Giorgio Vasari, la casa, le carte, il teatro della memoria - Mostra Arezzo, Museo di Casa Vasari

Giorgio Vasari, Sala del Trionfo della Virtù_ Casa Vasari, Arezzo, 1542-48È trascorso un paio d’anni da quando l’Archivio Vasari sembrava in procinto di lasciare l’Italia. Gli eredi della famiglia Festari, proprietari del prezioso nucleo di documenti, parevano sul punto di concludere un accordo con il magnate russo Vassilij Stepanov, disposto, secondo le cronache dell’epoca, a sborsare una cifra astronomica per assicurarsi la disponibilità delle carte vasariane.
La notizia della possibile vendita, riportata dalla stampa quotidiana, suscitò un’eco considerevole non solo tra gli addetti ai lavori, essendo percepita come l’ennesima prova della miserevole condizione della cultura italiana e della tutela del nostro patrimonio.


Scongiurato il rischio del passaggio di mano, esaurita l’ondata di indignazione più o meno retorica, che in casi del genere tende a durare, come si sa, lo spazio d’un mattino, si torna a parlare dell’Archivio in termini fortunatamente meno drammatici. In ragione di un rinnovato accordo tra la proprietà e le istituzioni, il Museo di Casa Vasari, che custodisce il tesoro documentario, presenta oggi al pubblico un piccolo ma significativo gruppo di carte dell’Archivio, scoperto nel 1908 dallo storico Giovanni Poggi in casa dei conti Rasponi-Spinelli, e poi passato ai figli di Giovanni Festari-Rasponi-Spinelli.
L’Archivio costituisce un’inestimabile raccolta di informazioni di prima mano sul contesto in cui si mosse Giorgio Vasari: si compone infatti, tra l’altro, di appunti di lavoro, libri di contratti, pagine dedicate all’amministrazione delle proprietà familiari e di un gran numero di epistole, tra le quali spiccano le 17 inviategli da Michelangelo.

Vasari_Virtù e Fortuna_Arezzo_Casa Vasari_1548_partNelle sale della dimora che fu dell’artista e storiografo cinquecentesco viene esposta una selezione di lettere del cospicuo carteggio che Vasari intrattenne con alcuni dei più rilevanti e influenti intellettuali dell’epoca, come Annibal Caro, Paolo Giovio e Pietro Aretino. Sono altresì in visione testimonianze del rapporto tra lo stesso Vasari e il duca Cosimo I de’Medici, suo committente principale a partire dal 1554.
Da annotare, inoltre, la presenza in mostra del testamento autografo del pittore e architetto aretino, proveniente dall’Archivio di Stato di Firenze. Le due edizioni delle Vite (Torrentino 1550, Giunti 1568) concludono, infine, l’itinerario ideale nella biografia vasariana, che l’artista registrò accuratamente in una miriade di appunti confluiti in forma organica nella pubblicazione del 1568.
L’esposizione offre naturalmente l’occasione di visitare anche il palazzo che Vasari si impegnò personalmente a decorare con un fastoso ciclo pittorico, dopo averlo acquistato nel 1541, nonché le collezioni del Museo, formate per la maggior parte da un’antologia dei pittori toscani che contribuirono alla decorazione dello Studiolo di Francesco I de’Medici in Palazzo Vecchio a Firenze (tra gli altri: Giovanni Stradano, Maso da San Friano, Santi di Tito).

Vite-Vasari(1)Ciò detto, il tipo di mostra cui appartiene quella aretina sollecita qualche considerazione di carattere generale, che qui si può solo accennare, rimandando ad altra sede una più puntuale disamina delle questioni teoriche connesse a progetti del genere.
Al di là della meritoria iniziativa legata alla conservazione delle memorie vasariane, in effetti, è auspicabile che l’evento, sotto il profilo museologico, alimenti il dibattito sullo statuto delle mostre “archivistiche”, sui pubblici cui sono destinate e sulle modalità di trasmissione del sapere contenuto nelle carte antiche, spesso esposte in occasioni consimili senza alcuna trascrizione e pertanto inaccessibili persino a persone molto attrezzate culturalmente.
Si tratta, infatti, di eventi dal funzionamento comunicativo particolarmente complicato, che non di rado si riducono, in modo più o meno consapevole, ad ingenerare una sorta di culto feticistico del foglio, indecifrabile per i più, ma reso sublime dalla firma autografa – quando va bene – di uno dei geni riconosciuti dell’immaginario collettivo.
Sarebbe assai utile, quindi, che un’operazione come quella in esame innescasse una riflessione sistematica sulle procedure da adottare per rendere effettivamente “parlanti” i documenti, al fine di ridiscutere i principi epistemologici che sostanziano gli sforzi organizzativi dedicati a far conoscere al ”grande pubblico”, come sempre si ripete, anche il patrimonio di carta su cui si basa molta parte delle nostre cognizioni sul passato.
Francesco Sorce, 2/6/2013


Vasari_Autoritratto_Firenze_Uffizi_1550-67caDidascalie immagini
1. Giorgio Vasari, Sala del Trionfo della Virtù, Arezzo, Casa Vasari, 1542-48
2. Giorgio Vasari, La Virtù batte la Fortuna (part.), Arezzo, Casa Vasari, 1542-48
3. Giorgio Vasari, Le Vite..., Frontespizio, Firenze, Giunti, 1568
4. Giorgio Vasari, Autoritratto, Firenze, Uffizi, 1550-1567ca

Giorgio Vasari, la casa, le carte, il teatro della memoria
1 giugno – 5 agosto
Casa Vasari
Via XX Settembre, 55, Arezzo.
Orario: 9,00-19,00; festivi 9,00-13,00
chiuso il martedì
Biglietto: intero € 4, ridotto € 2

Torna alla lista        Stampa