Hokusai_La grande onda di Kanagawa, xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji_ (fig 1)È un’iniziativa complessa e articolata quella che si è proposta di realizzare il Museo d’Arte Orientale di Venezia con la mostra La Grande Onda di Hokusai. Toccare il sentimento della forma, allestita presso gli spazi dell’istituzione e visitabile fino al 3 novembre prossimo. L’evento ruota intorno alla celeberrima xilografia del disegnatore e pittore giapponese Katsushika Hokusai (1760-1849), La grande onda di Kanagawa (fig. 1), che fa parte della serie delle trentasei Vedute del Monte Fuji, realizzate dall’artista tra il 1826 e il 1833.

L’esemplare in mostra proviene del Museo Chiossone di Genova e rappresenta una delle più rare e riuscite tirature della stampa della Grande Onda, che viene offerta al pubblico anche in una versione tridimensionale grazie al modello in gesso alabastrino del Museo tattile di pittura antica e moderna Anteros, Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza” di Bologna. Quest’ultima riproduzione è inoltre affiancata da un ulteriore prototipo ridimensionato realizzato dai ricercatori giapponesi del National Institute for Special Education (NISE).

Intorno a questo fulcro, si snoda il percorso espositivo che è frutto di una collaborazione tra il Museo, l’Università Ca’ Foscari, Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa mediterranea e l’Art Research Center, Ritsumeikan University di Kyoto: la sinergia fra i diversi istituti di ricerca ha avuto quale obiettivo l’identificazione e la documentazione digitale catalografica e fotografica della strepitosa collezione del  Museo d’Arte Orientale di Venezia, che consiste in 727 xilografie e 276 libri di stampe giapponesi. La raccolta veneziana è inoltre oggetto di una serie di conferenze, sempre organizzate dal Museo d’Arte Orientale, che costituiscono una iniziativa collaterale alla mostra, articolandosi durante tutto il periodo del suo svolgimento.

Hokusai_Studi di modelli, xilografia_Serie dei Manga (fig 2)Pittore di fantasmi, di mostri, di guerrieri e dei più stravaganti e tristi paesaggi, Hokusai era figlio di un fabbricante di specchi. Studiò disegno alla scuola Shunshô, cambiò più di trenta volte il proprio nome, visse viaggiando continuamente e, in ogni giorno della sua vita, disegnò e dipinse senza sosta. All’età di settantacinque anni scriveva:«Dall’età di sei anni avevo la mania di disegnare le forme degli oggetti. Verso i cinquant’anni avevo pubblicato un’infinità di disegni, ma tutto ciò che ho prodotto prima dei settant’anni non vale la pena di essere ricordato. È all’età di sessantatre anni che ho capito un po’ la struttura della natura reale, degli animali, delle erbe, degli alberi, degli uccelli, dei pesci e degli insetti…. Di conseguenza a ottant’anni avrò fatto ulteriori progressi, a novanta penetrerò il senso delle cose, a cento sarò giunto decisamente a un grado di stupore, e quando avrò centodieci anni ogni punto e ogni linea sarà in me vivente. Chiedo a coloro che vivranno a lungo come me di controllare se manterrò la parola. Scritto all’età di settantacinque anni, da me, in altri tempi Hokusai, oggi Sakio Rôjin, il vecchio folle del disegno».

Hokusai fu pittore principalmente del genere dell’ukiyo-e, che nella tradizione pittorica giapponese del periodo Edo (1603-1868), dominato dalla famiglia Tokugawa, ha rappresentato una delle maggiori espressioni artistiche del Paese. La parola uku significa letteralmente «galleggiare», mentre yo vale come «mondo». La particella - e indica l’illustrazione, il quadro, perciò gli ukiyo-e sono le scene del “mondo effimero” del “mondo che passa”, ma anche del “mondo della sofferenza”, che nel Buddismo indica il ciclo di morte e rinascita a cui l’individuo cerca di sottrarsi. I maggiori committenti del genere furono soprattutto mercanti e borghesi: l’ukiyo-e nasce pertanto come un prodotto popolare dal basso costo e di grande circolazione, soprattutto grazie alle possibilità riproduttive della stampa. I temi trattati sono legati all’esistenza quotidiana: soprattutto la vita delle cortigiane e della loro intimità erotica, dei quartieri mercantili, dei lottatori di Sumo, del teatro.

Hokusai_Passo di Inume a Koshu, xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji_(fig 3)Il primo nome di Hokusai fu Shunro. In seguito ne usò altri, tra i quali Sorri, Kako, Taito e I-itsu, che sono i più importanti. Il suo nome definitivo di Hokusai apparve per la prima volta nel 1796. La sua opera rappresenta certamente una delle più importanti esperienze artistiche del tardo periodo Edo, perché stilisticamente è una convergenza tra le influenze della pittura cinese ed europea, mediate con quelle provenienti dalla scuola Tosa, Kanô e Hayashi. Durante la sua vita illustrò più di centoventi opere e collaborò a una trentina di volumi. Il primo periodo fu segnato dall’arte del disegno e dall’utilizzo della prospettiva cui fu avviato da Shiba Kokan.

La seconda fase della sua carriera pittorica prese avvio intorno al 1812, ed è in questo periodo che Hokusai cominciò a lavorare sulle opere che lo hanno reso più famoso: anzitutto il primo dei quindici libri della serie dei Manga, che nascono come manuali di pittura, e gli Ehon musashi abumi, che riproducono le immagini dei guerrieri celebri. Hokusai_Ejiri nella Provincia di Suruga, xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji (fig 4)_Le opere menzionate, presenti in mostra, sono improntate a un realismo molto forte, con figure dal tratto caricaturale e di una crudezza a volte violenta.

Le figurette che animano le pagine dei Manga sono scattanti e piene di vita (fig. 2); non a caso Hokusai scriveva in proposito: «Io mi accorgo che i miei animali, i miei insetti, i miei personaggi vogliono fuggire dalle pagine. […] Fortunatamente l’incisore Ko Izumi […] si è assunto il compito di recidere le vene e i nervi degli esseri che ho disegnato e ha potuto togliere ad essi la libertà di fuggire». Hokusai_Il villaggio di Sekiya sul Sumida, xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji (fig 5)Tra i ventiquattro libri a stampa di Hokusai e allievi che l’esposizione permette di fruire spicca certamente l’intera serie delle trentasei Vedute del Monte Fuji (cui successivamente se ne aggiungeranno altre dieci), il lavoro con il quale si inaugura il terzo periodo creativo dell’artista. La montagna è protagonista assoluta delle immagini, simbolo di immortalità nel contesto di un paesaggio che è per contrasto in costante mutamento. Il Monte Fuji fa da sfondo all’innevato Passo di Inume a Koshu (fig. 3), ai pellegrini scossi dal vento di Ejiri nella Provincia di Suruga (fig. 4), al villaggio di Sekiya sul Sumida (fig. 5), all’imponente Tempio di Asakusa Hongan-ji avvolto dalle nuvole (fig. 6). Hokusai osserva scrupolosamente il Monte, cercando di descriverlo in diverse condizioni atmosferiche; nascono così la Veduta del Fuji rosso (fig. 7) e Tempesta di pioggia sotto la Cima (fig. 8).

Hokusai_Il tempio di Asakusa Hongan-ji, xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji (fig 6)È da notare, infine, che l’ukiyo-e in patria fu ritenuto un genere basso e spregevole per la volgarità di alcuni soggetti, ma trovò di contro un grandissimo apprezzamento in Occidente, soprattutto in Francia alla metà dell’Ottocento, incontrando il favore degli artisti impressionisti e post-impressionisti. Furono soprattutto le opere di Utamaro, Hokusai e di Hiroshige a lasciare una traccia profonda nella cultura europea, grazie anche agli studi di Edmond de Goncourt sui maestri giapponesi del Settecento, o ad artisti quali l’incisore Walter Crane e l’acquafortista Félix Bracquemond.

In Italia, invece, il fenomeno rimase del tutto marginale, sebbene non mancarono collezionisti interessati al genere. Tra questi, Enrico di Borbone conte di Bardi – ultimo figlio di Carlo III Borbone Parma – che riportò direttamente dall’estremo oriente una collezione che si pone all’origine del Museo d’Arte Orientale di Venezia. A fronte della precocità con cui l’arte giapponese fu recepita in Francia – un interesse che si riflette nelle grandi mostre parigine del 1867 e del 1890 – in Italia bisognerà aspettare fino al 1957 per assistere alle prime testimonianze di un’attenzione istituzionale, con la fondazione del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ di Roma (presso il palazzo Brancaccio), cui seguì, l’anno successivo, la prima mostra al Museo dell’Esposizioni, intitolata Tesori dell’arte giapponese.
   Giulia Bonardi, 5/10/2013

 

 

Hokusai_Vento del Sud, Cielo sereno (anche conosciuto come Fuji Rosso), xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji (fig 7)_La Grande Onda di Hokusai.Toccare il sentimento della forma
8 settembre - 3 novembre 2013

 

Museo d’Arte Orientale a Ca’ Pesaro
Venezia, Santa Croce 2076



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sspsae-ve.orientale@beniculturali.it
orari e giorni di apertura: da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

Didascalie delle immagini
Hokusai_Tempesta di pioggia sotto la Cima, xilografia_serie delle 36 vedute del Monte Fuji (fig 8)1. Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa, xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.
2. Katsushika Hokusai, Studi di modelli, xilografia, serie dei Manga.
3. Katsushika Hokusai, Passo di Inume a Koshu, xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.
4. Katsushika Hokusai, Ejiri nella Provincia di Suruga, xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.
5. Katsushika Hokusai, Il villaggio di Sekiya sul Sumida, xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.
6. Katsushika Hokusai, Il tempio di Asakusa Hongan-ji, xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.
7. Katsushika Hokusai, Vento del Sud, Cielo sereno (anche conosciuto come Fuji Rosso), xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.
8. Katsushika Hokusai, Tempesta di pioggia sotto la Cima, xilografia, serie delle 36 vedute del Monte Fuji.