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Paola Barocchi nel Trigesimo della scomparsa; il ricordo sempre vivo della grande studiosa

Il 24 maggio moriva la grande studiosa fiorentina, un esempio per le giovani generazioni e per tutti gli storici dell'arte; il suo impegno culturale e civile nell'omaggio di una delle sue allieve (di Lucia Franchi Vicerè)


In ricordo di Paola Barocchi (1927-2016)

Svelare il passato, guardando al futuro

 
È passato un mese dalla scomparsa di Paola Barocchi (24 maggio 2016) e al dolore, per tutti noi che l’abbiamo conosciuta e le abbiamo voluto bene, segue la riflessione sulla sua figura di studiosa e di maestra, sugli insegnamenti che attraverso le sue lezioni, le sue ricerche, i suoi libri ha impartito durante tutta una vita. Ho avuto la fortuna e il privilegio di averla come guida durante gli anni del suo magistero presso la Scuola Normale di Pisa. Paola Barocchi è stata la prima donna a ricoprire un incarico di docenza presso un’istituzione tradizionalmente maschile, di cui fu a lungo vicedirettrice, e già questo indizio rivela il suo carattere determinato e anticipatore, la sua capacità di innovare, scardinando con silenziosa tenacia situazioni precostituite. In Normale, dove era stata chiamata nel 1968, dopo l’incarico presso l’Università di Lecce, insegnava Storia della Critica d’Arte e, quando si aggirava per gli ambienti della Scuola, esercitava sugli allievi un fascino magnetico: la porta del suo studio era sempre aperta per i giovani e intorno al lungo tavolo rettangolare di noce, pieno di libri, tesi, lettere e fotocopie, non era raro che le domande nate a lezione continuassero come seminari spontanei. Lei sedeva di solito nell’angolo estremo sinistro, vicino alla finestra, e da lì ascoltava attenta e con capacità maieutica guidava le nostre riflessioni, pronta a dispensare consigli e aiuti. Tutt’intorno le pareti dello studio erano coperte da alti scaffali pieni delle stampe rilegate dei microfilm di manoscritti o libri antichi, e i nomi di Vasari, Borghini, Baldinucci, Lanzi, Bossi, Cicognara, Soffici o Venturi divenivano presenze amiche. Le fonti prendevano vita sotto il suo sguardo indagatore, e come un abile investigatore, e grazie alla sua familiarità con l’ambiente dell’Accademia della Crusca, riusciva a “far parlare” i testi, svelando stratificazioni, ricostruendo intrecci e rinquadrando le parole nel loro contesto. Ma a Paola Barocchi non bastava mettere a nudo gli artifici e il sapere degli antichi maestri, voleva rendere tutti partecipi e consapevoli del gioco di incastri, una passione che era cominciata assai presto.
Dopo i primi scritti di critica figurativa con la tesi, poi pubblicata, su Rosso Fiorentino (1950), i saggi su Primaticcio (1951) e Vasari pittore e architetto (1956-58; 1964), le ricerche sul corpus dei disegni di Michelangelo e della sua scuola (1962-64), inizia il lavoro instancabile e certosino di riscoperta delle fonti storico-artistiche con la pubblicazione in tre volumi dei Trattati d’arte del Cinquecento. Fra Manierismo e Controriforma (1960-1962), che mettono a disposizione degli studiosi testi che allora, in un’era pre-internet, erano difficilmente fruibili. Da questa esperienza nascono così opere cardini, laboratori di storia della critica d’arte, come l’edizione della Vita di Michelangelo nelle redazioni del 1550 e del 1568 (1962), l’edizione del Carteggio di Michelangelo (1962-1983), i volumi degli Scritti d’arte del Cinquecento (1971-1977), e le monumentali Vite vasariane, con l’analisi comparativa sulle due edizioni, Torrentiniana (1550) e Giuntina (1568), di cui lei stessa compilerà gli indici lessicali e il commento (1966-1987). Uno studio appassionato, portato avanti con rigore metodologico, che nel corso degli anni si amplierà alla letteratura artistica sei-settecentesca, alle ricerche sul collezionismo mediceo-lorenese e la Galleria degli Uffizi, agli studi sulle raccolte del Museo del Bargello, intrecciandosi con le indagini sull’Antologia e il circolo Viesseux fino a spingersi alle Avanguardie del ‘900, e che verrà completato dalle preziose ristampe anastatiche, promosse da quel piccolo gioiello di casa editrice fiorentina che era la S.P.E.S. (Studio Per Edizioni Scelte), da lei creata negli anni Settanta proprio per far riemergere e divulgare libri rari o inediti. Sono questi gli anni in cui l’informatica muoveva i primi passi fuori dall’ambito strettamente scientifico ed è in questo contesto che, percependo le potenzialità del nuovo strumento digitale, nasce sotto la sua direzione, anticipando i tempi e stimolando nuovi modelli e metodi di ricerca, il Centro di elaborazione elettronica di dati e documenti storico-artistici divenuto poi (1991) il Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali (CRIBeCU) della Scuola Normale di Pisa, a cui si affiancheranno il Bollettino del Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali e la collana Strumenti e testi, edita in collaborazione con l'Accademia della Crusca. Il CRIBeCU è stato una fucina di tanti giovani storici dell’arte, ma anche un esempio fecondo di attiva collaborazione tra un centro di ricerca, Soprintendenze, Biblioteche e Archivi di Stato alla luce di quel “Piano organico di inventariazione, catalogazione ed elaborazione della carta del rischio dei beni culturali” che prevedeva la promozione in tempi rapidi di forme avanzate di censimento del patrimonio culturale italiano. Ma lo sguardo lungimirante di Paola Barocchi non si è fermato qui e nel 2000 intuendo le possibilità del web ha fondato, prima ancora che si sviluppassero i grandi archivi virtuali, l’Associazione, e ora Fondazione, Memofonte allo scopo di rendere fruibili on-line, come recita la home page del sito (http://www.memofonte.it/), “fonti testuali e figurative di non facile consultazione e reperibilità nell’ambito della storiografia artistica e della storia del collezionismo dal XV al XX secolo”. Un dono prezioso che mette oggi a disposizione del grande pubblico una miniera di documenti (trattati, guide, cataloghi, scritti d’artisti e carteggi), frutto delle sue instancabili indagini.
Nel 1991, per l'attività didattica e di ricerca e per il significativo ruolo svolto a livello internazionale nel campo dell'elaborazione e dell'applicazione di sistemi informatici, l’Accademia dei Lincei le ha conferito il premio Antonio Feltrinelli per la critica d'arte, a cui è seguita nel giugno del 2000 l’onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, consegnatale dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
A noi che possiamo oggi beneficiare della sua eredità il compito di proiettarla verso il futuro.
23 / 6 / 2016                                                                              Lucia Franchi Vicerè

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