Massimo Pulini non è soltanto un docente (insegna all'Accademia di Belle Arti di Bologna) è insieme uno storico dell'arte, un artista, uno scrittore, è quello che si dice un intellettuale a tutto tondo, che si misura con sapienza e competenza con le questioni che la ricerca da sempre pone. E' autore di vari saggi  e monografie, ha partecipato a convegni, ha curato varie esposizioni, tra cui -e citiamo solo queste- le tre proprio dedicate a Giovan Francesco Barbieri, meglio conosciuto come il Guercino. I suoi saggi compaiono sulle più prestigiose riviste e News-Art è onorata di ospitare le sue dichiarazioni che chiariscono come è giunto a far luce alla pala dell'altare della chiesa di San Francesco ad Aversa

Il ritrovamento di un capolavoro di uno dei maestri di maggior rilievo del Seicento, com’è Guercino, segna sempre un momento di avanzamento negli studi storico artistici; cosa bisogna rivedere o aggiornare sotto questo aspetto rispetto a quanto si sapeva?

Ogni opera restituita al corpus di un artista aggiunge elementi di stile e di sentimento a quel che già conosciamo. Sapevamo ad esempio di una crisi depressiva di Guercino all’indomani della morte del fratello minore Paolo Antonio, ne parla il Malvasia, ma non risultava una traccia nella sequenza delle opere di quel periodo. Il ritrovamento di questa pala d’altare eseguita immediata dopo ci racconta di una malinconia tangibile e struggente.

Puoi spiegare come sei arrivato a questa importante scoperta? Stavi seguendo una pista precisa, oppure –come a volte capita anche per le scoperte più clamorose- si è trattato di un colpo di fortuna, magari mentre stavi studiando qualcos’altro?

Da mesi sto scandagliando in modo sistematico il vasto archivio fotografico che la Chiesa Cattolica ha messo in rete. Non è ancora completo, ma questa lunga verifica di circa 180.000 immagini, mi ha portato a ritrovare inediti di molti artisti, anche tra quelli che già stavo studiando. Si può anche parlare di fortuna, ma è la fortuna di chi esplora e di chi distingue.

La pala d’altare raffigurante l’Assunta come s’inserisce nel percorso stilistico del maestro di Cento? E quali novità comporta da questo punto vista nello studio della sua opera ?

Due note del libro dei conti, scritte dallo stesso Guercino nel 1650  ci informano che fece una “Asunta in Cielo per Napoli” ed anche il Malvasia aggiunge elementi iconografici che ci permettono di identificarla nel dipinto conservato nella chiesa di San Francesco ad Aversa. L’opera autografa e con il medesimo soggetto, acquisita nel 1971 dal Detroit Institute of Arts, per la quale in passato si ipotizzava una provenienza napoletana, sulla scorta di quelle stesse note, va ora spostata a otto anni più tardi. Rimaneva libera infatti una “casella”di quel libro amministrativo.

Una delle curiosità è che si tratta della sola opera appositamente dipinta per il territorio della Campania; puoi anticipare chi ne erano stati i committenti e perché la pala è finita proprio ad Aversa?

Sappiamo che nel 1645 le Clarisse della chiesa di San Francesco di Aversa ricevettero dal papa il permesso di spendere una cifra ingente, 6000 scudi, per compiere lavori di riparazione e abbellimento. Credo che la commissione derivi da quell’ordine di lavori. Guercino, due anni prima di eseguire la pala, aveva dipinto una santa delle Clarisse, Santa Margherita da Cortona, per una chiesa di Cesena. Forse ha origine da quel precedente, dato che ho trovato una incisione dei primi dell’Ottocento che riproduce uno studio della pala aversana di Guercino. L’abbozzo che riguardava la sola Madonna, era conservato proprio in una collezione cesenate.

Sappiamo che l’opera sarà ufficialmente presentata in un convegno di Piacenza ad inizio marzo; puoi anticipare in breve come svolgerai la tua relazione e , magari, se hai in serbo qualche altra novità da presentare?

Da circa sessant’anni non si ritrova una pala d’altare di Guercino conservata ancora nella sua sede d’origine e forse non succederà più di scoprire un suo inedito che è sempre stato “alla luce del sole”, dunque cercherò di corredare la relazione dei dovuti documenti d’archivio e dei confronti con altre opere. Ho già trovato disegni autografi relativi a certe figure di angeli presenti nel quadro e altri forse sono ancora da ritrovare nello sterminato repertorio grafico dell’artista.

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