Irascibles_1950_Nina_Leen_Time_Life_Pictures_Getty_ImagesAl Palazzo Reale di Milano è di scena la Scuola di New York. La mostra raccoglie una selezione di opere degli espressionisti astratti, tutte conservate presso il Whitney Museum, offrendo una discreta rappresentazione di quegli orientamenti stilistici che divennero un vero e proprio marchio della cultura artistica americana verso la metà del secolo scorso.

La provenienza da un’unica collezione, sia pure importante, pone naturalmente dei limiti alla panoramica presentata. Il fenomeno del resto fu molto complesso sul piano intellettuale e piuttosto variegato anche per quanto riguarda le opzioni formali: risulta quindi, in ogni caso, difficilmente sintetizzabile in termini del tutto soddisfacenti. Il progetto milanese, nondimeno, restituisce uno spaccato tutto sommato sufficiente per cogliere almeno le linee essenziali del gruppo, prospettando un saggio sommario delle differenti tendenze stilistiche dei suoi protagonisti.

L’esposizione, in ogni modo, documenta l’illuminata politica di acquisizioni del museo newyorkese. Il Whitney in effetti, fondato nel 1930, fu molto sollecito a registrare le prospettive più aggiornate dell’arte a stelle e strisce: era del resto nel suo statuto l’obiettivo di promuovere l’avanguardia statunitense, al di là delle mode e di ciò che veniva esplicitamente celebrato dal mondo dell’arte. 

Pollock_Jackson_Number 27, 1950_© Jackson Pollock by SIAE 2013_© Whitney Museum of American ArtLa mostra riunisce tutti gli esponenti maggiori della “scuola” newyorkese, riservando lo spazio più cospicuo alla produzione di Jackson Pollock, considerato – come di norma – il capofila della grande stagione vissuta dall’arte americana a cavallo degli anni Cinquanta. Sette opere su carta, scalate dall’inizio del quarto decennio, consentono un’inquadratura sull’evoluzione delle sue propensioni stilistiche, registrando il passaggio dalle atmosfere ancora surrealiste (dominanti negli U.S.A. ai suoi esordi) alla maniera più matura, coincidente con il sistematico impiego dello “sgocciolamento” del colore sulle tele poste a terra. Espressione emblematica della tecnica del “dripping” è l’unica opera di grandi dimensioni esposta: si tratta di Number 27, 1950, che esibisce alcune delle qualità salienti della “pittura d’azione”, come ebbe a definirla Harold Rosenberg, uno dei critici cui si deve (almeno in parte) il successo degli artisti newyorkesi.

La tela è realizzata, infatti, secondo la procedura che Pollock mise a punto a partire dalla fine degli anni Quaranta e che divenne ben presto il suo tratto più riconoscibile: lo spazio della pittura è così concepito – per usare ancora la fortunatissima espressione di Rosenberg (che però, va detto, aveva in mente piuttosto De Kooning che Pollock) – non come il luogo della riproduzione del mondo esterno, bensì come una “arena” in cui l’artista crea “un evento”, che nel caso di Pollock avviene attraverso la pioggia di colori distribuiti mediante gesti veloci e frenetici (i riferimenti a Rosenberg sono naturalmente relativi al suo testo The American Action Painters [1952], più volte pubblicato in italiano. Se ne veda, ad esempio, l’edizione curata, tradotta e introdotta da Marco Cianchi, in H. Rosenberg, Action Painting. Scritti sulla pittura d’azione, Firenze 2006, pp. 51-65).

Hofmann_Hans_Orchestral Dominance in Yellow, 1954_© Hans Hofmann by SIAE 2013_© Whitney Museum of AmericanAttorno alle opere di Jack the Dripper – come fu presto soprannominato Pollock, con indovinato gioco di parole che rimanda ovviamente a Jack the Ripper (lo squartatore) – l’allestimento di Palazzo Reale dà un saggio della poetica degli altri artisti che condivisero le sorti dell’avanguardia di New York. Hans Hofmann, il pittore di origine tedesca che Clement Greenberg considerava «l’insegnante d’arte più importante» del tempo, è presente con due tele del 1954 (Fantasia in Blue e Orchestral Dominance in Yellow). Hofmann esercitò certamente una grande influenza sui più giovani colleghi, anticipando di qualche tempo, tra l’altro, l’uso di spruzzare il colore sul supporto.

Rothko_Mark_Untitled (Blue, Yellow, Green on Red)_1954_© Whitney Museum of American Art_© Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko by SIAE 2013Due opere sono chiamate a rappresentare anche l’attività di Mark Rothko: entrambe Untitled, rispettivamente del 1953 e del 1954, esse esibiscono le campiture larghe e assai poco “action” dell’artista, tipiche della sua fase classica, quando provvide a disciplinare le macchie di colore disposte in modo asistematico della serie dei Multiforms degli anni Quaranta nelle rigorose composizioni a bande orizzontali del decennio successivo.

De Kooning_Willem_Door to the River, 1960_© The Willem de Kooning Foundation by SIAE 2013_© Whitney Museum of American ArtLa produzione di Willem de Kooning è invece raccontata attraverso una coppia di lavori su carta, cui si aggiungono i più significativi (e piuttosto tardi) Door to the River (1960) e Woman Accabonac (1966), che ben riassumono i tratti caratteristici dell’espressionismo astratto, sebbene realizzati in un periodo in cui iniziavano ad imporsi tendenze artistiche fredde e geometriche. Door to the River, in particolare, permette di percepire nitidamente il senso dell’azione del pennello, lasciando immaginare il gesto vitalistico e vigoroso che le ha prodotte.

Newman_Barnett_The Promise, 1949_© Barnett Newman by SIAE 2013_© Whitney Museum of American ArtLe soluzioni di Barnett Newman, invece, di certo uno dei meno allineati rispetto al “gestualismo” dei colleghi, sono compendiate da The Promise (1949). La tela, eseguita nel momento di massimo splendore della pittura d’azione, rappresenta ottimamente, in effetti, l’alterità di Newman: vi campeggiano le sottili linee verticali caratterizzanti la peculiare semplificazione perseguita dall’artista mediante le celebri “zip” colorate che attraversano campi cromatici uniformi. Accanto ad essa, sono presenti a Milano un Senza titolo su carta del 1946 e una litografia del 1961, che propongono la stessa cifra distintiva.

Ben quattro dipinti invece (tre su carta), tutti compresi tra il 1955 e il 1960, costituiscono l’affaccio sulla maniera di Franz Kline, fatta, nella sua configurazione più tipica, di pennellate larghe e nere su sfondo bianco, anch’esse deputate a registrare il nervoso movimento della mano, come il tracciato di un sismografo. Fra tutti spicca Mahoning (1956), in cui le componenti della maturità stilistica di Kline emergono in modo flagrante, accentuando gli spigoli dei segni impressi sulla tela.

Reinhardt_Ad_Number 18 - 1948-49_© Ad Reinhardt by SIAE 2013_© Whitney Museum of American Artl trittico di quadri di Ad Reinhardt, invece, costituisce probabilmente la migliore esemplificazione dei mutamenti stilistici avvenuti nella pittura americana tra il quinto e il settimo decennio del Novecento: il piccolo nucleo di dipinti di Reinhardt, infatti, rende chiarissima la transizione dai biomorfismi ancora legati alla tradizione surrealista, qui evidenti in Number 18 (1948-1949), all’estrema sobrietà geometrica di quella che si suole definire “astrazione postpittorica”. Reinhardt_Abstract Painting_Red_1952_Whitney Museum of American Art_© 2009 Estate of Ad Reinhardt_Artists Rights Society (ARS)_New YorkAbstract Painting, Red (1952) e Number 17 (1953), lontanissimi dalle formule degli automatismi espressivi à la Pollock, incarnano un’idea di pittura composta esclusivamente dalla combinazione di griglie e monocromi, vale a dire i due elementi paradigmatici dell’astrazione “analitica”, che ha in Mondrian e Malevic due fra i suoi maggiori protagonisti. Nella coppia di lavori dei primi anni Cinquanta si scorge, insomma, il principio che informerà almeno parte dei minimalismi successivi, che più o meno a ragione riconobbero in Reinhardt un precursore.

Di Robert Motherwell, altro personaggio di primo piano nella cultura artistica della Grande Mela, sono presenti The Red Skirt (dalla serie Personages, 1947) che contiene ancora pochi tratti figurativi, e N.R.F. Collage, Number 1 (1959), che mostra invece i modi segnico-gestuali più comunemente associati alle tendenze della New York School.

Un paio di olî, inoltre, restituiscono sommariamente il senso del lavoro di William Baziotes, che mantenne viva la memoria delle suggestioni surrealiste ancora nel pieno degli anni Cinquanta, come dimostra The Beach (1955), accostato al precedente The Mannequins (1946); e due sono anche i dipinti di Sam FrancisSenza titolo (1956) e Abstraction (1959) – che illustrano icasticamente le caratteristiche colature di colori accesi su un supporto lasciato ampiamente “a vista”.

Gottlieb_Adolph _The Crest_1959_© Adolph and Esther Gottlieb Foundation by SIAE 2013_© Whitney Museum of American ArtUn dipinto per ciascuno, infine, rappresenta lo stile di Mark Tobey, Bradley Walker Tomlin, Adolph Gottlieb, Jack Tworkov, Arshile Gorky, Clyfford Still, James Brooks, Lee Krasner, Hedda Sterne, Morris Louis, Philip Guston, Richard Pousette-Dart, Alfonso Ossorio, Theodoros Stamos, Helen Frankenthaler.

Smith_Hudson River Landscape, 1951_© David Smith by SIAE 2013_© Photography by Jerry L_ ThompsonL’espressionismo astratto non ebbe grande applicazione nel mondo della scultura. L’eccezione è costituita dall’impegno di David Smith, presente a Milano con Hudson River Landscape (1951), una delle sue creazioni più note: l’opera attesta il virtuosismo dell’autore nel forgiare il metallo e le possibilità espressive del suo segno scultoreo, capace di creare suggestive calligrafie nello spazio.  

Still_Clyfford_Untitled, 1945_© Estate Clyfford Still_© Whitney Museum of American ArtLa mostra è accompagnata da un catalogo che non aggiunge molto alla sterminata letteratura prodotta sulla Scuola di New York. Il volume è privo di schede critiche dedicate alle opere esposte e non è corredato neppure da una bibliografia generale. Si compone di tre soli saggi. Il primo, di Luca Beatrice (Irascibili & Hipster), inquadra il fenomeno della “scuola” nel contesto sociale americano degli anni d’oro del gruppo, allargando lo sguardo fino a tracciare paralleli – peraltro ormai ossificati – con la contemporanea produzione letteraria (Beat Generation), cinematografica (James Dean, artista “maledetto” come Pollock) e musicale (il Jazz). Segue un contributo di David Anfam dedicato ai modi in cui gli Irascibili esprimevano la propria identità attraverso la pittura. Il tema, delicatissimo sotto il profilo epistemologico generale (cos’è e come si rileva l’identità a partire dalle opere pittoriche? Come si deve trattare il problema dell’espressione del sé nell’arte?) è però affrontato attraverso una prospettiva discutibile, che meriterebbe un esame dettagliato (da rinviare per il momento ad altra occasione). Chiude la sezione degli interventi critici un saggio di Jane Panetta, che esamina la storia della collezione degli espressionisti astratti nel Whitney Museum, istituzione che ha profuso grande impegno nella promozione del gruppo.

Peccato, insomma, che il catalogo non affronti in maniera più sistematica uno degli snodi essenziali della storia dell’arte del secondo dopoguerra, che tanto peso ha avuto anche sull’evoluzione della disciplina scientifica, costituendo il terreno di dibattito tra personalità di spicco come i citati Greenberg e Rosenberg, cui si devono aggiungere Meyer Schapiro, Leo Steinberg, Michael Fried e Rosalind Krauss, per non menzionare che i più universalmente conosciuti.

L’esposizione di Palazzo Reale, comunque, fornisce la ghiotta opportunità di studiare una buona porzione delle raccolte del Whitney Museum, consentendo, specie ai non addetti ai lavori, di farsi un’idea su un episodio storico ricchissimo di implicazioni, capace come pochi altri di modellare l’immaginario collettivo a proposito dell’arte contemporanea.
   Francesco Sorce, 4/10/2013

  

Motherwell_Robert_N_R_F_ Collage_Number 1_1959_© Dedalus Foundation Inc_ by SIAE 2013_© Whitney Museum of American ArtPOLLOCK E GLI IRASCIBILI
La scuola di New York

a cura di Carter E. Foster
con la collaborazione di Luca Beatrice

Palazzo Reale, Milano
24 settembre 2013 – 16 febbraio 2014

Orari
lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Info e prenotazioni
www.mostrapollock.it
www.comune.milano.it/palazzoreale
www.ticket.it/pollock tel. 02 54913

Ingresso
Ingresso singolo intero € 11,00 audioguida gratuita
Ingresso singolo ridotto € 9,50 audioguida gratuita*
    *sono previste riduzioni per molte categorie di visitatori

Catalogo
24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE
prezzo 34 € in mostra; 39 € in libreria




Didascalie delle immagini
1. Nina Leen, November 24, 1950 (The irascibles), Time Life Pictures/Getty Images
2. Jackson Pollock, Number 27, 1950, Olio, smalto e pittura di alluminio su tela, 124,6 x 269,4 cm, © Jackson Pollock by SIAE 2013,
    © Whitney Museum of American Art
3. Hans Hofmann, Orchestral Dominance in Yellow, 1954, Olio su tela, 122,2 x 152,7 cm, © Hans Hofmann by SIAE 2013,
    © Whitney Museum of American
4. Mark Rothko, Untitled (Blue, Yellow, Green on Red),  1954, Olio su tela, 197,5 x 166,4 cm, © Whitney Museum of American Art,
    © Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko by SIAE 2013
5. Willem de Kooning, Door to the River, 1960, Olio su tela, 203,5 x 178,1 cm, © The Willem de Kooning Foundation by SIAE 2013,
    © Whitney Museum of American Art
6. Barnett Newman, The Promise, 1949, Olio su tela, 130,8 x 173 cm, © Barnett Newman by SIAE 2013, © Whitney Museum of  American Art
7. Ad Reinhardt, Number 18 - 1948-49, 1948-1949, Olio su lino, 102,2 x 152,1 cm, © Ad Reinhardt by SIAE 2013, © Whitney Museum of American Art
8. Ad Reinhardt, Abstract Painting, Red, 1952. olio su tela, 76.5 × 38 cm, Whitney Museum of American Art, New York;
    © 2009 Estate of Ad Reinhardt / Artists Rights Society (ARS), New York
9. Adolph Gottlieb, The Crest, 1959, Olio su tela, 274,96 x  203,84 cm, © Adolph and Esther Gottlieb Foundation by SIAE 2013
    © Whitney Museum of American Art
10. David Smith, Hudson River Landscape, 1951, Acciaio saldato dipinto e acciaio inossidabile, 126,8 x 187,3 x 42,1 cm,
    © David Smith by SIAE 2013, © Photography by Jerry L. Thompson
11. Clyfford Still, Untitled, 1945, Olio su tela, 108 x 85,7 cm, © Estate Clyfford Still, © Whitney Museum of American Art
12. Robert Motherwell, N.R.F. Collage, Number 1, 1959, Olio e collage su carta, 73 x 57,9 cm,
    © Dedalus Foundation Inc. by SIAE 2013, © Whitney Museum of American Art