chi ha aderito al progetto, dunque, ha scelto di farlo perchè è stato convinto da un'idea oggettivamente nuova sul panorma italiano. Nuovo, di rottura, è anche il periodo scelto per questa fiera-manifesto, la cosìddetta “Settimana dell'arte contemporanea di Torino”. Artissima, Paratissima, The Others, Back to the Future e ora anche Flashback.

Il motto è ispirato ad una celebre frase di Gino de Dominicis: "l'arte è tutta contemporanea", appunto. Una frase che ho sempre amato perchè provocatoria. E assolutamente incompresa dalla maggior parte delle persone che amano citarla.
De Dominicis accompagnava la frase con l'esempio di un auto che investe una persona e che ottiene il medesimo risultato tanto che sia una Isotta Fraschini che una Lotus Evora. L'impatto c'è sempre, e, anche se con due carrozzerie diverse, il risultato non cambia. L'opera d'arte, dunque, impatta sullo spettatore a prescindere dall'epoca in cui è stata realizzata. In questo senso l'arte è tutta contemporanea e, quindi, l'Arte Contemporanea non esiste. Contemporaneo è cio che c'è e che ha un'impatto sullo spettatore vivente, formale prima e contenutistico poi.

tappeto, Persia XIX secoloNon sarebbero altrimenti spiegabili concetti come "classico" "universale" o, se preferite, "ever green". L'immutabilità della natura umana nel corso dei secoli rende contemporaneo qualsiasi prodotto dell'arte, sempre interconnesso con un magma interno all'Uomo che nè le strutture sociali nè le problematiche storico-politiche sono in grado di annullare. Chi si occupa della così detta "arte antica" conosce molto bene questi problemi e sa che la conoscenza può avere anche una visione retrospettiva, perchè corrispondente a consapevolezza e presa di coscienza. Così, l'universo senza tempo della fruizione artistica (si badi bene, non della Storia dell'Arte) può mettere in comunicazione diretta opere anche molto diverse tra loro e connettere queste ultime con lo spettatore, in una catena di suggestioni, accostamenti inconsci, emozionali e spesso intuitivi.

Non stupisce più, allora, che tutta l'arte sia contemporanea. Contemporanea è la bellezza pura, bilanciatissima e solenne di una scultura neoclassica di James Wyatt (fig. 1), contemporanea è la consapevolezza del proprio ruolo di donna che leggiamo nei ritratti femminili di Giovanni Boldini (fig. 2) o la pura geometria di un tappeto persiano (fig. 3), intimamente conesso con l'astrazione geometrica della mente umana, e contemporanea, allora, appariranno la luce teatrale del caravaggista Matthias Stomer (fig. 4) o le forme fantasmagoriche di un'armatura giapponese (fig. 5).

Matthias StomerNel percorso che Giovedì 7 novembre partirà alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, dunque, assisteremo forse alla nascita un nuovo modo di intendere l'arte nel suo rapporto col collezionista e ho il presentimento che Flashback abbia intuito per tempo quale sarà la direzione del mondo dell'Arte nei prossimi anni: la sfida è lanciata.
Massimiliano Caretto, 04/11/2013

Didascalie immagini:
1. Galleria Canelli: Richard James Wyatt (Londra, 1795 – Roma, 1850) Venere al bagno, 1830-40, Marmo bianco, firmato: R. J. WYATT FECIT ROME, Altezza cm. 157
2. Robilant-Voena: Giovanni Boldini (Ferrara 1842 - Paris 1931), Portrait of Betty Wertheimer, Oil on canvas, cm. 155.5 x 103, firmata e datata: “Boldini/1902”
3. Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs: BAKSHAIESH, Persia, seconda metà XIX secolo, cm. 440x330
4. Galleria Caretto: Matthias Stomer, Tobiolo cura il padre, 1642 ca., olio su tela, cm. 150x200
5. Giuseppe Piva: Arte Giapponese Mogami-dô tosei gusoku, Giappone, metà del Periodo Edo (1615-1867), Armatura per samurai, XVIII secolo


armatura giapponese
Flashback
Società Promotrice delle Belle Arti di Torino,
Via Balsamo Crivelli 11
7 - 10 novembre 2013
ore 12 – 21
Biglietti: Intero € 10 - Ridotto € 8 - Gratuito tessera Torino Musei

http://www.flashback.to.it