NOMACHI Le vie del sacro,mostra La Pelanda, Roma

Sahara_0005Forte di circa 200 scatti, la mostra romana costituisce la più grande antologica mai dedicata al grande fotografo giapponese Kazuyoshi Nomachi (Mihara, 1946). Come i movimenti di una grandiosa sinfonia le 7 sezioni in cui è suddivisa l’esposizione (Etiopia, Gange, Islam, Sahara, Nilo, Tibet, Ande) compongono un viaggio straordinario attraverso la sacralità dell’esistenza quotidiana, compiuto da Nomachi lungo terre lontanissime.


Nomachi ha indagato incessantemente per decenni il tema della ricerca del sacro, rivolgendo la sua attenzione alle culture più diverse, inseguendo e restituendo la spiritualità che percorre i paesaggi più estremi e remoti, e la complementare dignità della figura umana, in immagini di sbalorditiva bellezza, plasticamente pittoriche, caratterizzate da una luce abbagliante al contempo iperrealista e sovrannaturale.

Tibet_0008Nomachi ha iniziato la sua carriera come fotografo pubblicitario free-lance nel 1971. L'anno successivo compie il suo primo viaggio nel Sahara e decide di dedicarsi al foto-giornalismo. Quasi come contrappunto alla sua lunga esperienza nel deserto matura in lui l’intenzione di dedicarsi al Nilo. È così che dal 1980 si spinge dapprima lungo il Nilo Bianco e poi lungo il Nilo Blu, fino alla sorgente negli altopiani dell’Etiopia. Dal 1988 concentra la sua attenzione sull'Asia. Esplora le aree occidentali della Cina ed è attratto dalle popolazioni che vivono nelle altitudini del Tibet. Questo incontro lo porterà, fra il 2004 e il 2008, a visitare quasi l’intera area di cultura tibetana, spingendosi poi alla scoperta delle origini nelle terre del sacro Gange, dove nacque l’Induismo. Dal 1995 al 2000 Nomachi accede alle più sacre città dell'Islam e viaggia per cinque anni in Arabia Saudita, avendo l’opportunità di fotografare il grande pellegrinaggio annuale alla Mecca e a Medina. Dal 2002 visita anche gli altopiani delle Ande, il Perù e la Bolivia, per indagare l’intreccio fra cattolicesimo e civiltà Inca.
Islam_0014Raccolte in 12 grandi edizioni antologiche, le sue fotografie sono pubblicate in tutto il mondo e appaiono nelle principali riviste di fotografia, come The National  Geographic, Stern e GEO. I lavori realizzati nel Sahara, lungo il Nilo, in Etiopia, in Tibet e in Arabia hanno vinto numerosi premi, tra cui l'Annual Award of the Photographic Society del Giappone nel 1990 e nel 1997 e, nel 2009, la Medal of Honor with Purple Ribbon (riconoscimento del governo giapponese per meriti artistici). Nel 2005 i suoi 30 anni di attività sono stati presentati  in una grande mostra dal titolo Il pellegrinaggio del fotografo.

L’allestimento romano è stato progettato da Peter Bottazzi per gli spazi espositivi della Pelanda. Canon ha curato tutte le stampe. Il catalogo è pubblicato da National Geographic Italia. (Lu.Bo., 16/12/2013)


Qui di seguito riportiamo le descrizioni che lo stesso Kazuyoshi Nomachi ha dedicato alle 7 sezioni della mostra:


Ethiopia_0006Etiopia
“L’Etiopia è una terra di altopiani e deserti divisa in due dalla Rift Valley, la cui attività tettonica continua a lacerare il continente africano. Il paese è caratterizzato da una grande biodiversità e le aree abitate dall’uomo spaziano dai 3.500 metri di altitudine degli altopiani ai 115 metri sotto il livello del mare dei deserti. Qui vivono 83 gruppi etnici, ciascuno saldamente ancorato alla propria cultura. Nel mezzo di una regione a prevalenza islamica, su questo isolato altopiano con un’altitudine media di 2.500 metri sopravvive una cultura cristiana che è stata trasmessa di generazione in generazione fin dall’antichità: nei suoi 3.000 anni di storia l’Etiopia ha sempre mantenuto rapporti stretti con l’Arabia e la Palestina oltre il Mar Rosso più che con l’Africa Nera. Tra i monti dell’Etiopia settentrionale ho visitato chiese rupestri e monasteri isolati dove la fede continua a essere professata come ai tempi della Bibbia”.


Ganges_0002(1)Gange
“Il grande fiume Gange nasce dai ghiacci dell’Himalaya, scorre nelle pianure dell’India per 2.500 chilometri e sfocia nel golfo del Bengala. Raccogliendo le precipitazioni monsoniche, il fangoso corso d’acqua fornisce una fonte idrica permanente per l’agricoltura ed è considerato la culla della fede induista. Le sue acque, profondamente legate al culto del dio Shiva, sono oggetto di venerazione. Chi si immerge nelle acque del Gange viene lavato dai suoi peccati, chi vi sparge le ceneri del caro estinto lo aiuta a rinascere nel cielo, liberandolo dalle sofferenze della reincarnazione. Ho visitato diversi luoghi sacri tra i tanti che si susseguono lungo le rive del Gange, sempre gremite di pellegrini. Per il Maha Kumbh Mela, il principale evento religioso indiano, fissato dagli astrologi ogni 12 anni, si radunano decine di milioni di indù per la preghiera, con forme e riti ereditati dall’India antica”.

Islam
Islam_0001“La fede islamica, che insegna la devozione a un unico Dio, Allah, fu fondata nel VII secolo da Maometto, mercante alla Mecca. Nell’arco di un secolo si diffuse a tal punto da costituire un’area culturale vastissima, dalla Penisola iberica all’India. Gli insegnamenti dell’Islam - il cui fulcro è la Mecca dove si erge la Kaaba, simbolo di Allah - si sono diffusi ovunque nel mondo e oggi contano circa 1,6 miliardi di seguaci.
Fra gli obblighi fondamentali prescritti dal Corano c’è il pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, alla Mecca, che ho avuto il privilegio di fotografare grazie all’invito di un editore Saudita. Il pellegrinaggio è il fulcro della fede islamica, nonché la fonte della sua vitalità.
In Iran e nelle regioni limitrofe si concentrano i Musulmani Sciiti. Il loro credo, influenzato dalla visione religiosa dell’antica Persia, ha dato forma a peculiarità della fede islamica che sono assenti nel rigoroso monoteismo della Penisola Arabica”.

Sahara_0007Sahara
“Via via che si scende verso Sud, lasciandosi alle spalle la catena montuosa dell’Alto Atlante, la terra diventa più arida; la strada conduce verso un territorio secco, fatto di strati di sabbia e pietra. Appena superate le ostili e gigantesche rocce, ci si ritrova in un mondo di sabbia, scolpita in sublimi e ondeggianti dune. A parte le rare macchie verdi delle oasi, lo sconfinato vuoto persiste anche dopo tre o quattro giorni di guida. L’enormità del Sahara non risiede solo nell’immensità del suo spazio. Fino a poche migliaia di anni fa era parte di un’area climatica umida; lo raccontano le immagini di vita e di animali incise nell’arco di 8.000 anni nella roccia delle zone montuose. Quando, nel 1972, scoprii il Sahara, ne fui letteralmente conquistato. Tornandoci ripetutamente, ho sentito più volte di aver percepito la sua vera natura, poco visibile, quasi fosse nascosta dietro un velo”.

Nilo

Nile_0005“Avevo 34 anni quando, nell’ottobre del 1980, esplorai per la prima volta il corso del Nilo con un fuoristrada portato dall’Europa. Fui letteralmente affascinato dalla varietà naturalistica e dalla gente del luogo. Rimasi particolarmente colpito quando, nel Sudan meridionale, mi imbattei in una tribù di pastori che viveva a stretto contatto con il bestiame, come nella preistoria. Purtroppo, in seguito all’interminabile guerra civile e alla carestia iniziata nel 1983, questa regione si è trasformata in una landa desolata e non è stato più possibile visitarla. Nel 2011, quando il Sud Sudan è diventato indipendente, ho voluto vedere con i miei occhi che cosa fosse successo a quella tribù di allevatori. Dopo 32 anni mi sono trovato nuovamente in quel luogo selvaggio in cui uomini e bestiame convivono in simbiosi. Nonostante la modernità abbia ormai raggiunto le regioni più isolate dell’Africa, lo stile di vita di quegli allevatori è rimasto sostanzialmente lo stesso; continuano a vivere tra i fumi dello sterco dei bovini per proteggersi dalle zanzare”.

Tibet_0001bTibet
“I miei primi viaggi in Tibet risalgono alla fine degli anni ottanta. L’altopiano del Tibet si estende nel cuore dell’Asia, ben oltre la catena dell’Himalaya. A un’altitudine media di 3.500 metri, in queste montagne aride dove l’erba scarseggia, la gente vive di pastorizia insieme agli yak, gli unici bovini acclimatati alle rigide condizioni ambientali. I tibetani sono devoti al buddhismo, ereditato dall’India, ma rivisitato in base a una forte sensibilità originata anche dalla loro visione della vita in un territorio estremamente povero e improduttivo. Diversamente da quanto è accaduto in altri paesi buddhisti più al passo con i tempi, in cui i fedeli si sono via via allontanati dalla religione, i tibetani hanno modellato la loro società arricchendo sempre di più gli insegnamenti buddhisti fondati sulla teoria della reincarnazione. La ragione per cui gli occidentali si rivolgono sempre di più al buddhismo tibetano, che in molti casi considerano l’unica forma di buddhismo, deriva in modo particolare dal mite ottimismo che lo caratterizza, radicato nel riconoscimento dell’uguaglianza tra gli uomini, anche in virtù delle estreme condizioni ambientali del Tibet e dell’Himalaya”.

Ande
Andes_0011“Fino alla scoperta del nuovo mondo da parte di Cristoforo Colombo, le Americhe erano totalmente escluse dai rapporti con l’Eurasia. Tuttavia nell’altopiano andino, in America del Sud, si era sviluppata una civiltà originaria. Quando giunsero gli spagnoli, nel cinquecento, il vasto impero degli inca fu spazzato via in un lampo. L’incontro fra la nazione allora più potente del mondo, che si era avventurata via mare nelle grandi esplorazioni, e gli inca, i quali non avevano la minima conoscenza del mondo esterno, fu tragico. I conquistatori spagnoli indussero in parte i popoli andini a convertirsi al cristianesimo; i nativi riuscirono tuttavia a fondere nella nuova religione gli elementi del loro credo tradizionale, dando vita a una vera e propria cristianità andina. Il pellegrinaggio del Qoyllur Ritti, a cui ho assistito nel 2004, ha la sua origine in una leggenda che racconta dell’apparizione di Gesù incarnato su una vetta nei pressi di Cuzco, considerata sacra dagli inca”.

Nomachi. Le vie del sacro

La Pelanda – Centro di Produzione Culturale
Roma, Piazza Orazio Giustiniani, 4
14 dicembre 2013 – 4 maggio 2014
Orari
da martedì a venerdì h 16,00 - 22,00
sabato e domenica h 11,00 - 22,00
l’ingresso è consentito fino alle ore 21.00
chiuso il lunedì, 24, 25, 31 dicembre 2013 e 1 gennaio, 1° maggio 2014
Biglietti
intero € 10,00
ridotto € 8,00
www.mostranomachi.it


Didascalie immagini:

1. Sahara, Un ragazzo attraversa una valle di dune
Kerzaz, Algeria 1972,
© Kazuyoshi Nomachi
2. Tibet,  Durante la celebrazione del Lhabab Duchen, i pellegrini camminano intorno a una collina sulla quale si erge uno stupa
Tibet, Cina 1991,
© Kazuyoshi Nomachi
3. Islam, I pellegrini recitano il Maghrib dopo il tramonto nella tendopoli di Mina, allestita per accoglierli durante l’Hajj
La Mecca, Arabia Saudita 1995,
© Kazuyoshi Nomachi
4. Ethiopia, Un giovane diacono legge la Sacra Bibbia
Lalibela, Etiopia 1997,
© Kazuyoshi Nomachi
5. Gange, Partenza per il pellegrinaggio di Pancha Koshi, che comprende la visita a cinque templi dedicati a Shiva e ubicati nelle vicinanze di Benares
Benares, India 2005,
© Kazuyoshi Nomachi
6. Islam, I pellegrini partecipano alla funzione della Notte del Destino (Laylat al-Qadr), il 27° giorno del Ramadàn. La celebrazione commemora la rivelazione del Corano al Profeta
La Mecca, Arabia Saudita 1995,
© Kazuyoshi Nomachi

7. Sahara, Una roccia a forma di fungo, singolare risultato dell’erosione eolica
Tassili Ahaggar, Algeria 1993, © Kazuyoshi Nomachi
8. Nilo, Un accampamento di allevatori nella notte mentre sorge la luna piena
Jonglei, Sudan del Sud 2012,
© Kazuyoshi Nomachi

9. Tibet, Una ragazza nomade con il volto cosparso di una sostanza protettiva durante un pellegrinaggio
Tibet, Cina 1990,
© Kazuyoshi Nomachi

10. Ande, Pellegrini inginocchiati davanti alla roccia sacra
Qoyllur Ritti, Perù 2004,
© Kazuyoshi Nomachi


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