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L'arte fotografica del progetto Identity Flow approda a Milano (fino al 19 marzo)

Scatti che illustrano il rapporto tra artisti e società in una mostra basata sulla contaminazione dei linguaggi individuali e collettivi (di Sabrina Riboldi)


Identity Flows

 

Visual routes across the Mediterranean Sea
-
Immagini, spazio urbano, comunità.

Mostra temporanea: 10-19 Marzo 2017



c/o
La Triennale di Milano.

Ingresso Libero
di
Sabrina RIBOLDI

 
Protagonisti sono 16 giovani fotografi che hanno costruito con le loro opere i tre Festival del Progetto Europeo Urban Layers (che ha richiesto due intensi anni di lavoro), trattando ed elaborando il tema dei “flussi di identità”(identità in transizione): il tema si districa in maniera complessa, conducendo lo spettatore a riflettere contemporaneamente sul singolo individuo e sull’identità collettiva Europea. Il lungo cammino percorso dagli artisti parte da Gibellina (luogo emblematico, in quanto situato nel cuore del Mediterraneo) per raggiungere e coinvolgere le città di Malaga, Salonicco e Lecce (prima di terminare l’interessante viaggio a Milano).

Il fulcro di questa profonda esperienza, che si evolve in ogni sua tappa e personale riflessione di ciascuno dei giovani artisti, verte sul senso della residenza dell’individuo-identità che mette a confronto (con similitudini e discrepanze) il singolo artista con i cittadini e loro istituzioni partecipando a festival urbani e manifestazioni (e grandi eventi simili, che si espandono sullo spazio pubblico).

Il mezzo con cui i 16 giovani protagonisti comunicano con lo spettatore è la fotografia in grande formato, consentendo a punti di vista, opinioni e prese di posizione (non sempre in armonia tra di loro) di “esporsi in pubblico” tramite le varie espressioni dell’arte contemporanea.

Un’arte contemporanea che, secondo il mio parere, nel corso della mostra (strutturata essenzialmente su supporti in ferro e manifesti, che trasmettono una sensazione di minimalismo cosmico) si sviluppa con varie contraddizioni, suscitando nel visitatore un senso iniziale di solitudine (la nube sull’acqua ed i cocomeri sulla spiaggia), di angoscia nei confronti dell’ignoto e del futuro (la carta d’identità priva di dati personali ed il ritratto privo di volto ne sono un esempio) per poi tendere parzialmente ad affievolirsi alternando immagini di primi piani di volti di ogni età e razza ad interpretazioni personalizzate di panoramiche di paesaggi (probabilmente con l’intenzione di “richiamare” nel gruppo l’individuo smarrito nella propria solitudine di base).


Un’esposizione complessivamente tendente all’essenziale, non particolarmente estesa ma che, sicuramente, si avvicina ai criteri dell’incerta ed opinabile era contemporanea.



di
Sabrina RIBOLDI           
                    Milano, 14-03-2017

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