Museo Abbazia di Montecassino, San Benedetto da Norcia

abbazia-di-montecassino oggi, veduta aereaSuccisa virescit. La storia della millenaria abbazia di Montecassino può in certo qual modo essere riassunta in queste parole. “Tagliato, ricresce” è infatti il motto che precede l’ingresso al museo del monastero benedettino anticipandone la storia, costituita nel corso dei secoli da antichi splendori e rovinose distruzioni.


Fondato nel 529 da san Benedetto da Norcia sull’antica acropoli di Casinum ove sorgevano templi dedicati ai culti pagani, il cenobio benedettino divenne immediato punto di riferimento religioso e culturale per i territori circostanti e non, grazie alla Regola lasciata alla comunità dal suo fondatore e alla sua strategica posizione al crocevia fra Roma e Napoli. Nel corso dei secoli l’attività del monastero si è sempre più intrecciata con la committenza illuminata degli Abati che ne hanno promosso il fiorire delle più svariate attività artistiche, dai grandi cicli di affreschi alle tele, dalle suppellettili liturgiche in oro e argento alla realizzazione di preziosi codici miniati.

Cattedra porphyretica, I secolo d_c_La ricerca di una bellezza estetica in grado di glorificare con dignità il culto religioso ha comportato il fluire di contaminazioni incessanti con il mondo orientale, soprattutto attraverso le maestranze islamiche e bizantine che a Montecassino hanno lasciato numerose tracce, ma anche con i principali centri culturali europei e dell’Italia meridionale.
Così, accanto ai portali bronzei fatti realizzare a Costantinopoli, trovano luogo le porcellane di Limoges, le raffinate produzioni dell’arte orafa longobarda o i pregiati paramenti sacri realizzati in Sicilia. Un palinsesto culturale che si è arricchito e sedimentato nel corso della sua storia plurisecolare e che le svariate distruzioni subìte non hanno impoverito.
Il primo attacco si ebbe nel 577 ad opera del duca longobardo Zotone da Benevento, cui seguì nell’883 l’assalto da parte dei Saraceni. Nel 1349 un rovinoso terremoto distrusse buona parte degli edifici mentre nel 1799 fu la volta del saccheggio da parte delle truppe napoleoniche. Ma è il Novecento a segnare la pagina più buia nella storia del cenobio, quando, il 15 febbraio del 1944, il complesso abbaziale venne interamente bombardato e ridotto in cenere. Da allora la travagliata e ininterrotta attività di ricostruzione ha portato oggi a godere di uno dei luoghi più celebrati per la sua memoria storica e identità religiosa.

cornice marmorea del portale bronzeo, ingresso principale basilica, 1066-1071Qui San Benedetto, Patrono d’Europa e della città di Cassino ha scritto il suo testamento religioso, fissato nella Regola ora et labora. E’ ancora in questi territori che nacque il primo vagito della lingua italiana, rappresentato dal Placito cassinese scritto nel marzo 960 in volgare e tutt’oggi conservato nel monastero.
In occasione delle celebrazioni del Santo Patrono del 21 marzo, il museo ha aperto al pubblico con una veste completamente rinnovata, in accordo con i moderni standard europei. Il visitatore è così parte attiva di un percorso che si snoda attorno ai tre piani espositivi, che comprendono l’insieme di un numeroso corpus di opere e spaziano dall’età archeologica a quella medievale, passando attraverso manoscritti, dipinti, frammenti pavimentali di età desideriana, arredi e paramenti liturgici, reliquie, opere del Rinascimento italiano oltre a maestranze provenienti dalla scuola pittorica napoletana del Seicento e Settecento.

Molti di questi capolavori furono preventivamente portati in salvo mesi prima del bombardamento del 1944 grazie alla prudente azione di papa Pio XII unitamente all’intervento degli allora Soprintendenti delle Antichità e Belle Arti. A loro il merito di aver salvato le opere durante il secondo conflitto mondiale, ricoverando tale inestimabile patrimonio in Vaticano.

Sandro Botticelli, Natività, 1480 caIl percorso espositivo del museo si apre con una mirabile Natività del Botticelli, donazione della Famiglia Masi di Montecatini, e prosegue fino ad arrivare alla sala dei Portali, fatti realizzare dall’abate Desiderio tra il 1066 e il 1071 in accordo con quello spirito culturale che fondeva insieme tradizione occidentale e bizantina.

Poco oltre vi è una pregevole raccolta dei bozzetti preparatori che anticipavano i grandi affreschi della basilica barocca, andati rovinosamente perduti durante il secondo conflitto mondiale e realizzati nell’ambito della scuola pittorica napoletana. Dalle tele si passa agli ambienti che conservano lo straordinario vanto dell’abbazia di Montecassino: codici miniati, libri d’ore e preziosi incunaboli testimoniano l’influenza esercitata dagli scriptoria nel panorama culturale italiano ed internazionale.

Dal Tesoro di san Benedetto, dove una polifonia di ori e argenti abbagliano il visitatore, si raggiunge quindi la Pinacoteca. Qui sono ospitate opere relative all’iconografia di San Benedetto e dei santi legati alla storia dell’Ordine. Il percorso inizia con un dipinto del Francia, dono del Pontefice Giovanni Paolo II nel 1979, e prosegue con la narrazione degli eventi legati alla vita del Santo Patrono, opera di Andrea Sabatini da Salerno, artista formatosi a Salerno e Napoli alla fine del Quattrocento, ma fortemente influenzato dalla pittura umbra di Perugino e Raffaello.

corale miniato del Boccardi XVI secoloChiude il percorso l’ala archeologica, dove sono esposti reperti ritrovati intorno all’area dove sorgeva in origine il tempio pagano dedicato a Giove. Fibule, vasi fittili VI secolo a.C. oltre a capitelli, statue muliebri e la straordinaria Sedia porphyretica del I secolo d.C. testimoniano la varietà degli stili e motivi decorativi confluiti sull’area di Montecassino.

Quello che senza dubbio avrà acquisito il visitatore al termine della sua esperienza estetica è la presa di coscienza di un luogo depositario di una cultura millenaria che viene tramandata sugli echi della storia e s’incardina necessariamente nelle vicende del territorio del basso Lazio. Una zona ove sono confluite le più svariate influenze artistiche, politiche e culturali, impossibili da disgiungere se si è alla ricerca di una comprensione globale di quel genius loci che ha nella comunità religiosa benedettina il suo fulcro di tradizioni e da essa ha saputo risollevarsi nel secondo dopoguerra per poter trasmettere ancora ai posteri la sua storia millenaria.
Elena Gradini, 25/03/2015

 

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