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"La Misericordia nell'arte. Itinerario giubilare tra i capolavori dei grandi artisti italiani"

Aperta ai Musei Capitolini una importante mostra sul culto delle immagini in occasione dell'anno giubilare (di Consuelo Lollobrigida)


“La misericordia nell’arte.  Itinerario giubilare tra i capolavori dei grandi artisti italiani”.

Il culto delle immagini
tra fede e carità.

di Consuelo Lollobrigida



Nel settembre del 1606, appena giunto a Napoli, Caravaggio ricevette la commissione per una grande tela da collocare sopra l’altare maggiore della chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli, dove è ancora oggi.

L’opera raffigura le Sei opere della carità e la sepoltura dei morti, tema particolarmente caro nel XVI e XVII secolo dato l’alto tasso di mortalità causato, tra l’altro, dalle ripetute recrudescenze di epidemia di peste. Il dipinto si divide in due gruppi: nella parte in alto, la Vergine col Bambino, sorretta da due Angeli con grandi ali, il volto sereno, tranquillo, guarda verso il basso quasi per mostrare consenso e affetto alle figure sottostanti. Nella parte in basso, le opere della misericordia, rappresentate con poche figure che sinteticamente compongono la complessa macchina iconografica. Il “Visitare i carcerati” e il “Dar da mangiare agli affamati” sono simboleggiate dal tema della Carità Romana, così come evocato da Valerio Massimo nella storia di Cimone e Pero. Cimone, che condannato a morte per fame in carcere, fu nutrito dal seno della figlia Pero e per questo fu graziato dai magistrati che fecero erigere nello stesso luogo un tempio dedicato alla Dea Pietà. Il “Seppellire i morti” si riconosce nei piedi e nelle gambe di un cadavere portato a sepoltura. A san Martino è collegato il “Curare gli infermi”, indicata dalla figura in basso dello storpio, così come il “Vestire gli ignudi”, ricordato dall’episodio del mantello diviso a metà con un uomo seduto per terra ripreso di spalle. Il "Dar da bere agli assetati" è rappresentato da un uomo che beve da una mascella d'asino, Sansone, che nel deserto bevve l'acqua fatta sgorgare miracolosamente dal Signore. Infine, l’“Ospitare i pellegrini” è rappresentata da un signore benvestito che, dietro il giovane con il mantello, indica la sua casa ad un pellegrino, identificato dall'attributo della conchiglia sul cappello, segno del pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

Il tema della Misericordia costituisce il cuore del pensiero cristiano e nelle arti visive prese la duplice forma delle Opere della Misericordia Corporali, così come sono enunciate da Cristo nel Vangelo di Matteo (25, 35-36) e dipinte da Caravaggio, e della Madonna della Misericordia. A questa è dedicato l’omonimo Polittico (1444-1464) realizzato da Piero della Francesca per l’Ospedale della Misericordia di Borgo San Sepolcro, dove la Vergine è raffigurata in atto di accogliere i fedeli sotto il suo mantello, simbolo della Chiesa di Roma.
Al complesso tema dottrinale della misericordia e alla sua duplice interpretazione artistica è dedicata la bella mostra che Cristina Acidini, Maria Grazia Bernardini, Giuseppe Lepore e l’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès hanno presentato pochi giorni fa a Roma.
La misericordia nell’arte. Itinerario giubilare tra i capolavori dei grandi artisti italiani” sarà ospitata nei Musei Capitolini a partire dal prossimo 31 maggio e accompagnerà fino a fine novembre, in un percorso ricco di opere dal tardo medioevo al barocco, il Giubileo della Misericordia voluto da papa Francesco.
La mostra si articola in due sezioni che celebrano l’immagine della Madonna della Misericordia e quelle delle Sette Opere Corporali.
La Madonna della Misericordia è un appellativo molto antico” – sottolinea Maria Grazia Bernardini – “che risale probabilmente al V o VI secolo, quando lo scrittore Giacomo di Sarug lo cita in un suo sermone”. L’iconografia della Vergine che appare in piedi con un gran mantello ebbe origine in Toscana e in Lazio nell’alto Medioevo ed ebbe grande diffusione tra il Tre e il Quattrocento, quando la troviamo rappresentata nei codici miniati, nei portali delle cattedrali e delle abbazie e in tavole dipinte.
Una delle interpretazioni più significative delle opere corporali è quella realizzata, alla fine del XII secolo Benedetto Antelami per il Portale del Redentore del Battistero di Parma, una delle opere più importanti e famose del Medioevo. Nel portale, quello di accesso principale al battistero, sono raffigurati il Giudizio Universale, nella lunetta, e le opere della misericordia, nello stipite sinistro. Qui un unico personaggio, un benefattore chiamato beatus, compie le sei opere: in basso, soccorre un pellegrino, poi visita i malati; nella terza scena dà da mangiare ad una coppia affamata e da bere a due assetati; porta del pane ad un carcerato e infine aiuta un povero a vestirsi con un abito che gli ha donato.
È sintomatico” – continua la Bernardini – “che i due massimi capolavori che raffigurano la Misericordia, la Porta del Redentore del Battistero di Parma e Le sette opere della Misericordia del Pio Monte della Misericordia di Caravaggio, siano stati realizzati nei due periodi più drammatici e nello stesso tempo più vitali vissuti dalla Chiesa”.
Il basso Medioevo e la Controriforma sono due momenti storici attraversati da profonde trasformazioni sociali, culturali, politiche e religiose, caratterizzati da un vasto fenomeno spirituale, cioè dalla nascita e dalla diffusione degli ordini religiosi. Domenicani e Francescani nel Duecento; Filippini, o Oratoriani, Teatini e Cappuccini, per ricordarne solo alcuni, nell’età della Controriforma. È la consapevolezza del concetto di povertà la vera spinta riformatrice della Chiesa, tanto nel XIII secolo quanto nel XVII, e a questa consapevolezza i nuovi ordini cercarono di dare una fisionomia artistica. È la necessità di dare risposte a dei bisogni sociali dell’uomo che sta alla base stessa del concetto di Misericordia, che è “amore verso coloro che soffrono, una delle prime qualità, o predicati, di Dio stesso” ha commentato S.E. Bruguès, che ha anche sottolineato le stringenti similitudini tra il mondo contemporaneo e quei due periodi storici. La povertà di chi fugge dalle guerre e ha bisogno di essere accolto, sfamato, dissetato, vestito; l’angoscia di chi è vittima del terrorismo cieco e che deve essere protetto e confortato è l’impegno a cui sono chiamati cristiani, e non, in questi tempi di scettiscismo generalizzato.
Questa mostra, quindi, nell’esporre ventisette capolavori dell’arte italiana, scelti con estrema e rigorosa filologia dai curatori, può e deve essere letta anche come un tentativo di risposta al relativismo sociale e morale in cui versa parte della società occidentale. Ed è anche uno dei primi tentativi di “ritornare ai grandi temi”, come ha dichiarato Cristina Acidini, che, in conferenza stampa, ha regalato una vera lectio magistralis sul tema dell’assistenza e dell’accoglienza lungo gli itinerari di pellegrinaggio in Toscana nel Medioevo, dove il tema della Madonna della Misericordia e quello delle opere corporali, soprattutto all’inizio, si fonde e confonde, e il tema della Vergine che intercede presso Dio, per proteggere il popolo e la città, si associa al concetto di attività caritatevole. Ne è un esempio l’affresco con la rappresentazione della Vergine dei Raccomandati nella Sala del Consiglio di Palazzo del Bigallo a Firenze, riferito alla scuola di Bernardo Daddi e databile al 1342. Il dipinto è interessante perché raffigura la Vergine insieme alle opere della Misericordia, enunciate dalle parole visito, poto, cibo, redimo, tego, colligo, congo, ovvero le azioni che la Compagnia della Misericordia effettuava come responsabile della cura per pellegrini e viandanti.
Una “forte e chiara valenza etica” contraddistingue invece il ciclo dipinto da Domenico di Bartolo (1440/41) nella Sala del Pellegrinaio nello Spedale di Santa Maria della Scala a Siena, dove la rappresentazione del pellegrino malato somma “le esigenze della misericordia e il ciclo diventa un vero e proprio manuale di comportamento, di convivenza civile e religiosa”, ha precisato la Acidini.

Una mostra quindi dal preciso intento pedagogico e didattico, che attraverso una selezione di dipinti e sculture che illustrano le varie opere misericordiose, tra cui un dipinto di Niccolò di Liberatore detto Alunno, una tavola del Bertoja, un bassorilievo di Pietro Bernini, la Carità di Guido Reni e un dipinto di Pierre Subleyras, intende restituire alle immagini l’originale potere comunicativo ed educativo. Un culto delle immagini che Belting ben definisce non "arte", ma oggetti di venerazione che recavano in sé una tangibile presenza del sacro. Anche i due grandi capolavori di Piero della Francesca e di Caravaggio, che per ragionevoli motivi di sicurezza e conservazione saranno documentati in mostra attraverso panelli didattici, pur nella loro somma valenza estetica nacquero con il preciso obiettivo di convincere il fedele a compiere cristiani atti di misericordia.


La mostra è curata da Maria Grazia Bernardini e Mario Lolli Ghetti, con il Comitato Scientifico costituito da Claudio Parisi Presicce, Daniela Porro, Claudia Cieri Via, Anna Maria Guiducci, Rita Silvestrelli, Marco Bussagli e presieduto dall’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa.

Musei Capitolini, 31 maggio – 27 novembre 2016.

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