Sebbene Caravaggio fosse coinvolto in più di un evento fatale, non è comunque corretto definirlo assassino,  e quindi colpevole di omicidio colposo,

come lo descrive Keith Sciberras nel suo articolo “ Caravaggio obbediente” nel numero di giugno del “Burlington Magazine”. La rissa che avvenne il 28 Maggio del 1606 fu evidentemente uno scontro che coinvolse più persone (almeno otto ) nella quale Caravaggio ed il suo amico Petronio Troppa (già Capitano di Castello) furono entrambi colpiti a morte. Uno dei testimoni disse che iniziò con uno schiaffo in faccia, un altro invece disse che Tomassoni provocò il pittore “a far seco questione”, in seguito a un incidente occorso qualche giorno prima in una partita a pallacorda. La presenza dei due cognati di Ranuccio (in seguito  banditi anche loro) introduce un elemento di onore nell’ intendere la motivazione di questa rissa. Van Mander ha riferito (già prima del famoso incontro del Vicolo de Pallacorda) che Caravaggiogira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe’ e sappiamo da altre fonti che era un uomo molto difficile da avvicinare, un cervello stravagantissimo che non andava d’accordo con gli altri, e cercava la compagnia di persone che erano per natura “brigosi” come ci narra Baglione.  Mario Minniti lo trovava troppo ‘torbido e contentioso’ a stargli vicino, e secondo il suo biografo Susinno egli si sposò proprio per allontanarsene.  Siccome dobbiamo riconoscere che un elemento fondamentale della sua fama sia che Caravaggio abbia percepito il mondo in un modo diverso dagli altri, non dobbiamo stupirci  che lui trovasse difficile andare d’accordo con loro e che aveva bisogno della “protezione” di persone come Prospero Orsi, Onorio Longhi e poi di mecenati potenti come Del Monte e i Mattei. In ogni caso nella rissa con i Tomassoni c’era più di uno di questi uomini brigosi, con una fama tutt’altro che linda in quel rione.  Una tale fatalità non sarebbe stata considerata omicidio colposo o assassinio, ma invece come omicidio casuale, senza sanzione obbligatoria, e anche quando il pittore era colpito - a distanza di un mese - da una bando capitale, la revoca ne era una eventualità del tutto possibile.  Un altro racconto dettagliato della rissa , che non è riportato nell’eccellente volume curato dalla Macioce con tutti i documenti che riguardano Caravaggio, ma citato da Francesco Tresoldi online nel 2009 nel gialli.it.lomicidio-di- Ranuccio-Tommasoni) è quello di Francesco Maria Vialardi, in una lettera scritto a Maffeo Barberini il 3 Giugno del 1606.

“…ho inteso dire che il detto Michaelangelo in sulle 16 hore se ne passò quel giorno da casa del medesimo Ranutio, con comitiva, et il detto Ranutio, vedutolo si armò di dosso , et lo andò affrontare cacciando mano da solo, a solo. Restando ferito il pittore, in suo aiuto uscì un tal Petronio Troppa gia Capitano di Castello, et dall’altra il Capitan Gio Francesco fratello di esso Ranutio. Finalmente il Ranutio inciampò dov’hebbe a cadere, nel qual tempo, colto di stoccata da Michelangelo, cascò in terra morto, sendo il Petronio restato malamente ferito dal Capitan Gio Francesco…”

Sebbene non sia stato possibile identificare l’origine di questa lettera, tuttavia essa è coerente con gli altri rapporti che confermano che Caravaggio non era l’aggressore, che Tomassoni sfidò il pittore e lo ferì in un’ incontro che era iniziato ‘a solo a solo”.  Tomassoni s’inciampò prendendo un passo indietro, e la stoccata di Caravaggio lo raggiunse con conseguenze fatali. Ranuccio deve essere morto di perdita di sangue, ebbe appena tempo di confessarsi prima di spirare.  Constatando l’avvenuto inaspettato, il fratello di Tomassoni, il Capitano Giovan Francesco, ferì gravemente Caravaggio e lasciò il suo compagno Petronio Troppa per morto. Gli altri racconti (vedi S. Corradini, Caravaggio, materiali per un processo, Roma 1993, p.70-72) mettono in evidenza che l’artista fu provocato e lui stesso ‘restò su la testa mortalmente ferito’ . Mentre la località dell’ incontro è stata sempre associata alla Via di Pallacorda e alla partita ivi giocata, il Vialardi nella lettera dice che la rissa avvenne presso la casa di Ranuccio, che in verità si trovava vicino al Pantheon, mentre  altri riportano che la morte avvenne presso la Scrofa , ed è plausibile che trovò la fine da quelle parti, visto anche che fu sepolto al Pantheon, allora la chiesa di Santa Maria ad Martyres, la sua parrocchia.  Maggiori dettagli su questa rissa sono stati pubblicati recentemente da Sandro Corradini , ne ‘L’incidente della pallacorda: un omicidio “ preterintenzionale”? in Una vita per la storia dell' arte, Scritti in memoria di Maurizio Marini, ed Pietro di Loreto, Roma, 2015, p. 123-31. La definizione dei quattro fratelli di Tomassoni come “ giovani bulli” del rione è evidente dal libro di Luigi G. De Anna , Michelangelo Merisi Caravaggio e l Ordine di Malta, ed. La Rondine, Università DI Turku-Finlandia,2011, ed in un più recente articolo dello stesso autore, I fratelli Tomassoni, i veri persecutori di Michelangelo Merisi da Caravaggio, in Studi di storia medievale per Giovanni Cherubini,ed. D. Balestracci , Siena 2012, vol.I, p. 519-531).  L’ articolo di R. Bassani, L’omicidio di Ranuccio Tomassoni per mano di Michelangelo da Caravaggio, in Rivista storica del Lazio,I, 1993,n.1,pag.87.111), ed il libro di  F. Bellini -  R. Bassani, Caravaggio Assassino (1994) sono stati importanti per la valutazione del contesto in cui Caravaggio si ritrovò in Campo Marzio , essendosi da poco trasferito in vicolo San Biagio-

Giovan Francesco Tomassoni era stato nominato un anno prima capo Rione e questi autori hanno ampiamente dimostrato che comandava una gang per difendere soprattutto i propri interessi.  I Tomassoni , figli di un ufficiale di alto grado militare  di Terni, furono non solo abili a trattenere Petronio Troppa dopo la rissa  (Gian Francesco abitava proprio ‘'in una casa dove sono li pregioni..,’)  ma anche ad assicurarsi a distanza di un mese dopo l’avvenuto,  la messa al bando dell’amico di Caravaggio, Onorio Longhi, al quale non fu permesso di tornare a Roma fino al 1611, e ad ottenere il bando capitale del pittore in absentia. La loro permanenza nel quartiere non ostacolava il bullismo, in effetti la natura del loro ruolo era proteggere le cortigiane confinate li per legge, e i loro agganci non solo assicuravano che Caravaggio sarebbe stato soggetto a una  sentenza capitale ma che non avrebbe mai più  avuto una vita tranquilla.
Come il Prof. De Anna riconobbe, non solo nel continente, ma in Inghilterra c’erano delle leggi che riconoscevano questo genere di avvenuto come chance medley ,anche quando era il risultato di un duello, ad esempio nel 1765 il quinto Lord Byron uccise suo cugino William Chaworth (che sopravvisse tanto almeno per descrivere il loro duello in una stanza chiusa come uno “ sfortunato incidente”). Lord Byron fu ritenuto colpevole solo di omicidio casuale (manslaughter)  e rilasciato perché esisteva una radicata tradizione in Inghilterra riguardo alla questa versione di ‘omicidio derivante da una lite improvvisa o una lotta’ e ciò era riconosciuto anche dal Codice Penale dove l’omicidio in rissa viene distinto doloso semplice.

Piuttosto che definire Caravaggio un assassino, colpevole di omicidio colposo, è tempo di riflettere su come lui vedeva il mondo diversamente, perché il cambio di percezione è stata la sua maggiore eredità. Dei fratelli Tomassoni il lenone Ranuccio era quello che non aveva maneggiato armi né avuto esperienze militari, mentre Francesco era un soldato con lunga esperienza che si scagliò contro l artista dopo che questi aveva inferto il colpo al fratello. Fu per puro caso che fosse Ranuccio a ricevere il colpo mortale, mentre la ferita quasi mortale al suo oppositore, il compagno di Caravaggio, Petronio Troppa, (come quella sostenuta dallo stesso artista) fù tale che non potè fuggire.  Sandro Corradini scopri documenti che mostrano che la vedova di Ranuccio, Lavinia Giugoli, lasciò  quasi subito la loro figlia di 3 anni alle cure di Cesare Pontoni, un avvocato di Camerino amico di Ranuccio, il quale aveva sempre mostrato “ amore e benevolenza” verso la bambina, mentre la madre, otto giorni dopo la morte del marito, prendeva in  considerazione un nuovo matrimonio. I suoi fratelli Ignazio e Federico avevano partecipato alla rissa e furono banditi allo stesso tempo di Caravaggio ( il 17 Luglio del 1606 ). Tutto ciò ci fa considerare come ci potrebbe essere stato un motivo d’onore della giovane moglie di Ranuccio la causa che potè condurre alla rissa cosi come una partita a palla.
E’ ancora da rimarcare quanto i cavalieri di Malta fossero ansiosi di non perdere l’artista qualora lui fosse arrivato nell’isola, il che ci dice ampiamente delle qualità evidenti di Caravaggio,  mentre gli agganci che i Tomassoni avevano in alto loco assicurarono che egli non avrebbe più dormito sonni tranquilli. Non furono le autorità di Malta e neppure quelle di Roma ad occuparsi del suo perdono, ma la vendetta di quei malviventi. Quasi un secolo fa lo psicologo Mariano Luigi Patrizi scrisse un volume intitolato Il Caravaggio. Un pittore criminale. Ricostruzione psicologica e la nuova critica d’arte (1921) senza in verità  esplorare gli aspetti psicologici del caso, ma semplicemente perpetuando il mito di un uomo violento, che é diventato quasi una caricatura. Senza dubbio noi non ci avviciniamo a una comprensione del difficile carattere di Caravaggio se continuiamo a vederlo sotto il profilo negativo che questa gente inevitabilmente sottolineava per motivi personali.

ENGLISH VERSION
Although Caravaggio was involved probably more than once in disturbances that led to death, it is perhaps unfair to characterise him as a murderer, as Keith Sciberras describes him in his article 'Caravaggio 'obbediente'  in the June Burlington Magazine. The brawl that occurred on the 28th May 1606 was evidently an affray that involved several people (as many as eight), in which Caravaggio and his friend Petronio Troppa (formerly Capitano di Castello)  were injured, both almost fatally. One of the eyewitnesses said that it started with a slap on the face, another that Tomassoni provoked the  painter  'a far seco questione', and this followed an incident at a game of tennis a couple of days before.  The presence of Ranuccio's brothers-in-law  (also banished as a result) introduces an element of honour to the affray.   Van Mander reported (from earlier than the famous encounter in the Vicolo di Pallacorda) that Caravaggio went from one ball game to the next, very ready to duel and get into brawls, but we know from other third party accounts that he was very difficult to befriend, a cervello stravagantissimo who did not get on well with other people, and sought out the company  by nature 'brigosi' as Baglione tells us. Mario Minniti found him too torbido and contentioso to be with,  and according to his biographer Susinno married in order to get away from his friend. Since we can see that one of his principal claims to fame was that he saw things differently from other people, we should not be surprised that he found it difficult to get on with them and that he needed 'protection' by people like Prospero Orsi, Onorio Longhi, and then powerful patrons like Del Monte and the Mattei. In any case the Tomassoni brawl was with more than one of these huomini brigosi, with a less than perfect reputation in the neighbourhood. Such a fatality would not have been regarded as an omicidio colposo or murderbut could well have been seen  as an omicidio casuale, which did not necessarily result in sanction, so his eventual pardon was quite realistic, despite the bando capitale  that was published against him (a month after the event).  Another detailed account of the affray, one that is not featured in Macioce's excellent compilation of the documents relating to Caravaggio (as Francesco Tresoldi wrote online in 2009 as comment to gialli.it.lomicidio-di-ranuccio-tommasoni) is that of Francesco Maria Vialardi, who apparently reported on 3 June 1606 to Maffeo Barberini, 
 
“…ho inteso dire che il detto Michaelangelo in sulle 16 hore se ne passò quel giorno da casa del medesimo Ranutio, con comitiva, et il detto Ranutio, vedutolo si armò di dosso , et lo andò affrontare cacciando mano da solo, a solo. Restando ferito il pittore, in suo aiuto uscì un tal Petronio Troppa gia Capitano di Castello, et dall’altra il Capitan Gio Francesco fratello di esso Ranutio. Finalmente il Ranutio inciampò dov’hebbe a cadere, nel qual tempo, colto di stoccata da Michelangelo, cascò in terra morto, sendo il Petronio restato malamente ferito dal Capitan Gio Francesco…”
 
Although it has not been possible so far possible to identify the source of this letter, it is consistent with the other reports and confirms that Caravaggio was not the aggressor, that Tomassoni challenged the painter, and wounded him. Tomassoni tripped taking a step backwards, when Caravaggio's sword thrust actually reached his opponent, with fatal consequences,  Ranuccio must have bled to death, he had barely time to confess his sins before expiring.  Seeing this unexpected injury Tomassoni's brother Captain Gio: Francesco then badly wounded Caravaggio and left his supporter Petronio for dead. While the cause of the encounter has always been associated with the Via di Pallacorda and the ball-game that was played there, the Vialardi letter says that the affray took place at Ranuccio's house 'da casa del medesimo Ranutio', which was actually by the Pantheon; other accounts speak of his death 'alla Scrofa'; his parish was evidently that of the Pantheon, where he was buried. The other accounts (see S. Corradini, Caravaggio, materiali per un processo Roma 1993, p. 70-72) make it abundantly clear that the artist was provoked, and he himself 'restò su la testa mortalmente ferito'.  More details of the affray were in fact published recently by Mgr. Sandro Corradini, in 'L'incidente della pallacorda: un omicidio "preterintenzionale" ? Nuova luce sulla rissa tra Caravaggio e Ranuccio Tomassoni' in Una vita per la storia dell' arte, Scritti in memoria di Maurizio Marini, ed Pietro di Loreto, Rome, 2015, p. 123-31.The characterisation of the four Tomassoni brothers as the bully boys of the neighbourhood is also quite evident from Luigi G. De Anna's book (Michelangelo Merisi da Caravaggio e l'Ordine di Malta, ed La Rondine, University of Turku - Finland, 2011) , and a more recent article by the same author  'I fratelli Tomassoni, i veri persecutori di Michelangelo Merisi da Caravaggio'  (Studi di storia medievale per Giovanni Cherubini, ed. D Balestracci et al., Siena 2012, v. I, p. 519-531).   R. Bassani's article (L'omicidio di Ranuccio Tomassoni per mano di Michelangelo da Caravaggio', in Rivista storica del Lazio, I, 1993, n. 1, p. 87-111), and his and F. Bellini's book Caravaggio Assassino (1994) were important steps in this evaluation of the milieu in which Caravaggio found himself in the Campo Marzio, where he had recently taken up residence in the Vicolo San Biagio. Gio: Francesco' Tomassoni had been named a year earlier capo Rione, and these authors have amply demonstrated that their gang were used to enforcing their interests. The Tomassonis, sons of a high ranking military officer from Terni, were not only able to take into custody Petronio Troppa after the affray but also to secure, a month later, the banishment of Caravaggio's other supporter Onorio Longhi, who did not get it lifted to return to Rome until 1611, and the bando capitale on the painter in absentia.  Their authority in the rione did not stand in the way of such bullying, indeed this was the nature of their role as pimps in a quarter of Rome in which the cortigiane were confined by statute, and their connections ensured that not only would Caravaggio be subject to a capital sentence, but also that he would never again have a tranquil existence. 
 
  As Prof De Anna recognised, not only on the continent, but in England there were laws that identified this kind of event as one of chance medley,  even when it was the result of a duel, like when in 1765 the 5th Lord Byron killed his cousin William Chaworth (who survived long enough to describe their duel in a closed room as an 'unfortunate accident'). Lord Byron was found guilty only of manslaughter and released, for there was as strong a tradition of this version of 'homicide arising from a sudden quarrel or fight' in England as there was under Roman law. Given the documentation it  is fanciful to assume that this was a formal duel or, as some have suggested, that Caravaggio was seeking to castrate his opponent when he stabbed him in the groin. It does seem as though Caravaggio's nature was apprehensive and he found it hard to get through a day without some sort of challenge, prompting people to attack him just as he seems to have attacked others, for motives that still remain a mystery. Rather than characterising him as a murderer, it is time to reflect on how he saw the world differently, because this change of perception was his chief legacy. Of the Tomassoni brothers the pimp Ranuccio was one who had not borne arms or had military experience,  while Giovanni Francesco was a very experienced soldier who lashed out at the artist after he had scored the hit on his brother.  It was evidently mere chance that it was Ranuccio who got the mortal blow, while the near fatal wounds that his other opponent, Caravaggio's supporter, Petronio Troppa, (as well as those the artist himself sustained) meant that he could not get away from the scene.  Mgr Sandro Corradini uncovered documents showing that Ranuccio's widow Lavinia Giugoli abandoned their three-year old daughter to the care of one Cesare Pontoni, a lawyer friend of Ranuccio's from Camerino, who had always shown 'no little love and benevolence' towards the child, while the mother was considering (eight days after her husband's death) getting married again. Her brothers Ignazio and Federico had also participated in the affray, and were banished at the same time as Caravaggio (17th July 1606), so it does look as though the honour of Ranuccio's young wife could have prompted the affray as much as a difference over a ball-game. 
 
 It is still remarkable that the Knights of Malta were so anxious not to lose the painter when he eventually arrived in the island, it speaks volumes of Caravaggio's manifest talents, while the connections the Tomassoni had in high places had meant that he could never again sleep quietly. It was not the authorities in Malta, or even in Rome that stood in the way of his pardon, but the vendetta of these malviventi.   Nearly a century ago the psychologIst Mariano Luigi Patrizi described Caravaggio as Un pittore criminale - ricostruzione psicologica  (1921) without actually exploring the psychological aspects of his case, merely perpetuating the myth of a violent man, which has become almost a caricature.We do not get any closer to understanding the difficult character that Caravaggio undoubtedly possessed by continuing the negative profile that these people inevitably underscored, for their own purposes. 
 
 Clovis Whitfield
 
Although Caravaggio was involved probably more than once in disturbances that led to death, it is perhaps unfair to characterise him as a murderer, as Keith Sciberras describes him in his article 'Caravaggio 'obbediente'  in the June Burlington Magazine. The brawl that occurred on the 28th May 1606 was evidently an affray that involved several people (as many as eight), in which Caravaggio and his friend Petronio Troppa (formerly Capitano di Castello)  were injured, both almost fatally. One of the eyewitnesses said that it started with a slap on the face, another that Tomassoni provoked the  painter  'a far seco questione', and this followed an incident at a game of tennis a couple of days before.  The presence of Ranuccio's brothers-in-law  (also banished as a result) introduces an element of honour to the affray.   Van Mander reported (from earlier than the famous encounter in the Vicolo di Pallacorda) that Caravaggio went from one ball game to the next, very ready to duel and get into brawls, but we know from other third party accounts that he was very difficult to befriend, a cervello stravagantissimo who did not get on well with other people, and sought out the company  by nature 'brigosi' as Baglione tells us. Mario Minniti found him too torbido and contentioso to be with,  and according to his biographer Susinno married in order to get away from his friend. Since we can see that one of his principal claims to fame was that he saw things differently from other people, we should not be surprised that he found it difficult to get on with them and that he needed 'protection' by people like Prospero Orsi, Onorio Longhi, and then powerful patrons like Del Monte and the Mattei. In any case the Tomassoni brawl was with more than one of these huomini brigosi, with a less than perfect reputation in the neighbourhood. Such a fatality would not have been regarded as an omicidio colposo or murderbut could well have been seen  as an omicidio casuale, which did not necessarily result in sanction, so his eventual pardon was quite realistic, despite the bando capitale  that was published against him (a month after the event).  Another detailed account of the affray, one that is not featured in Macioce's excellent compilation of the documents relating to Caravaggio (as Francesco Tresoldi wrote online in 2009 as comment to gialli.it.lomicidio-di-ranuccio-tommasoni) is that of Francesco Maria Vialardi, who apparently reported on 3 June 1606 to Maffeo Barberini, 
 
“…ho inteso dire che il detto Michaelangelo in sulle 16 hore se ne passò quel giorno da casa del medesimo Ranutio, con comitiva, et il detto Ranutio, vedutolo si armò di dosso , et lo andò affrontare cacciando mano da solo, a solo. Restando ferito il pittore, in suo aiuto uscì un tal Petronio Troppa gia Capitano di Castello, et dall’altra il Capitan Gio Francesco fratello di esso Ranutio. Finalmente il Ranutio inciampò dov’hebbe a cadere, nel qual tempo, colto di stoccata da Michelangelo, cascò in terra morto, sendo il Petronio restato malamente ferito dal Capitan Gio Francesco…”
 
Although it has not been possible so far possible to identify the source of this letter, it is consistent with the other reports and confirms that Caravaggio was not the aggressor, that Tomassoni challenged the painter, and wounded him. Tomassoni tripped taking a step backwards, when Caravaggio's sword thrust actually reached his opponent, with fatal consequences,  Ranuccio must have bled to death, he had barely time to confess his sins before expiring.  Seeing this unexpected injury Tomassoni's brother Captain Gio: Francesco then badly wounded Caravaggio and left his supporter Petronio for dead. While the cause of the encounter has always been associated with the Via di Pallacorda and the ball-game that was played there, the Vialardi letter says that the affray took place at Ranuccio's house 'da casa del medesimo Ranutio', which was actually by the Pantheon; other accounts speak of his death 'alla Scrofa'; his parish was evidently that of the Pantheon, where he was buried. The other accounts (see S. Corradini, Caravaggio, materiali per un processo Roma 1993, p. 70-72) make it abundantly clear that the artist was provoked, and he himself 'restò su la testa mortalmente ferito'.  More details of the affray were in fact published recently by Mgr. Sandro Corradini, in 'L'incidente della pallacorda: un omicidio "preterintenzionale" ? Nuova luce sulla rissa tra Caravaggio e Ranuccio Tomassoni' in Una vita per la storia dell' arte, Scritti in memoria di Maurizio Marini, ed Pietro di Loreto, Rome, 2015, p. 123-31.The characterisation of the four Tomassoni brothers as the bully boys of the neighbourhood is also quite evident from Luigi G. De Anna's book (Michelangelo Merisi da Caravaggio e l'Ordine di Malta, ed La Rondine, University of Turku - Finland, 2011) , and a more recent article by the same author  'I fratelli Tomassoni, i veri persecutori di Michelangelo Merisi da Caravaggio'  (Studi di storia medievale per Giovanni Cherubini, ed. D Balestracci et al., Siena 2012, v. I, p. 519-531).   R. Bassani's article (L'omicidio di Ranuccio Tomassoni per mano di Michelangelo da Caravaggio', in Rivista storica del Lazio, I, 1993, n. 1, p. 87-111), and his and F. Bellini's book Caravaggio Assassino (1994) were important steps in this evaluation of the milieu in which Caravaggio found himself in the Campo Marzio, where he had recently taken up residence in the Vicolo San Biagio. Gio: Francesco' Tomassoni had been named a year earlier capo Rione, and these authors have amply demonstrated that their gang were used to enforcing their interests. The Tomassonis, sons of a high ranking military officer from Terni, were not only able to take into custody Petronio Troppa after the affray but also to secure, a month later, the banishment of Caravaggio's other supporter Onorio Longhi, who did not get it lifted to return to Rome until 1611, and the bando capitale on the painter in absentia.  Their authority in the rione did not stand in the way of such bullying, indeed this was the nature of their role as pimps in a quarter of Rome in which the cortigiane were confined by statute, and their connections ensured that not only would Caravaggio be subject to a capital sentence, but also that he would never again have a tranquil existence. 
 
  As Prof De Anna recognised, not only on the continent, but in England there were laws that identified this kind of event as one of chance medley,  even when it was the result of a duel, like when in 1765 the 5th Lord Byron killed his cousin William Chaworth (who survived long enough to describe their duel in a closed room as an 'unfortunate accident'). Lord Byron was found guilty only of manslaughter and released, for there was as strong a tradition of this version of 'homicide arising from a sudden quarrel or fight' in England as there was under Roman law. Given the documentation it  is fanciful to assume that this was a formal duel or, as some have suggested, that Caravaggio was seeking to castrate his opponent when he stabbed him in the groin. It does seem as though Caravaggio's nature was apprehensive and he found it hard to get through a day without some sort of challenge, prompting people to attack him just as he seems to have attacked others, for motives that still remain a mystery. Rather than characterising him as a murderer, it is time to reflect on how he saw the world differently, because this change of perception was his chief legacy. Of the Tomassoni brothers the pimp Ranuccio was one who had not borne arms or had military experience,  while Giovanni Francesco was a very experienced soldier who lashed out at the artist after he had scored the hit on his brother.  It was evidently mere chance that it was Ranuccio who got the mortal blow, while the near fatal wounds that his other opponent, Caravaggio's supporter, Petronio Troppa, (as well as those the artist himself sustained) meant that he could not get away from the scene.  Mgr Sandro Corradini uncovered documents showing that Ranuccio's widow Lavinia Giugoli abandoned their three-year old daughter to the care of one Cesare Pontoni, a lawyer friend of Ranuccio's from Camerino, who had always shown 'no little love and benevolence' towards the child, while the mother was considering (eight days after her husband's death) getting married again. Her brothers Ignazio and Federico had also participated in the affray, and were banished at the same time as Caravaggio (17th July 1606), so it does look as though the honour of Ranuccio's young wife could have prompted the affray as much as a difference over a ball-game. 
 
 It is still remarkable that the Knights of Malta were so anxious not to lose the painter when he eventually arrived in the island, it speaks volumes of Caravaggio's manifest talents, while the connections the Tomassoni had in high places had meant that he could never again sleep quietly. It was not the authorities in Malta, or even in Rome that stood in the way of his pardon, but the vendetta of these malviventi.   Nearly a century ago the psychologIst Mariano Luigi Patrizi described Caravaggio as Un pittore criminale - ricostruzione psicologica  (1921) without actually exploring the psychological aspects of his case, merely perpetuating the myth of a violent man, which has become almost a caricature.We do not get any closer to understanding the difficult character that Caravaggio undoubtedly possessed by continuing the negative profile that these people inevitably underscored, for their own purposes. 
 
 Clovis Whitfield
 
v
30 / 7 / 2016                         Clovis Whitfield

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