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Numeri da record della casa d'Aste Wannenes; prosegue l'inchiesta di News-Art sul mercato dell'arte

Exploit di vendite e aggiudicazioni da record a livello mondiale; Guido Wannenes spiega i motivi di un successo tutt'altro che casuale e auspica una legislazione più snella per rilanciare e consolidare il mercato (pietro di loreto)


Potrebbe sorprendere, in un periodo difficoltà del mercato antiquario che dura ormai da vari anni, il clamoroso successo ottenuto in termini di vendite e fatturato, dalla giovane casa d'aste condotta da Guido Wannenes. E' un successo certificato dai dati ufficiali ma dovuto ad una notevole capacità organizzativa e operativa in tutti i settori merceologici, ad una perfetta sintonia con le tendenze del mercato e alla intelligenza nel saper trarre il massimo risultato dall'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche, come appare dall'intervista che pubblichiamo; insomma un mix di competenze e conoscenze che fanno della casa d'aste genovese una tra le più competitive anche a livello internazionale.

Dott. Wannenes la casa d’aste che prende il suo nome festeggia il suo quindicesimo compleanno con numeri da record (cfr Il Sole 24Ore , sabato 16/7/ 2106) per quanto riguarda il primo semestre dell’anno in corso; può spiegarci i motivi di questi risultati che appaiono piuttosto in controtendenza rispetto all’andamento del mercato d’arte?
 
1- Nel primo semestre 2016 Wannenes ha incrementato il suo fatturato del 102,2% rispetto allo stesso periodo del 2015, e registrato un aumento significativo delle percentuali di venduto per lotto (68,8% rispetto al 53% con un incremento del 29.8%) e per valore (149,7% rispetto al 99.4% con un aumento del 50,6%). I motivi di questo straordinario exploit sono da ricercarsi prima di tutto nella capacità e professionalità dei nostri team di esperti che ha saputo interpretare al meglio il gusto attuale del mercato presentando opere di importati collezioni private che si distinguessero per qualità, conservazione e provenienza. A questo bisogna aggiungere l'ottimo lavoro di comunicazione e promozione svolto dalla casa d'aste sia con i metodi tradizionali (pubblicità, cataloghi, mailing list) che con la piattaforma Wannenesplus che in pochi anni è cresciuta in maniera esponenziale accrescendo ulteriormente la visibilità globale delle nostre vendite. 
 
La stagione delle aste di pittura antica si è chiusa con le recenti aste tenutesi a Londra agli inizi di luglio; le chiedo: qual è la sua personale valutazione sull’andamento di questo segmento di mercato, cioè quello dei dipinti antichi; che idea si è fatto personalmente? A suo parere si notano segnali di ripresa? Oppure siamo ancora dentro la crisi che ormai dura da qualche anno ?
 
I dipinti antichi hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno anche in futuro il segmento più alto del mercato dell'arte antica. Non vedo quindi una crisi nel settore né una flessione, semplicemente la maggiore consapevolezza del mercato ha finito per ampliare la forbice tra le opere medie, che oggi hanno stime molto più abbordabili rispetto al passato, e i grandi capolavori che continuano invece a registrare veri e propri record price. Come testimonia la tavola di Neri di Bicci  “Tobia, San Raffaele Arcangelo e Santi”, che abbiamo proposto all'incanto lo scorso 1 giugno e che, con i suoi 806.000 euro, rappresenta il record mondiale per l'artista.
 
In particolare, per quanto concerne la sua casa d’aste i dati riportano un incremento di vendite per lotto pari a circa il 70%. Da cosa dipende? Forse da una particolare capacità nel reperire gli oggetti ?
 
La capacità di reperire le opere e costruire dei cataloghi che siano un’equilibrata sintesi delle molteplici esigenze del collezionista è sicuramente uno dei tratti distintivi di Wannenes fin dai suoi esordi. Come accennavo prima, tanto più dai nostri esperti è acuita l’attenzione nello scegliere dei lotti che possano intercettare l’interesse collezionistico, tanto più i risultati verranno di conseguenza.
 
La sua casa d’asta, come pure altre ed anche molte gallerie antiquarie, pone molta attenzione anche ad altre merceologie capaci di attrarre una clientela non tradizionalmente legata all’arte occidentale, mi riferisco in particolare a ceramiche, sculture ed oggettistica varia di provenienza cinese o in genere orientale; che risultati avete registrato ultimamente in questo campo? Superiori o inferiori a quelli che avete registrato o che registrate rispetto ai beni ‘tradizionali’?
 
L’Asian Art è stata in questi ultimi anni una grande protagonista del mercato internazionale, la nostra strategia per questo reparto è sempre stata più improntata sulla qualità che non sulla quantità e questo ha riscosso un grande successo come dimostra l’ultima asta di giugno dove abbiamo registrato una percentuale di venduto per valore del 312% e un interesse altissimo da parte di collezionisti e dealers internazionali.
 
Si dice tra gli addetti ai lavori che se le case d’asta reggono è perché possono valersi dei risultati che ottengono dalla vendita di arte contemporanea; non a caso sempre più numerose sono  anche le gallerie tradizionalmente legate al commercio di dipinti antichi che espongono autori contemporanei di grande richiamo; lei lo conferma? Si tratta di una tendenza transitoria secondo lei o di una realtà ormai consolidata ? Se le chiedessi di tracciare un consuntivo - per quanto le è possibile - degli esiti realizzati nell’ambito del dipinto antico rispetto al dipinto contemporaneo, dove penderebbe la bilancia?
 
Da almeno venticinque anni l’arte moderna e contemporanea è strettamente legata all’investimento economico finanziario che, come il mercato azionario, è soggetto a repentine variazioni. Dopo essere stato protagonista della grande bolla speculativa esplosa nel 2008, con il tracollo dei titoli subprime americani, questo comparto è tornato a essere trainante nell’intero sistema che governa il mercato dell’arte. Certo ci potranno essere altre fluttuazioni e alcune speculazioni su qualche artista ma non credo che il fenomeno sia transitorio. L'arte antica e l'arte contemporanea sono due pilastri fondamentali del nostro essere, la prima ci dice chi siamo e la seconda dove stiamo andando, non credo si possa prescindere da nessuna delle due.
 
Una conseguenza molto visibile della condizione di crisi che attraversa il mercato antiquario è la chiusura di botteghe storiche e il fatto che molti mercanti trasferiscono le loro attività all’estero. Quali sono a suo parere i motivi? E solo una questione di normative più favorevoli e di vantaggi fiscali?  Queste ‘fughe’ - diciamo così - non chiamano anche in causa invece una scarsa preparazione di coloro che se ne vanno? Una mancanza di creatività, di voglia di innovare, di rimettersi in gioco? Non rischia di divenire un banale luogo comune quello di dare sempre la colpa a qualcun altro quando le cose vanno male?
 
Il mercato antiquario ha conosciuto 50 anni di espansione e poi è arrivata una contrazione notevole che dura ormai da dieci anni, era quindi inevitabile, anche se doloroso, che questa contrazione portasse alla chiusura di molte attività dovuta peraltro spesso anche a motivi generazionali e non solo o non tanto di contingenza economica.
Altra cosa sono le gallerie che hanno aperto all'estero, nessuna di queste che io sappia lo ha fatto per motivi economici o per mancanza di creatività ma per un naturale sviluppo che porta chi raggiunge importanti risultati a volersi confrontare con una platea più ampia. Non si tratta quindi di fughe ma di scelte aziendali consapevoli volte ad ampliare i propri orizzonti professionali ed aumentare la propria competitività.
 
La sua esperienza sotto questo punto di vista qual è ? Mi riferisco alla capacità di adeguarsi e venire incontro alle esigenze del mercato, al saper rispondere ai gusti di una clientela non tradizionale, anche al saper sfruttare i supporti delle nuove tecnologie: se potesse anche qui tracciare un bilancio, cosa direbbe?  Come avete affrontato le nuove sfide che la crisi economica comportava? Quali problemi avete incontrato? Quali ancora pensa che dobbiate risolvere? L’avvento della tecnologia informatica può aiutare? Come dovrebbe essere sfruttato il web in questo senso?
 
Ogni azienda deve vivere nel suo tempo e cogliere appieno tutte le opportunità che ogni stagione può dare. Alla crisi di cui parlavamo prima ha fatto da contrappeso l'avvento del web che ha eliminato ogni confine tra la casa d'aste e i suoi clienti, permettendo a tutti gli operatori di darsi una dimensione globale. Da parte nostra abbiamo investito fin da subito sull'on line e continuiamo a farlo con convinzione ed entusiasmo alla luce anche dei continui risultati positivi che abbiamo avuto dal nostro sito, dalla piattaforma Wannenesplus e dalle due App dove è possibile navigare, sfogliare i cataloghi e partecipare alle aste. I problemi incontrati sono stati molti, dal ritardo congenito del nostro Paese in materia di nuove tecnologie ad una legislazione ancora farraginosa ma credo che il percorso iniziato continuerà a dare ottimi frutti.
Detto questo credo che la tecnologia debba essere uno strumento ma al centro debba sempre e comunque esserci l'arte.
 
Ci si lamenta - ed è una questione davvero di grande rilievo - della normativa farraginosa che esiste nel nostro paese in materia di esportazione di beni collegati al mercato dell’arte; lei cosa ne pensa? Se potesse dare un suggerimento ai politici, cosa suggerirebbe loro?
 
La legge del 1939 e le sue successive declinazioni sono servite a tutelare il nostro patrimonio e hanno rappresentato un giusto freno alla voracità dei collezionisti di tutto il mondo. Oggi però questa stessa legge mi pare sorpassata e fuori contesto, non credo che i politici abbiano bisogno di miei suggerimenti ma se potessi esprimere un desiderio vorrei uno Stato cui sia riconosciuto il diritto di prelazione su ogni opera d'arte ma che quello che non compra lo lascia uscire e non uno Stato che tutela il patrimonio a spese del proprietario come purtroppo accade oggi. Qualcosa si sta muovendo grazie all'interessamento di tutti i principali operatori italiani e alla professionalità dell'amico Giuseppe Calabi e credo che mai come questa volta siamo vicini a darci finalmente una legislazione più snella ed in linea con gli altri paesi europei.
 
Alla fine di un anno di attività piena d’impegni, quale può dire essere stato il ‘colpo’ più importante che avete portato a segno? O meglio, qual è stata la vostra più grande soddisfazione dal punto di vista delle aggiudicazioni? E dove invece vi aspettavate esiti che poi hanno deluso?
 
La vera soddisfazione è aver creato dal niente un'azienda che in pochi anni ha saputo imporsi come una delle principali realtà del settore riconosciuta e apprezzata in Italia e all'estero. Dal punto di vista delle aggiudicazioni questo ultimo semestre ha rappresentato un momento di apice visto che oltre al world record price per la tavola di Neri di Bicci, abbiamo registrato anche molte altre aggiudicazioni importanti tra cui spicca sicuramente la Collana in perle naturali venduta a 1.054.000 euro. La vendita che ricordo con maggiore orgoglio è stata però quella della pala di Lodovico Brea allo Stato italiano, quando siamo partiti con quel progetto nessuno avrebbe scommesso sulla sua riuscita, oggi la pala è una delle opere di punta della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola. Parimenti la delusione è vedere come i musei italiani non riescano a giocare un ruolo di primo piano come buyer all'interno del mercato dell'arte, rinunciando così ad opportunità irripetibili.
 
Infine, se dovesse suggerire ad un investitore che avesse denaro da spendere nel campo del mercato dell’arte, quale settore consiglierebbe di seguire e perché?
 
Credo che l'arte italiana sia ancora in larga misura sottostimata e possa rivelarsi un ottimo investimento nel medio periodo, in particolare il mercato dei prossimi anni riscoprirà l'arte rinascimentale portandola a livelli ancora più alti degli attuali. Più in generale, consiglierei di provare ad acquistare il meglio in ogni settore, chi ha avuto testa e mezzi per farlo non ha mai sbagliato.
3 / 8 / 2016      Pietro di Loreto
 
 

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